Olimpiadi Tokyo 2020, Ciclismo: svelato il percorso olimpico. Nibali: “Ho la carta di riserva dopo Rio”

Pubblicato il autore: Enrico Salvi Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

L’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), a due anni dalle Olimpiadi di Tokyo, ha ufficializzato il percorso su cui si svolgerà la prova olimpica del ciclismo su strada che assegnerà le medaglie e un titolo di cui fregiarsi per quattro anni.

Le gare si svolgeranno sabato 25 luglio (prova maschile) e domenica 26 luglio (prova femminile) su un percorso durissimo, precluso a ruote veloci e adatte a passisti/scalatori. Una novità di rilievo è data dal fatto che sarà una corsa in linea a tutti gli effetti, e non in circuito come di consueto, con solamente un’anello – da 17,7 km – che verrà percorso due volte nella parte centrale della corsa.

Il percorso maschile: 234 km, quasi 5000 metri di dislivello e l’imponente Monte Fuji
Andando a vedere il tracciato olimpico nel dettaglio, la partenza avverrà nella capitale nipponica, anche se il km zero verrà dato nel Parco Musashinonomori, nei pressi di Chofu. Da lì la corsa si dirigerà verso il Monte Fuji, situato a sud-ovest da Tokyo. Dopo i primi 40 km agevoli, il gruppo inizierà una costante salita verso la prima asperità di giornata, Doushi Road, posto a 80 km dal via a 1121 metri s.l.m. Dopo quindici kilometri di falsopiano ci sarà un duro strappo, il Kagosaka Pass, di 4 km.
Dopo una lunga discesa, arrivati a Gotemba, inizierà la bagarre col gigante Monte Fuji: 15 km al 6% di pendenza media che potranno già fare una bella selezione, sebbene dal Gpm (situato a 1451 metri s.l.m.) mancheranno ancora 95 km al traguardo. Una discesa tecnica riporterà la corsa a Gotemba dove inizierà l’anello da percorrere due volte,  in cui i corridori passeranno la linea d’arrivo, situato nell’ex circuito di Formula 1 del Fuji. Ai -40 inizieranno le ultime due, intense e decisive salite: prima la durissima Mikuni Pass, 6 kilometri e mezzo al 10,6% di pendenza media, e dopo 10 km di falsopiano si riaffronterà il Kagosaka Pass. Dalla sua cima mancheranno 21,7 km al traguardo, con una lunga discesa e l’arrivo nell’affascinante circuito automobilistico.
Il totale è di 234 km con 4865 metri di dislivello. 5 salite impegnative e 3 discese insidiose, con pochissima pianura anche nei tratti interlocutori. Una corsa simile a quella di Rio, che sarà nervosa e difficilmente controllabile, anche alla luce delle formazioni ridotte (all’Olimpiade partecipano un massimo di 5 corridori per nazione, rispetto ai nove del Mondiale).

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Per quanto riguarda il circuito femminile, la prova sarà lunga 137 chilometri, con partenza e arrivo identici alla gara maschile. Tuttavia le ragazze non scaleranno il Fuji e tutta la seconda parte della gara maschile, quindi è presumibile che la corsa si deciderà con l’accoppiata Doushi-Kagosaka. L’ultima asperità è a quasi 40 km dall’arrivo, ma si tratta di una corsa altrettanto dura, essendoci ben 2700 metri di dislivello.

In merito il presidente dell’UCI, il francese David Lappartient, ha affermato: “Un titolo olimpico è un obiettivo importante per qualsiasi atleta, e il percorso difficile e spettacolare di Tokyo 2020 sarà un vero e proprio banco di prova per i migliori ciclisti del mondo”.

Per l’Italia non può che essere una buona notizia. Un percorso simile a quello dell’ultima Olimpiade di Rio – così come a quello dei prossimi Mondiali di Innsbruck – fa pensare subito a Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Il siciliano, grande favorito della vigilia, cadde nell’ultima discesa quando sembrava lanciato verso l’oro, mentre Aru terminò in sesta posizione, nella gara che vide il belga Greg Van Avermaet aggiudicarsi il titolo olimpico.

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Nibali, che sta recuperando dal problema alla vertebra a tempo di record per presentarsi al meglio per la rassegna iridata, ha strizzato l’occhio al prossimo tracciato a cinque cerchi: in un’intervista alla Gazzetta dello Sport infatti dichiarato: “Il percorso di Tokyo 2020? Bellissimo. Come una classica durissima. Forse la fortuna mi ha voluto dare una carta di riserva dopo Rio”. Nonostante nel 2020 la carta d’identità reciterà 35 anni, è sicuro che l’ultimo vincitore della Milano-Sanremo farà di tutto per prendersi la sua rivincita col destino

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