Pantani, la verità della mamma Tonina: “Ecco perché Marco è stato ucciso”

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui


Marco Pantani è stato ucciso? Parla mamma Tonina. Sono passati ormai quattordici anni da quel drammatico 14 febbraio 2004 quando il ciclista più amato dagli italiani fu ritrovato morto nella stanza dell’hotel Le Rose a Rimini. Archiviato come caso di suicidio, restano ancora tante ombre sulla morte di Marco Pantani alla luce di vari retroscena usciti fuori negli ultimi tempi. La madre Tonina è sempre stata convinta che suo figlio sia stato ucciso e lo ha ribadito in un’intervista concessa al quotidiano Libero. In particolare, si legge in un estratto: “L’ho detto in partenza: Marco è stato ucciso. Gli hanno tappato la bocca perché voleva raccontare i retroscena nel ciclismo. Innanzitutto è impressionante la testimonianza del volontario del 118, il quale ha dichiarato che quando lui arrivò, per primo e insieme ad altre due persone, nella stanza di Marco e vi rimase 45minuti, non c’era cocaina in giro e tutto era pulito. Inoltre, non vide nemmeno il sangue per terra e sul corpo di Marco. Le pare poco? Io sono convinta che non fu ucciso in quel residence, ma altrove. E poi portato lì. Un giorno mi venne riferito che una persona, morta poi in uno strano incidente stradale, aveva visto salire gente conosciuta da Marco in quel residence. Insomma, Marco non era solo quella notte”.

Pantani squalificato a Madonna di Campiglio? La verità di mamma Tonina

Nel corso dell’intervista al quotidiano Libero, la madre dell’indimenticato campione ha parlato così dell’episodio del Giro 1999 che gli tolse la vittoria della Corsa Rosa: “Marco è sempre stato un uomo corretto che si assumeva, da campione, le proprie responsabilità. A Madonna di Campiglio qualcuno volle farlo squalificare. E ci riuscì! Inoltre, le indagini seguenti fecero comprendere come fosse vantaggioso, per qualcuno, distruggere mio figlio. Mi venne riferito di persone alla partenza del Giro in un ristorante e vestite di scuro che già parlavano della possibile squalifica di mio figlio. Il mondo del ciclismo in quegli anni era spietato, e sono convinta che Marco pagò anche il rifiuto di passare a un’altra importante squadra”. 

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