Irene Siragusa a SuperNews: “Alle prossime Olimpiadi voglio competere in una finale”

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

Irene Siragusa cala il poker con l’allenatrice Vanna Radi, il dottor Marco Marotta, il dottor Cristiano Fobiani e il suo amato Lorenzo per scalare le vette della classifica mondiale, con la speranza di diventare la prima azzurra a sfiorare gli 11 sec.nei 100 mt. Nasce a Poggibonsi il 23 giugno del 1993 e dopo aver iniziato con il pattinaggio artistico a rotelle, è  passata all’atletica dimostrando subito di avere grande talento da sprinter. Conosciuta ai più come la velocista con gli occhiali, oggi è considerata la punta di diamante della nazionale azzurra, e noi con grande piacere,  ve la presentiamo in questa minuziosa intervista che di seguito vi proponiamo.

Quante settimane pensa che ci vorranno per tornare ai ritmi di allenamento precovid?
Fortunatamente non molte. Dal 4 maggio sono potuta ritornare ad allenarmi in pista e a casa sono riuscita a non fermarmi mai. Le prime due settimane sono state toste per riprendere il ritmo della corsa e soprattutto,  una buona qualità  degli esercizi. Ad un mese e mezzo dal ritorno  in pista, penso di essere rientrata abbastanza bene nei miei ranghi. Mi sto allenando tranquillamente e,con le gare tra poche settimane, se tutto va bene a metà  luglio, non sto nella pelle“.

Lei viene definita con simpatia la velocista con gli occhiali, lo sa che Livio Berruti, nel 1960, fu il primo atleta bianco a vincere le olimpiadi e a battere i fenomeni degli Usa e correva con gli occhiali?
Non lo sapevo, spero sia di buon auspicio per me nei prossimi anni. Berruti è  stato un grandissimo duecentista, posso apprendere molto dai velocisti del passato come atteggiamento. Non credo che correre con gli occhiali sia un impedimento, forse un valore aggiunto per me , dato che mi fa sentire me stessa e a mio agio, oltre a rendermi un personaggio,  la velocista con gli occhiali“.

Di recente ha parlato di un nuovo percorso che sta seguendo per migliorare le sue prestazioni; ci piacerebbe sapere quale è  a suo avviso, il blocco mentale che un atleta professionista  potrebbe avere, che ne limiterebbe le prestazioni in pista?
Sono convinta che il risultato di un atleta dipenda molto dal suo atteggiamento  e dalla sua mentalità!
I blocchi mentali li creiamo noi stessi quando non siamo sicuri del lavoro che facciamo, o la situazione in cui ci alleniamo non è  favorevole. Da poco tempo ho iniziato un percorso di mindfulness e psicologia sportiva per lavorare sulle  mie sensazioni e riuscire a controllare le mie emozioni. C’è  ancora molta strada da fare, ma credo di aver intrapreso un bel percorso che mi sta aprendo la mente verso nuove tipologie di allenamento, come la respirazione che sto già  sperimentando“.

Vedendo la sua progressione dei risultati sui 60 mt, 100mt e 200mt da fuori si nota che più  aumenta la distanza e più  lei va veloce. Perché nei 200mt ancora non riesce ad esprimere(per ora) il suo potenziale enorme?
In questo caso non sempre 2 + 2 = 4. Sto lavorando per migliorarmi in entrambe le distanze,  ma i 200 mt , per quanto belli, sono un po’ più complicati. Sembra poco, ma sbagliare il passaggio ai 100 mt, o trovarsi con il vento contrario in curva, possono compromettere il risultato di una gara. Nell’arco del 2019 non ho potuto esprimermi al massimo dei miei livelli a causa di una microfrattura, sentivo che sui 200 mt non riuscivo ad esprimermi al meglio, ma non capivo quale era il problema all’inizio. Spero di riuscire a fare qualche 200 mt buono a livello cronometrico anche quest’ anno, gare permettendo“.

Cosa rappresentano per lei Vanna Radi ed il suo amatissimo Lorenzo?
Vanna è  la mia allenatrice  da ormai 10 anni, siamo cresciute insieme ( io come atleta e lei come allenatrice), sono fiera del lavoro che stiamo svolgendo, perché anno dopo anno, riusciamo sempre a migliorare qualcosa o trovare nuovi spunti di lavoro. Due inverni fa  Vanna è  stata riconosciuta come coach europea dell’anno! Per quanto riguarda Lorenzo, anche lui fa parte della mia vita da 10 anni e soprattutto  del mio lavoro. Ci siamo conosciuti grazie all’atletica, ed è  sicuramente più  appassionato di me, di questo mondo. Ho sempre pensato di non aver bisogno mai di un mental coach, perché ho lui che mi sprona a migliorare tutti i giorni, mi tiene a stecchetto e si preoccupa per me. Qualcuno lo chiama santo Lorenzo…“.

Alle prossime Olimpiadi del 2021 in Giappone punterete tutto sulla 4×100 ,o ci sarà  spazio per 100 e 200mt ,qualifiche permettendo?
Per la 4×100 abbiamo obiettivi importanti. Con le mie compagne di staffetta punteremo a dare il nostro meglio cercando una finale olimpica e magari migliorare  il record italiano. Manca ancora un anno ed è  veramente difficile sapere cosa succederà nei prossimi mesi, ma spero per il meglio ed incrocio le dita. A livello individuale sto lavorando per fare il minimo olimpico su almeno una delle 2 gare. Vediamo i risultati di questa stagione, che mi indirizzeranno per il prossimo anno“.

