Ibrahimovic alla conquista dell’America, con un solo rimpianto: la Champions League

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
MADRID, SPAIN - APRIL 27: UEFA Champions League trophy is seen ahead of the UEFA Champions League semi final first leg match between Club Atletico de Madrid and FC Bayern Muenchen at Vincente Calderon on April 27, 2016 in Madrid, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

(Photo by David Ramos/Getty Images© scelta da SuperNews )

Ibrahimovic, addio all’Europa senza Champions League. 37 anni da compiere il prossimo 3 ottobre e ancora tanta voglia di giocare a calcio. Non nella vecchia Europa però. Zlatan Ibrahimovic non è più un giocatore del Manchester United, presto lo sarà dei Los Angeles Galaxy. Un amore mai sbocciato per davvero quello con i Red Devils, con cui comunque ha vinto tre trofei. Anche uno internazionale, l‘Europa League. Ibrahimovic però non ha vinto da protagonista quell’alloro, perché infortunato. Una sorta di maledizione quella che ha accompagnato la carriera dello svedese nelle coppe europee. Ibra ha giocato con Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint Germain e Manchester United, ma senza mai riuscire a vincere la Champions League. Una macchia in una carriera che resta straordinaria. Tanti titoli nazionali, tantissimi gol e giocate pazzesche. Questo è stato l’Ibrahimovic ammirato negli ultimi 20 anni di calcio.

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Un addio annunciato, quello con il Manchester United. Il faticoso rientro dopo il grave infortunio dello scorso campionato, un nuovo stop e il rapporto con Mourinho che non era più quello che i due avevano all‘Inter. Il periodo in nerazzurro forse è stato il migliore della carriera di Ibrahimovic. Poi la partenza per Barcellona, proprio nell’anno in cui Zanetti e compagni realizzavano il triplete. Il ritorno in Italia, al Milan. Scudetto anche in rossonero, mentre Messi alzava un’altra Champions League. Due anni in rossonero prima dell’avventura parigina. Neanche all’ombra della Tour Eiffel c’è stata la soddisfazione di alzare la coppa dalle grandi orecchie. Forse era destino.

Ibrahimovic,  il campione che voleva essere più forte di Messi

Guardiola, è stato lui il più grande nemico della carriera di Ibrahimovic. Lo svedese non manca mai di ricordare il pessimo rapporto avuto con l’allenatore catalano. Una sola stagione al Barcellona, sufficiente per capire che la sua coesistenza con Messi non era possibile. Ibra è un accentratore, uno a cui piace avere il peso della squadra sulle spalle. Un pregio, ma al contempo un limite. Spesso si è parlato di un Ibrahimovic che si eclissava nelle partite decisive, soprattutto in Champions League.

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La verità forse è stata un’altra. Ibrahimovic, come tutti i grandi campioni, vuole giocare sempre. Il suo calcio è fatto di grande tecnica, ma anche di forza fisica. Botte con i difensori, date e prese. Questo grande dispendio di energie veniva poi pagato dallo svedese nel momento decisivo della stagione. Messi parte da lontano, defilato. L’argentino gioca poco spalle alla porta, subendo molto meno contatti rispetto al gigante svedese. In Italia spesso Ibrahimovic ha fatto grandi gironi di andata, per poi calare nel ritorno. Inevitabile per il suo modo di giocare. La personalità non gli è mai mancata, anzi. Il suo carattere l’ha portato spesso a scontrarsi per con compagni e allenatori. Con gli anni ha lievemente smussato gli angoli più puntuti del suo carattere. Ora se ne va negli Stati Uniti, nella terra delle stelle. A Los Angeles avrà tutto quello che si desidera, ma forse gli mancherà la pressione della vecchia Europa. 37 anni, non è ancora il momento di fermarsi. Zlatan, il Colombo del calcio alla conquista dell’America.

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