Giro d’Italia 2018, Yates in rosa per un finale pirotecnico

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

Foto Giro D’Italia – Pagina Facebook ufficiale

Doveva essere la rivoluzione, ma alla fine tutto (o quasi) è rimasto immutato. I 34.2 km a cronometro da Trento a Rovereto a cui tanto si aggrappava Tom Dumoulin non sono infatti bastati all’olandese per ribaltare la classifica generale e sfilare la Maglia Rosa a Simon Yates, ancora saldamente in testa con 56 secondi di vantaggio sul capitano della Sunweb: l’atteggiamento offensivo tenuto nelle prime due settimane dal britannico, che temeva proprio la prova contro il tempo, alla fine si è rivelato vincente consentendogli ora, a spavento superato, di guardare tutti dall’alto verso il basso e tirare un sospiro di sollievo.
Che poi, a pensarci, quello visto ieri è stato un risultato nemmeno troppo a sorpresa e pronosticabile alla vigilia, visto il livello di condizione fisica e i precedenti storici a cronometro di Yates, che comunque ha dovuto dare tutto e di più per ridurre il gap da Dumoulin in una specialità non propriamente nelle sue corde.
“In the last 10 kms I was really dying, I was à bloc”, ha ammesso nelle consuete interviste ai microfoni della Rai nel dopo tappa, interrompendo più volte la frase per riprendere fiato. “Negli ultimi 10 km stavo davvero morendo, ero a tutta”.

Dall’altra parte, invece, la risposta dell’olandese è laconica:“Yates is just too strong for me, but I’m not giving up”, “Yates è troppo forte per me, ma non mi arrendo”. Parole di delusione quelle di Dumoulin, forse anche di rassegnazione dopo un risultato che lo stesso vincitore dell’ultimo Giro d’Italia ha definito sottotono. Probabilmente avrebbe sperato di emulare la prova di Rohan Dennis, una locomotiva sfrecciata a 51.3 km/h (!) per chiudere lo sforzo in 40 minuti tondi tondi, come se tutto fosse stato pianificato a tavolino. L’australiano si ritrova così in sesta posizione e con una vittoria di tappa in tasca, non male per uno che ha appena iniziato a trasformarsi da cronoman a corridore da grandi corse a tappe.

Continuando, un altro che ieri ha è andato a tutta (parole sue)  è stato Chris Froome. Il britannico è sembrato molto contento del risultato grazie al quale è tornato prepotentemente nelle zone alte della classifica, eppure l’impressione è quella che da lui, così come da Dumoulin, ci si sarebbe potuti attendere una prova ancora migliore. Anche perché, sfogliando l’ordine di arrivo, non si deve scorrere poi troppo per trovare il nome di Fabio Aru: il sardo della UAE pare esser rinato dopo la debacle di domenica, volando in una disciplina in cui aveva sempre faticato, compreso a Gerusalemme. Alla fine poco importa dei 20″ di penalità inflitti per scia prolungata, perché quella mostrata da Aru è stata una prova di carattere da parte di chi ha ancora voglia di lottare quantomeno per una vittoria di tappa. Lo vedremo dunque nei prossimi giorni, quando la strada salirà tra le nuvole e lui tornerà a sentirsi a casa, sulle stesse strade che nel 2015 lo lanciarono al secondo posto nella Corsa Rosa.

Sempre rimanendo sul versante italiano, invece, Domenico Pozzovivo continua a sorprendere per la tenuta atletica messa in mostra fino a questo momento, riuscendo a difendere la terza piazza dall’attacco di Froome. Certo, il lucano non è l’immagine di stile migliore vista ieri, ma è pur sempre efficace nonostante il peso piuma che non lo aiuta in prove simili. Basti vedere come è andata a Miguel Angel Lopez e a Richard Carapaz, ufficialmente in guerra per conquistare la maglia bianca di miglior giovane e ieri quasi gemelli, separati da soli 10″ in favore del colombiano: anche per i due è finalmente arrivato il momento di spiccare il volo sulle strade a loro più congeniali, quelle all’insù, dove potrebbero rivelarsi alleati importanti per gli uomini di classifica rimasti attardati, vedi Thibaut Pinot. Il francese a Trento si è reso protagonista di una cronometro da incubo, perdendo praticamente da tutti e scivolando quindi di una posizione, la quinta, a 4’19” da Simon Yates: dovrà attaccare se vorrà salire perlomeno sul podio e dovrà farlo da lontano.

Un’ultima nota, almeno qui, spetta di dovere a Pello Bilbao. Mentre molti non si sono nemmeno accorti della presenza del basco in questo Giro d’Italia 2018, lui è lì zitto zitto in ottava posizione, alle spalle del proprio capitano Lopez. Non si sa come, non si sa perché, eppure lui c’è ed insieme all’Astana starà già preparando la classica imboscata di fine corsa, una di quelle a cui ci hanno abituato i kazaki negli ultimi anni. D’altronde, prima o poi le telecamere dovranno iniziare ad inquadrarlo.

Giro d’Italia 2018, cosa ci aspetta da qui a Roma

I prossimi giorni saranno dunque decisivi, con il trittico alpino ad attendere i corridori dopo più di due settimane corse a ritmi forsennati, senza mai vere tappe di trasferimento a causa del maltempo abbattutosi in gara. Quello di oggi a Pratonevoso sarà un arrivo adatto a Tom Dumoulin che lo scorso anno, sulla salita secca di Oropa, mise una prima ipoteca sulla vittoria del Giro. Venerdì invece sarà una giornata cruciale, particolarmente adatta ad attacchi da lontano: Chris Froome ha provato in ricognizione più volte la salita del Colle delle Finestre, quindi chissà se proprio lì non vorrà sferrare un ultimo, disperato, attacco. La squadra ed il coraggio non gli mancano di certo, anche perché è qui per la vittoria del Giro ed un piazzamento cambierebbe di poco la sua già ricca carriera.
Tra l’altro, Yates in conferenza stampa ieri ha ammesso di sentirsi un po’ stanco, e nei prossimi giorni più che attaccare dovrà difendersi.
Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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