Pedro Pasculli ai microfoni di SuperNews: “Firmai il gol della vittoria in Argentina-Uruguay, nel Mondiale del 1986. Messi? Un piacere per gli occhi”.

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


SuperNews ha intervistato Pedro Pasculli, ex giocatore del Lecce e di quell”Argentina che vinse il Mondiale dell’86. L’ex attaccante argentino, che a vent’anni era in squadra con Diego Armando Maradona, ci ha raccontato le sue esperienze calcistiche, dalla vittoria del Mondiale alle stagioni in con la maglia giallorossa.

Hai iniziato la tua carriera calcistica in Argentina, con il Colòn nel 1977. Poi, sei arrivato in Italia. Nell’85 sei stato acquistato dal Lecce. Hai notato delle differenze tra il calcio argentino e quello italiano o, più in generale, sul modo di concepire il calcio tra Argentina e Italia?
Sicuramente sì. Il calcio europeo è improntato maggiormente sulla fisicità, sulla tattica, mentre il calcio sudamericano, soprattutto quello argentino, uruguagio e brasiliano, è un calcio più tecnico, rapido, più piacevole anche da vedere. Il nostro è un calcio “palla a terra”: ci piace tener palla e gestirla.

Nell’85 diventi un giocatore del Lecce. Sei rimasto in Salento per ben 7 stagioni, fino al 1992. Cosa ti ha portato a rimanere un giallorosso per così tanto tempo?
Ho avuto la possibilità di giocare in altre squadre. Ho avuto diverse proposte, ma prima il calciomercato non era quello di oggi, era molto più difficile vendere un giocatore: non c’erano tanti procuratori come nel calcio di oggi, negli anni ’80 si parlava direttamente con i procuratori sportivi delle squadre. A Lecce sono stato benissimo, ho lasciato un’impronta nel Salento, sono un pezzo di storia del calcio leccese. Sono stati anni bellissimi. L’unico rimpianto è quello di non aver accettato delle proposte che mi avrebbero fatto giocare ad alti livelli. Ricordo ancora quel Lecce-Torino dell’89, la partita che condannò i granata alla retrocessione: al Via Del Mare c’erano 50.000 persone, tutta l’Italia tifava per il Torino, ma il Lecce vinse la partita e il Torino finì in Serie B.

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Nel tuo palmares compare un mondiale, quello vinto con l’Argentina nell’86, in Messico. Qual è stata la partita più difficile da giocare?
Le partite sono state tutte difficili, trattandosi di un Mondiale. Tuttavia, penso che il match più difficile sia stato quello contro l’Uruguay: Argentina-Uruguay è stato un derby sudamericano ad eliminazione diretta, contro una squadra, quella uruguagia, allestita per vincere il campionato.

Infatti, il gol degli ottavi di finale del Mondiale dell’86 in Argentina-Uruguay 1 a 0 immagino sia il tuo gol più importante..
Sì, è il gol più importante della mia carriera calcistica, quello che ci ha dato la vittoria e che ci ha permesso di passare il turno.

Dopo l’esperienza di un anno in Giappone, nel 1995 hai deciso di giocare nella Casertana, in Serie D. Che ricordo hai di quell’esperienza?
Una bella esperienza. Ricordo di essere stato chiamato da un amico, che mi disse che l’allenatore della Casertana mi voleva in squadra. Mi convinse dicendomi che la Casertana fosse una bella piazza, importante, con in mente un bel progetto. Se avessi accettato la proposta, avrei dato una possibilità in più alla Casertana di vincere il campionato. Accettai e vincemmo il campionato, approdando in Serie C.

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Nella tua carriera, avresti voluto giocare in una squadra in particolare?
No, sono contento di essere stato nel Lecce, mi sarebbe piaciuto vincere qualcosa con la maglia giallorossa.

Se dovessi scegliere un giocatore argentino per la tua squadra ideale, chi sceglieresti?
Mi piacerebbe molto avere in squadra Messi, perché è un piacere vederlo giocare. Quando avevo vent’anni, ho avuto la fortuna di giocare nella Argentinos Juniors con Maradona, che per me è il numero uno, il più forte di tutti i tempi. Nel calcio di oggi, credo che Lionel Messi sia il giocatore più forte in circolazione.

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