Massimo Colaci ai microfoni di SuperNews: “Ho sempre respirato pallavolo. Il ruolo di libero? L’ho scelto. Alcune società non dovrebbero fare il passo più lungo della gamba..”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


SuperNews ha avuto il piacere di intervistare il libero della Sir Safety Perugia, nonché della Nazionale Italiana di pallavolo Massimo Colaci, che ci ha raccontato di come è nato il suo amore per la pallavolo e dei suoi ricordi sportivi più importanti. Inoltre, Colaci si è espresso sulla delicata situazione del volley dopo la crisi generata dall’emergenza sanitaria, suggerendo alcuni punti dai quali il sistema della pallavolo potrebbe ripartire.

Massimo, come hai trascorso questo lungo periodo di stasi?
Senza pallavolo, purtroppo. Da quando è stato sospeso il campionato fino a pochi giorni fa, sono stato a Perugia. Fortunatamente, le giornate passano velocemente con due bambini piccoli, che ti danno sempre un gran da fare. Così, io e mia moglie ci siamo goduti questo periodo in famiglia, dal momento che durante l’anno io sono spesso impegnato e fuori casa. I figli ti permettono di distrarti, di non pensare troppo a ciò che accade fuori dalle tue quattro mura. Da qualche giorno, sono tornato a casa mia, in Salento, e sono in attesa di notizie su un’eventuale ripresa dell’attività sportiva.

Hai prolungato il contratto fino al 2022 con la Sir Safety Perugia. Il club si sta anche muovendo sul mercato, ultimo acquisto il palleggiatore tedesco Zimmermann. Secondo te, cosa manca alla società per fare un ulteriore passo in avanti?
Forse, bisognerebbe costruire uno “zoccolo duro” di giocatori e portarlo avanti negli anni. Negli ultimi due, tre anni, dopo lo scudetto, sono cambiati tanti atleti, alcuni miei amici, e in uno sport di squadra è fondamentale che ci sia un gruppo di giocatori che per qualche anno giochi insieme, stabilmente, perché in questo modo si riescono a raggiungere grandi traguardi. Forse si dovrebbe lavorare principalmente su questo, poiché sotto tutti gli altri aspetti il Perugia è una grande realtà: abbiamo un pubblico incredibile e una società seria. Quando una squadra possiede una base solida, un nucleo di giocatori che hanno diversi anni di esperienza alle spalle, puoi anche permetterti di inserire in rosa ragazzi giovani.

Hai avuto contatti con i tuoi compagni di Nazionale? Credevi che si potessero disputare gli Europei, quest’anno?
Quest’anno era anche in programma l’Olimpiade, e dispiace non poter partecipare. E’ stata completamente cancellata la stagione delle Nazionali. Avevamo la possibilità di disputare anche le finali di World League. Sì, ho sentito spesso i miei compagni di Nazionale, soprattutto nel periodo in cui non si sapeva se si sarebbe giocato o meno. Eravamo fiduciosi, anche se sapevamo di non partire da favoriti. Sono tornei che durano circa due settimane, di dieci, quindici partite, in cui può succedere di tutto. Ci dispiace per come sia andata, soprattutto a me, dal momento che probabilmente questa sarebbe stata l’ultima stagione in Nazionale. Speriamo nel prossimo anno.

Come nasce la tua passione per la pallavolo? Fin da piccolo sognavi di giocare ai livelli in cui giochi adesso?
Ho iniziato a giocare a pallavolo grazie a mio padre, che ha sempre fatto parte di questo mondo. E’ stato giocatore, allenatore e grande appassionato. Fin da piccolissimo, respiravo volley: andavo con papà a vedere le partite, giocavamo a pallavolo insieme, lui e i suoi amici parlavano spesso di questo sport. Nelle giovanili, dal mini-volley alla Junior League, ho fatto il palleggiatore, ma io ho sempre voluto fare il libero. E’ un ruolo che ho scelto di fare. Quando avevo l’occasione, in seconda divisione, giocavo da libero. Intorno ai diciassette anni, poi, per una questione di necessità, dal momento che la mia squadra era rimasta senza il libero titolare, ho finalmente iniziato a giocare nel ruolo che volevo. Io sono sempre stato molto ambizioso, fin da ragazzino. Ho sempre puntato ad arrivare ad alti livelli. Ricordo che seguivo in tv Mirko Corsano, guardavo le partite della Nazionale, e mi dicevo di voler arrivare agli stessi livelli.

