Cristina Caruso: “Il ring è il luogo dove posso esprimere pazzie e forza”

Pubblicato il autore: Fosco Taccini Segui

Cristina Caruso è una fighter che ha mosso i suoi primi passi nel “combattimento” da giovanissima. Le molteplici doti di questa campionessa milanese, nata sotto il segno del lenone, gli hanno consentito, di raggiungere una serie ragguardevole di titoli in più discipline: savate, kick light, light contact, full contact, low kick; solo per citarne alcune. Cristina, infatti, è un’atleta eclettica, imprevedibile e con una determinazione eccezionale.

Infine, aspetto molto particolare di questa intervista, e da non sottovalutare, è che solo nel finale scopriremo se ci siamo meritati più baci che pugni…

Ciao Cristina, descrivici il tuo ragguardevole palmares

“Ciao Fosco, e ciao SuperNews!
Be’, innanzitutto, mi diverto a chiamare il mio palmares la lista della spesa (ride). Nel senso che ho messo un sacco di obiettivi nel mio taccuino, e ho avuto la fortuna di spuntarne molti. Comunque, dal 2010 ad oggi, ho conquistato i seguenti titoli: 5 volte campionessa del Mondo di cui 4 titoli Pro in 3 sigle differenti – IKF, WAKO, DSF – in 2 discipline differenti – Full Contact e K1 -; 1 titolo dilettante nella Kick Light WAKO – lo cito perché è stata il primo Mondiale vinto, quello che ha segnato la mia carriera sia in bene che in male -; 2 volte campionessa Europea di cui 1 titolo Pro nel Full Contact e 1 titolo dilettante nel K1, entrambi targati WAKO; 8 volte campionessa Italiana in quasi tutte le discipline della Kickboxing (Kick Light, Light Contact, Full Contact, K1). Più svariate coppe del Mondo ed Europee e prestigiosi match internazionali da professionista.
So che posso risultare strana nel citare il dilettantismo e il contatto leggero, ma avendo iniziato in tarda età gli SDC (sport da combattimento, nda) ho dovuto correre e affrettarmi praticando tutte le discipline possibili. Per arrivare al pari delle mie colleghe più giovani e più esperte ho fatto davvero di tutto. Considerate che da piccina mentre loro tiravano calci e pugni io facevo enjambée e rondate nell’artistica. Ecco perché ho scelto di provare a combattere in tutto: point fighting, light contact, kick light, low kick, k1, full contact, savate assalto, chausse fight, savate pro, muay thai…”

Come ha fatto la kickboxing a entrare nella tua vita?

“Sono sempre stata la bimba manesca che faceva a botte con tutti i maschi del quartiere. Diciamo che non ho mai accettato il fatto che le donne dovessero essere sottomesse. Così mi divertivo a sottomettere i maschietti con non poco gusto nell’umiliarli. So che è fastidioso da sentire così, ma questo è ciò che viviamo noi donne ogni giorno della nostra vita quindi penso che potrete sopportare un po’ di frustrazione.
Poi sono andata un po’ alla deriva. Dato che non avevo uno scopo nella vita e così, dopo il diploma ho praticato mille e più mestieri e stanca di essere sfruttata dai datori di lavoro, mi sono iscritta a Scienze Motorie. Lo sport è sempre stata la mia vocazione, ma dopo un anno di università ho capito che mancava ancora il vero stimolo: il mio sport. Così, dopo una serata passata a pogare, ho capito che nella vita volevo fare a botte ed ecco la Kickboxing. Lo sport da combattimento tra i più completi che io conoscessi.
Va bene, lo ammetto: da brava ’86 sono anche vittima dei film di Van Damme”.

Cosa rappresenta per te il ring?

“Casa! Quel posto dove stai bene, sei libero, tutto è vero e senza trucchi. Quel luogo dove posso esprimermi liberamente con tutte le mie pazzie e la mia forza facendo uno show di cui non ti puoi scordare.
Quel posto dove comando io al 100% ma anche dove so che mi posso fidare ciecamente di chi mi accompagna. Quel luogo dove le regole sono nette, ma si può sempre interpretarle con astuzia. Uno dei pochi posti dove vince chi vuole vincere!”

Come si riesce a superare un momento difficile durante un combattimento?

“Restando lucidi! Non c’è altro modo. Devi essere lucido, concentrato e confidente nelle tue abilità. Devi cancellare i dubbi per evitare che questi si manifestino come realtà. Altro fattore da non sottovalutare affatto: devi fidarti dell’angolo! O meglio, devi avere un angolo di cui puoi fidarti, che è molto diverso, a buon intenditor…”

Quali consigli vuoi dare a chi desidera avvicinarsi al full contact?

“Innanzitutto, facciamo un distinguo importante: Full Contact è una disciplina della kickboxing che si svolge sul ring in cui si possono tirare i calci solo al di sopra della cintura. E se fai Kickboxing e aspiri alle Olimpiadi questa è la strada da seguire – voci di corridoio dicono -.
Mentre un consiglio a chi vuole avvicinarsi al contatto pieno, cioè a tutte le discipline in cui è previsto il k.o.: cercate un coach e un team sano, che tuteli innanzitutto la vostra salute e la vostra crescita. E non che badi solo alla pubblicità che gli fate. Diffidate da quelli che vi buttano subito sopra il ring dopo 2 settimane dall’iscrizione, oppure da quelli che in allenamento vi crepano di botte ‘per fortificarvi così diventi un vero duro’. Ormai è stato sfatato il mito del ‘naso rotto al primo allenamento’, ma ci sono tanti altri metodi equivalenti che hanno sostituito quell’abitudine. Ragazzi, ci si fa già abbastanza male a priori nel praticare SDC quindi affidatevi solo a chi riduce al minimo i rischi”.