Che idea si è  fatta del tempo di chiusura totale per il periodo di massima allerta e paura del virus?
Nessuna idea in realtà,  inizialmente è  stato difficile accettare il fatto di non poter andare allo stadio a svolgere il mio lavoro ( essendo atleta militare del gruppo sportivo olimpico dell’esercito)e veder svanire tutti gli appuntamenti stagionali. Al momento sono più  serena e sto cercando di lavorare per raggiungere i pochi obiettivi rimasti nell’anno. Per quanto riguarda il virus mi sento molto fortunata di non aver avuto familiari o amici stretti contagiati“.

Ha mai temuto di infortunarsi nei mesi di stop ,visto che si allenava in un stradina dietro casa?
Assolutamente ,tutti i giorni. Era un vivere costante con l’ansia,sia per la situazione che stava passando il paese, sia per i possibili infortuni. Dopo la microfrattura dello scorso anno, allenarmi un mese sull’asfalto non era l’ideale. Ho cercato di fare gli allenamenti col minor pericolo possibile. Nel nostro lavoro gli infortuni sono probabili contrattempi, può  succedere sull’asfalto come in pista, l’importante è  rialzarsi sempre“.

Irene Siragusa, come definirebbe la sua vita in 100 metri?
Molto difficile come domanda. Da una parte è  veramente uno sprint. Vivo a mille, faccio molte attività  e mi tengo sempre impegnata,  odio la noia ,e riempire i pomeriggi al campo per me è la normalità,  come studiare o trovare degli hobbies. Cerco di dividerli al meglio tra atletica, famiglia e amici“.

Lei è quella che più  si è  avvicinata al record di Manuela Levorato ( 11.14), con 11.21 nel 2018, cosa si aspetta in futuro e quali sono i suoi punti di riferimento sportivi in questa disciplina?
Il futuro al momento è  incerto, quello che vorrei è  gareggiare, dato che lo scorso anno, mi sono dovuta fermare per metà  stagione. L’obiettivo sarà  migliorarsi ancora, non sento la necessità  di fermarmi e voglio imparare cose nuove. Al momento mi ispiro molto alle velociste della mia età  di altri paesi,  che sono cresciute con me fin dalla categoria Juniores. Sono interessata a ciò  che fanno e come affrontano gli allenamenti“.

Leggendo la sua scheda Fidal sappiamo del suo grande impegno anche negli studi, e mai più  appropriata fu la citazione mens sana in corpore sano, sta pensando al dopo o resterà  in ambito sportivo?
Può  sembrare strano, ma ho sempre amato studiare ed imparare. Dopo il liceo linguistico mi sono laureata in lingue  sia in triennale che in magistrale,e da pochi mesi ho concluso un concorso di master. Non escludo uno stop definitivo agli studi. Per il futuro non saprei, mi piacerebbe molto lavorare con le lingue che ho studiato, magari diventando parte dello staff di una federazione come Team Manager, ma non so se mi piacerebbe  molto allenare, poiché  non sarei un’allenatrice molto comprensiva“.

L’ultima domanda verte sulla sua presenza al Golden Gala del 17 settembre allo stadio dei Marmi di Roma, dedicato al grande Pietro Mennea, ci sarà  al via e cosa dobbiamo aspettarci: exploit o semplice tappa di avvicinamento a Tokyo 2021?
Mi piacerebbe molto essere presente al Goden Gala,spero che la stagione vada bene per potermi guadagnare una corsia. Essendo il 17 settembre sarà  quasi fine stagione,  potrebbe essere una delle ultime  gare di quest anno e un buon modo per gareggiare  e scontrarmi con atlete  di alto livello“.

Ringraziamo Irene Siragusa per l’intervista che gentilmente ci ha rilasciato, ricordando agli appassionati della pista che da pochi giorni è uscito il primo libro sulla 4×100 femminile e sulla velocità rosa in Italia, nato dalla collaborazione con la scrittrice Viola Conti e la Collana Italia sul Podio.
L’idea di scrivere questo libro” Una per tutte, 4×100″ è  maturata dopo il record italiano dello scorso anno ai mondiali di Doha ( 42.90), dove Irene e le sue compagne di staffetta, Anna Bongiorni, Gloria Hooper e  Johanelis Herrera Abreu, hanno deciso di raccontare loro stesse: la loro  vita, storia e soprattutto grande amicizia anche fuori dalle gare, senza la quale certi risultati non si otterrebbero facilmente.
Il testo è  disponibile sulla piattaforma online di Italia sul Podio e ordinabile nelle librerie.

Primati e palmares di Irene Siragusa

Primati:
60mt 7.30
100mt 11.21
200mt 22.96
4% 42.90  rn

Palmares:
Universiadi 1 oro e 1 bronzo
Europei under23  1 argento e un bronzo
Europei Juniores 1 argento
Giochi del Mediterraneo  1 bronzo

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