Fiorentina tra due fuochi: puntare Milik o fidarsi di Vlahovic?

Pubblicato il autore: Marco Morgano Segui

GROSSA OCCASIONE DELLA VIOLA PER MILIK, IN USCITA DAL NAPOLI, MA VLAHOVIC PUÒ MERITARE LA FIDUCIA – Se soltanto un semestre fa al nome della Fiorentina si fosse accostato a quello del bomber mitteleuropeo Arkadiusz Milik, in pochi avrebbero dato credito alla notizia. Oggi invece, con il n° 99 fuori dai ranghi partenopei e la Viola alla ricerca di un realizzatore continuo, l’improbabile trasferimento sembra decisamente più vicino al materializzarsi. L’attaccante, classe ’94 e nativo di Tychy, vuole strappare un pass per affiancare Robert Lewandowski, il miglior giocatore dell’anno, alla rassegna di Euro 2021.
Per la società di Commisso la concorrenza, già solo in Italia, sarebbe certamente molto folta. Infatti, nella prossima settimana il profilo di Milik sarà valutato da club come Inter e Juventus, rispettivamente per concedersi un vice-Lukaku e un vice-Morata di alta qualità. La richiesta economica di ADL, dal momento che il giocatore è in scadenza e nemmeno tesserato, si aggira attorno ai 16 mln di euro ma potrebbe persino abbassarsi. Dunque, nonostante in passato a Napoli si prospettassero ingenti plusvalenze, gli azzurri incasseranno, alla meglio, la metà esatta di quanto sborsarono quattro estati fa per prelevarlo dall’Ajax.

Gli anni a Napoli: tanti infortuni ma ottime doti

Milik in quelli che ormai furono i suoi tempi in Campania è stato vittima di un vero e proprio maleficio sul piano fisico. Questo dal momento che il suo nome è stato registrato tra quello degli indisponibili per ben 355 giorni, in pratica un anno intero effettivo mancato. Nonostante questo pesante fattore ha, a più riprese, dimostrato al pubblico partenopeo ed italiano di possedere formidabili doti, non soltanto da cannoniere d’area di rigore ma anche tecniche e di visione.
L’ex lanciere con la maglia partenopea ha siglato, in Serie A, una rete ogni 135 minuti disputati ma alla base di questa brillante statistica ci sono le 40 volte occasioni nelle quali, il polacco, ha messo piede in campo a partita in corso, siglando all’occorrenza diverse reti-lampo. Sono anche molto buoni i suoi numeri di Champions, competizione nella quale ha realizzato, in media, una marcatura ogni due gare con la casacca del Napoli. Una grande pecca di Arek, però, è configurata dal non essere mai stato in grado di scalzare nessun elemento del famigerato trio “dei piccoletti”, MertensInsigneCallejon, dall’11 titolare sia di Sarri prima che di Ancelotti e Gattuso poi.

Milik Fiorentina. Ma Vlahovic risponde presente

Per chi non se ne fosse accorto, la Fiorentina, settimana scorsa ha fatto registrare una vittoria epocale rifilando 3 reti ai rivali storici della Vecchia Signora, battuti nell’impianto di Venaria Reale, in campionato, appena 7 volte in 8 anni e mai con un passivo così pesante.
La prima rete, quella a tutti gli effetti decisiva, è stata siglata al terzo minuto di gioco da Dusan Vlahovic che, dopo una partenza impeccabile, sul filo dell’off-side, ha bruciato i difensori bianconeri per poi freddare Szczesny con un sapiente tocco sotto.
Insomma, a giudicare dal match con la Juventus, alla Fiorentina parrebbe non mancare un titolare d’attacco di alto livello che goda di una buona intesa col genio Ribery. Eppure, il classe 2000 serbo, è un giocatore sul quale, complice un’elevata discontinuità e qualche peccato di gioventù, il club Viola non sembra investire con il dovuto riguardo. Vlahovic, strappato proprio alla Juventus quando ancora era minorenne, è a tutti gli effetti una punta centrale ma può agire, talvolta, da esterno d’attacco. Il nativo di Belgrado è un giocatore che, almeno potenzialmente, si avvicina alla completezza assoluta dal momento che unisce i suoi 190 cm ad un’accelerazione poderosa mixando tutto ciò ad uno spiccato fiuto del gol, buone capacità con il piede debole e ottime doti nella protezione palla e nel lavoro in fase di non-possesso. Prandelli dovrà dunque capire se sia più vantaggioso sfruttare il, per ora apparente, ritorno in corsa di Vlahovic, rivalutando eventualmente anche Kouame e Cutrone per il ruolo di vice, piuttosto che richiedere alla dirigenza profili più “ingombranti”, come Arek Milik o, il pluri-nominato, Felipe Caicedo.

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