Napoli, la lezione del “caso” Verdi. I pro e i contro della scelta del calciatore

Pubblicato il autore: teros Segui


Dopo una settimana di tentennamenti, conferme e smentite, Simone Verdi ha definitivamente rifiutato il trasferimento al Napoli, preferendo la certezza e la tranquillità di Bologna alla pirotecnica, ma caotica realtà della città partenopea. La scelta del calciatore ha determinato uno stravolgimento delle dinamiche di mercato del club di De Laurentiis, costretto ora a virare in extremis su altri obiettivi, reputati comunque secondari rispetto alla punta del Bologna, che la società ed il tecnico avevano individuato come assoluta priorità per potenziare l’organico della formazione azzurra.

La decisione di Verdi, al netto delle motivazioni umane e professionali che l’abbiano indotto a rinunciare alle offerte del Napoli, va comunque rispettata e vanno senz’altro stigmatizzati i commenti beceri ed offensivi che sono piovuti dai “social” sul giocatore, reo di un presunto tradimento ai danni della tifoseria di Fuorigrotta.
La vicenda va, tuttavia, analizzata nelle sue possibili implicazioni, perchè possa costituire, comunque, un ‘utile lezione per le parti in causa ( società e calciatore ) che, a mio avviso,escono entrambe sconfitte per le valutazioni inopportune che hanno indotto i rispettivi comportamenti.

Verdi ha dichiarato ufficialmente di aver preferito rimanere a Bologna per poter proseguire un percorso di crescita professionale , almeno fino al termine della stagione e, implicitamente, per salvaguardare la stabilità della sua vita affettiva, maggiormente garantita dalla permanenza nella città felsinea.
Tuttavia, non è improbabile che alla base delle argomentazioni del calciatore possano esserci anche ulteriori motivazioni, che proviamo ad ipotizzare e a confutare.
In “primis”, ci sarebbe la preoccupazione di non trovare adeguato spazio in una squadra che recita uno spartito a memoria, quasi sempre con gli stessi protagonisti, con il rischio di ritrovarsi ai margini della formazione titolare, a disputare solo qualche sporadico spezzone di partita, a similitudine di quanto avvenuto a Pavoletti, prelevato dal Genoa proprio nella scorsa sessione invernale di mercato.

Ma l’alibi risulta poco credibile se è vero che il club partenopeo e lo stesso tecnico  ( che ben ne conosce le caratteristiche tecniche per averlo già allenato)hanno fortemente insistito per convincere il calciatore ad accettare il trasferimento proprio perchè avevano individuato in lui  il profilo giusto, in termini di duttilità tattica, per poter ricoprire tutti i ruoli del reparto offensivo ed affiancare da contitolare i vari Insigne, Mertens e Callejon, spesso impiegati senza soluzione di continuità per assenza di soluzioni alternative di pari spessore qualitatitvo.
Peraltro, in una stagione ancora lunga, in cui il Napoli, oltre agli impegni di campionato è ancora in corsa per la conquista dell’Europa League, Verdi avrebbe trovato comunque diverse opportunità per mettersi in mostra.
Nè può costituire una comprensibile giustificazione non dichiarata l’eventuale difficoltà di ambientamento nel capoluogo campano, teatro di un palcoscenico straordinario quanto turbolento, perchè, comunque, i calciatori dovunque vivono da privilegiati una realtà ovattata, ben distante dai problemi della vita quotidiana e, per di più, proprio a Napoli, i giocatori azzurri sono elevati al rango di semidei.

Nè si può escludere del tutto, come sostengono alcune fonti, che dietro la volontà del calciatore ci sia, comunque, l’interesse di un altro club ( Inter ), la cui sede costituirebbe una destinazione più gradita per il giocatore.
In ogni caso, la scelta di Verdi, per quanto rispettabile, appare discutibile sotto diversi aspetti.
Il calciatore è giovane, ma non giovanissimo (compirà 26 anni ) e solo nell’ultimo anno ha offerto un rendimento meritevole di attenzione, mentre i trascorsi precedenti non avevano mai evidenziato le stigmate del campione.
Il rifiuto di approdare in una piazza calcistica d’elite, in una squadra attualmente al vertice della classifica potrebbe denotare una certa fragilità caratteriale ed un limite di personalità, il timore di non sentirsi all’altezza di un contesto cosi’ impegnativo.

Ma la maturazione e la crescita professionale di un calciatore passa anche per queste esperienze : respirare l’aria dello stesso spogliatoio di compagni di squadra più famosi, già osannati come fuoriclasse; vivere la vigilia e l’adrenalina di uno scontro al vertice; affrontare il timore, ma anche  l’esaltazione di uno stadio gremito che urla il tuo nome. Da ultimo, la considerazione che certe occasioni andrebbero colte a volo , perchè il calcio è avvolto da un alone di imponderabilità e quel treno, per Simone Verdi, potrebbe anche non ripassare mai più.

Ma , alla fine della vicenda, esce sconfitta, in termini di serietà e di credibilità, anche la società di De Laurentiis, tenuta in scacco per oltre una settimana dal giocatore del Bologna ( che, con tutto il rispetto, non mi pare equiparabile a Messi o Cristiano Ronaldo), come se gli esiti della stagione in corso dipendessero esclusivamente dal trasferimento di Verdi. Il club, a mio parere, oltre ad evitare di sbandierare ai quattro venti la trattativa come obiettivo prioritario per diverse settimane, doveva assumere nei confronti del calciatore un atteggiamento più fermo e perentorio, pretendendo una risposta definitiva in tempi brevi, per reindirizzare tempestivamente le attenzioni di mercato su altre scelte, superando inutili e dannosi temporeggiamenti, con la conseguenza, magari, di provocare irritazione nei calciatori individuati come possibili ulteriori obiettivi azzurri, già degradati in partenza al rango di seconde scelte.

Ma, al di là delle considerazioni retrospettive,la storia ha ormai avuto un epilogo noto a tutti e sarà solo il tempo
a stabilire i torti e le ragioni, a decretare se “la lezione” di esperienza abbia fornito elementi e spunti di riflessione autocritica a entrambi i protagonisti .

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