Cristina quando si toglie i guantoni è?

“Eh bella domanda! L’hashtag infatti è: #LaCarusoChiè!
Davvero tante, tantissime, personalità insieme: sono molto dolce, ma solo con pochissime persone, appassionata di arte in qualsiasi sua forma, sono invischiata nella politica federale sportiva proprio perché trovo doveroso sporcarsi le mani per far sì che le cose migliorino per tutti. Sono una party-girl a cui le feste piacciono tanto, famosa anche come rompic******i perché dico sempre a tutti quello che penso. Sono una chinesiologa che lavora a 360° nell’ambito del movimento umano… insomma ce n’è per tutti i gusti”.

Piercing e tatuaggi, quali significato hanno per te?

“I marchi sulla pelle rappresentano l’affermazione di me stessa: io comando sul mio corpo e lo esprimo come meglio credo. Ecco perché ho iniziato in piena adolescenza e senza il minimo appoggio da parte dei miei. I piercing sono il mio primo segno di ribellione e di rivendicazione del corpo. I tatuaggi stanno a rappresentare dei momenti da ricordare, spesso sono dei memorandum per non ripetere lo stesso errore, che ovviamente ho rifatto più in grande.
A volte sono stati un premio per aver raggiunto un traguardo. Come nelle culture tribali, questi restano riti di passaggio a segnare un momento topico nella mia vita ed è giusto che essi siano dolorosi, perché ciò che passa attraverso il dolore lascia una memoria indelebile nell’individuo… Perciò non provo rispetto per chi usa l’anestetico per tatuarsi o i ragazzini che comandano a mami e papi di regalargli il piercing. Vuoi il risultato senza la fatica? Per me non te lo meriti, ma purtroppo ci sono troppi che lo fanno solo per apparire o peggio per ‘essere alla moda’. I veri originali ormai son quelli senza tattoo!”

Cristina Caruso: “Il mio motto? Danne tante, prendine poche”

Una cosa a cui non sai resistere? E una che proprio non sopporti?

“Alle domande (ride). Potrei passare ore a discutere di qualsiasi argomento, dimenticandomi del resto.
Ciò che detesto è la maleducazione e la presupponenza. Due problemi focali di queste generazioni di ‘debosciati’ che guardano 2 video e si credono di saperne più di te che è una vita che passi il tempo a studiare.
Prima di parlare fatevi il culo e dopo che vi siete fatti il culo…vedrete che vi è passata la voglia di parlare”.

Cosa caratterizza maggiormente il tuo stile di combattimento?

“L’imprevedibilità. Si può definirmi un’eclettica perché non sai bene se sta per arrivarti un laterale nei denti o se sto per piantarmi e scambiare duro. Il mio motto è: “Danne tante, prendine poche”. Questo mi ha fatto svoltare. È ciò che mi disse il mio medico prima dell’esordio sul ring. Ma è stato quando ho compreso il senso più profondo di questa frase, e il fatto che è l’unico modo per avere sempre i giudici a favore, che non mi ha più battuto nessuno… tranne le volte in cui non ho potuto metterlo in pratica ovviamente (ride)”.

Le sfide per il 2021?

“Come per tutti sopravvivere a questa maledetta pandemia, che ci sta rubando i sogni e le gioie!
A livello agonistico ho accettato di partecipare a un evento per aprile, che si terrà a Mosca, organizzato dalla Federazione Araba. Il binomio è interessante, sempre Covid permettendo. Inoltre, la Russia per me resta un paese mitologico da cui provengono grandi campioni. Perciò sarà un vero onore poter combattere in terra sovietica. Ammetto che ci sto mettendo tutta la fatica di chi è più di un anno che non combatte e la mentalità è: mi ricorderò ancora come si menano le mani?!?!
Che paura!!!
Un’altra grande proposta è in cantiere, ma fino a quando non mi danno la conferma al 100%, non dico niente!”

In conclusione di questa intervista, uno spazio libero da riempire con un tuo pensiero a piacere

“Innanzitutto i ringraziamenti di rito: in primis a Fosco e a Supernews per l’ospitalità; a SAP Fighting Style per il sostegno; al mio Coach Angelo Valente, che mi ha fatto rinascere come atleta e a tutta la Caruso K.O.nspiracy senza la quale sarei una chiacchiera al vento.
Il mio pensiero finale va a tutti i Presidenti di Federazione, EPS, Leghe, Sigle etc. di Kickboxing in Italia:
smettiamola di farci la guerra dei poveri e uniamoci in un solo movimento per fare grande il nostro sport.
Più rispetto e riconoscimento per gli atleti e gli organizzatori!
Quando smetteremo di lucrare sugli spiccioli e inizieremo a investire in grande vinceremo tutti!
PS: Una dedica speciale a tutti i misogini: vi auguro di trovare una Caruso ad ogni vostro commento”.

Grazie Cristina, e per il finale…
“Baci & Pugni a tutti!”

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