Interviste D valore, Matteo Cazzaro: “Il calcio per me è passione, sacrificio, divertimento, gioia, felicità, rabbia e tanta ma tanta volontà”

Pubblicato il autore: Vincenzo Palumbo Segui

matteo cazzaro
Matteo Cazzaro
, giovane promettente portiere classe 1999, è l’ospite odierno della rubrica Interviste D Valore. L’estremo difensore è stato tra i protagonisti della vittoriosa stagione dell’AC Trento, che ha dominato il Girone C di Serie D e guadagnato la promozione con diverse giornate d’anticipo. Matteo Cazzaro, con un passato nelle giovanili del Padova, ha esordito in Serie D nella stagione 2016/2017 e, da quella prima presenza, è riuscito a trovare sempre più spazio nei club in cui ha militato.

Ciao Matteo. Prima di iniziare l’intervista è obbligatorio farti i complimenti per la vittoria del campionato. Sei stato protagonista tra i pali e hai contribuito al trionfo dell’AC Trento. Raccontaci cosa hai provato durante la stagione, qual è stato il tuo momento più esaltante e quale quello più duro.
Ciao, intanto grazie per l’intervista e per i complimenti che mi avete fatto. Il campionato vissuto quest’anno è stata un’esperienza fantastica. Con la squadra, lo staff tecnico, il presidente, il direttore e l’intera società abbiamo fatto qualcosa di eccezionale,  ed essere parte attiva del campionato che ha riportato il Trento tra i professionisti mi dà una soddisfazione enorme. Devo dire che come squadra e staff tecnico siamo stati sempre molto uniti, fin dai primi giorni di ritiro e così per tutta la stagione. Ci siamo aiutati a vicenda anche nei momenti più difficili, come le due/tre settimane in cui molti di noi hanno affrontato e superato le difficoltà legate al Covid. I “vecchi” hanno saputo insegnare molto ai giovani, e questo è stato sicuramente un punto di forza di questo gruppo. Sono molto contento del mio percorso e ringrazio tutti: dal direttore Gementi, al mister Parlato per la fiducia, tutti i miei compagni, il preparatore dei portieri Scali e i miei due colleghi di reparto Ronco e Baldassari. Penso di aver fatto dei buoni interventi durante l’anno, ma la parata che ritengo più esaltante è quella contro il Mestre nella partita di ritorno su una punizione deviata. Devo dire che tutti i gol subìti bruciano, ma quello che mi brucia di più è il gol del pareggio subìto nel recupero contro il Mestre, praticamente a partita finita.

Puoi svelarci qualche anticipazione di calciomercato, in particolare quale maglia indosserai il prossimo anno? Inoltre so che frequenti l’Università, facoltà di Economia e Commercio, come mai questa scelta? Quali progetti futuri, anche extracalcistici, hai?
Per l’anno prossimo non so ancora nulla: il campionato non è ancora finito, ma spero di continuare a vestire la maglia del Trento per continuare il percorso iniziato due anni fa. Vedremo. A tempo debito, parlerò con il Direttore e con il Mister. Sì, frequento l’università di Economia a Trento, scelta proprio quando è arrivata la proposta di firmare per la squadra. Ho sempre pensato che lo studio sia una buona base per il futuro, e quindi cerco di conciliare i due impegni nel miglior modo possibile. Il futuro? L’obiettivo primario è riuscire, per quanto possibile, a conciliare sport e studio, perché la passione per il calcio è veramente tanta. Spero di poter migliorare ancora di più l’esperienza che sto vivendo, con la consapevolezza che lo studio mi servirà per la mia vita futura. Nell’immediato, vediamo di finire alla grande questo campionato e ultimare la sessione degli esami.

Come ti sei avvicinato al mondo del calcio?
Al calcio mi sono avvicinato all’età di sei anni, dopo la vittoria dell’Italia al mondiale del 2006. Fin dal primo allenamento sono entrato in campo con i guantoni da portiere. La mia prima squadra è stata quella della parrocchia, il Real Padova, poi le giovanili del Padova, il Dolo, il Campodarsego e da due anni il Trento.

Sei tifoso del Milan e i tuoi idoli sono Buffon e Dida. Nella tua carriera c’è stato un portiere con cui hai giocato o un preparatore atletico che è stato importante nella tua crescita calcistica? Se sì, quali consigli ti ha dato?
Ho sempre cercato di apprendere i vari insegnamenti e le indicazioni ricevute da parte dei vari mister, preparatori e anche da parte dei miei compagni più anziani. Ricordo i ragazzi con cui mi allenavo nella prima squadra a Campodarsego, il primo anno di serie D, in particolare il portiere titolare Giorgio Merlano: lui per me è stato un punto di riferimento nelle prime esperienze tra i “grandi”, così come ricordo anche Gabriele Brino e Lorenzo Andreatta, altri compagni da cui ho imparato molto. Per quanto riguarda i preparatori, non posso non citare Adriano Zancopè e Federico Bee, durante gli anni nelle giovanili Padova, e Cristian Aljaberi al Campodarsego, con il quale sono arrivato a giocare in prima squadra. Oggi, una menzione speciale la devo fare a Stefano Scali, attuale preparatore portieri del Trento che da due anni mi “sopporta”. Con lui ho un ottimo rapporto e credo che il lavoro fatto in questi anni, tra il campionato di eccellenza e quello fantastico di adesso, sia stato per entrambi molto importante.

Qual è il soprannome di Matteo Cazzaro? Da cosa deriva?
Il mio soprannome è sempre stato “Cazza”, diminutivo del mio cognome Cazzaro.

Cos’è il calcio per te?
Il calcio per me è passione, sacrificio, divertimento, gioia, felicità, rabbia e tanta ma tanta volontà.

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