Qual è la squadra del campionato italiano più ostica da affrontare?
Da quando sono a Perugia, la sfida infinita è quella con Civitanova. Inizialmente, siamo stati noi a raggiungere grandi traguardi, come lo scudetto, la Supercoppa, la Coppa Italia. Nell’ultimo anno, invece, è stata quasi sempre la Lube ad avere la meglio. E’ la squadra più difficile e più bella da affrontare. A livello europeo è molto forte è lo Zenit Kazan, che spesso ho trovato sulla mia strada, soprattutto negli anni in cui giocavo a Trento. Lo Zenit è una squadra eccezionale, che ha vinto cinque Champions League di fila e con cui le partite sono sempre combattutissime.

Qual è la caratteristica più importante da possedere per poter fare il libero?
La cosa più importante per un libero è avere un carattere e una mentalità forte. Si può essere tecnicamente e tatticamente strepitosi, ma se non si ha una mentalità forte non si può arrivare ad alti livelli. Quello del libero è un ruolo particolare: quando subisci un ace, si nota di più rispetto ad uno schiacciatore, e tu, libero, hai il compito di difendere, non puoi rifarti facendo punto. Puoi mettere una palla perfetta per gli altri compagni, ma ti diranno sempre che hai fatto il tuo dovere. E’ un ruolo difficile. Chi fa il libero non può portarsi mentalmente dietro un ace, altrimenti è la fine. Quindi, o sei forte a livello mentale e in grado di superare i momenti di difficoltà, oppure non raggiungerai alti livelli.

Qual è lo schiacciatore che ti ha dato più filo da torcere?
Sai, faccio fatica a rispondere a questa domanda. Ho avuto modo di affrontare tanti giocatori, con caratteristiche molto diverse tra loro, non saprei dare un nome in particolare. Posso dire che, a differenza del giocatore tecnicamente fortissimo che però ha un solo colpo, mi mettono in difficoltà i giocatori che hanno una gran varietà di colpi, quelli da cui non sai cosa aspettarti: una palla corta, una diagonale, una veloce.

Il tuo ricordo sportivo più bello?
Sono due. Sono ricordi legati a due trofei in particolare: il primo è lo scudetto vinto a Roma con Trento, dopo aver battuto Cuneo. E’ importantissimo proprio perché è stato il primo scudetto. Il secondo ricordo è quello dello scudetto vinto due anni fa con il Perugia, perché è stato il primo vinto con il Perugia. Sono state due feste incredibili, due momenti importantissimi per me. Naturalmente, ci sono i ricordi legati alla Nazionale, alle Olimpiadi, ma, se devo indicarne due in particolare, ti parlo di questi.

Dopo quest’emergenza sanitaria, che ha messo in crisi tutti i settori e il mondo dello sport, quale credi che sia il provvedimento primario da attuare per salvaguardare il mondo del volley?
Dovremmo parlarne per tre giorni. (Ride). Il nostro mondo è un po’ particolare. Ci sono delle difficoltà oggettive, dopo quest’emergenza sanitaria. Credo, però, che molte società si siano adagiate su questa situazione. Alcune sono state contraddittorie nel modo di agire: società che hanno deciso di tagliare gli stipendi ai propri tesserati, si sono lanciate, poi, a capofitto sul mercato. Quindi, c’è qualcosa che non quadra. Credo che la prima cosa da fare sia stilare una serie di regole precise da seguire e favorire un maggiore dialogo tra Leghe, Federazione e giocatori, che talvolta vengono messi da parte in queste situazioni. Un ulteriore suggerimento è quello di “non fare il passo più lungo della gamba”: alcune società fanno più di quello che potrebbero, arrivando a fine campionato con problemi economici che si sarebbero potuti contenere.

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