Lifebrain SIS Roma, il presidente Giustolisi: “Il Governo ci ha dimenticato. Con gli impianti chiusi, come si può riprendere l’attività?”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


Flavio Giustolisi, presidente della squadra femminile di pallanuoto Lifebrain SIS Roma, è stato intervistato dalla redazione di SuperNews. Ciò che emerge con chiarezza da questa piacevole conversazione è la mancanza di aiuti concreti dalla parte delle istituzioni verso il mondo della pallanuoto, “settore dimenticato”, secondo Giustolisi.

Quali sono le condizioni di salute della società e della squadra della Lifebrain?
Le ragazze sono in salute, sono tornate a casa. Non si allenano dall’8 marzo, data in cui abbiamo sospeso ogni attività. Per quello che riguarda la società, è un momento di grande crisi. Se non riaprono le strutture sportive, noi non possiamo nulla. Inoltre, La Lifebrain Sis Roma vive di gestione di impianti: noi abbiamo cinque impianti, che al momento sono chiusi. Di conseguenza, è una situazione difficile da sostenere.

Come è stata accolta dalla società la decisione della FIN della chiusura dei campionati di pallanuoto?
Credo sia stato un atto dovuto, una scelta condivisibile, dal momento che non c’erano le condizioni per andare avanti con l’attività agonistica, sia dal punto di vista sanitario che da quello della logistica.

Cosa pensate della scelta di non promuovere e di non fare retrocedere nessuna squadra?
Nel momento in cui si decide di sospendere un campionato, la scelta più saggia é proprio quella di non far retrocedere nessuno e di non assegnare lo scudetto. Valutazione diversa dovrà essere fatta, dalla Federazione, per ciò che riguarda le competizioni internazionali del prossimo anno.

La Lifebrain SIS Roma ha subìto importanti danni economici, dopo questa decisione?
Abbiamo delle perdite soprattutto inerenti alla sponsorizzazione. Il pacchetto sponsor è un pacchetto in difficoltà. Poi, non potendo noi garantire ai nostri partner il nostro contributo, legato alla promozione del brand all’interno dei nostri impianti, la situazione diventa ancora più complessa. Noi abbiamo 18.000 clienti, tra marzo, aprile e maggio abbiamo registrato un danno economico pari a 500.000 euro. Questi sono i dati alla mano. Oltre ai danni derivanti dalla chiusura degli impianti, abbiamo da affrontare anche quelli relativi agli sponsor.

Quale tipo di intervento da parte del Governo potrebbe risollevare il mondo della pallanuoto?
Il Governo è completamente assente, non ha dato alcun aiuto ad alcuna disciplina sportiva. Noi della pallanuoto, poi, siamo un settore completamente dimenticato. Siamo abbandonati a noi stessi, lo ripeto dall’8 marzo. Non abbiamo una regola, un protocollo da seguire per riprendere l’attività. Se non fosse per l’ottimo lavoro della Federazione, che ha dato delle linee guida per la riapertura degli impianti e che ha istituito un fondo per aiutare le sue discipline, saremmo completamente soli. Se non si istituirà un minimo di fondo perduto, molte realtà sportive falliranno. Le spese continuano a esserci: non possiamo lavorare, perché non ce lo consentono, e non siamo minimamente considerati. Le piccole realtà stanno vivendo un momento drammatico.

Gli allenamenti saranno ripresi la prossima settimana?
Dal 18 maggio sarà consentito riprendere gli allenamenti di squadra. Per noi, però, esiste un problema di fondo: dove faccio allenare le mie atlete, se abbiamo gli impianti chiusi? Inoltre, il nostro allenatore non sa come poter lavorare. Il nuoto ci sta aiutando, mettendo a disposizione gli spazi d’acqua presso il Centro Federale di Ostia. Tuttavia, la pallanuoto ricomincerà ufficialmente quando ci consentiranno di riaprire le nostre strutture. Abbiamo bisogno di protocolli più chiari.

Qual è l’umore delle atlete della Lifebrain? Hanno subìto un contraccolpo psicologico, dopo questa brusca interruzione della stagione?
Sì, l’hanno subìto. Non sono abituate a star ferme così a lungo. Adesso, però, hanno ripreso il giusto spirito: si tengono in contatto costantemente e sono fiduciose nella ripresa. Se si riaprirà almeno uno degli impianti, si tornerà a lavoro. Anche se il morale non è quello dei momenti di trionfo, tentiamo di mantenerlo alto.

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