Interviste D valore, Christian Alvitrez: “Se fosse possibile giocherei fino a 70 anni”

Pubblicato il autore: Vincenzo Palumbo Segui

Christian Alvitrez

Christian Alvitrez dopo un’ottima stagione al Brusaporto, ha accettato la proposta del Chieri. Il centrocampista peruviano anche in questo inizio campionato, sembra non aver perso la sua confidenza con il gol. Christian Alvitrez nella nostra rubrica interviste D valore ci svela come un centrocampista può raggiungere numeri da bomber e i motivi legati alla scelta del suo trasferimento.

Benvenuto Christian Alvitrez. Dopo un’ottima stagione al Brusaporto hai accettato la proposta del Chieri. Come mai questa scelta?
La mia scelta quest’estate è stata difficile perché a Brusaporto mi sono trovato molto bene e ho conosciuto persone fantastiche. È stata una scelta ragionata e pensata a 360 gradi e quello che più ha influito sulla decisione è relativo alla mia situazione famigliare, essendo io di Torino e avendo parenti qui.

Dove può arrivare il Chieri quest’anno?
Per quanto riguarda Chieri sono contento perché è una società sana, fatta di gente seria dove si affrontano le situazioni come in una famiglia. Le ambizioni sono alte anche perché la squadra a mio avviso è ottima e incastrando diversi fattori, come sta succedendo in questo inizio di stagione, possiamo restare nelle posizioni alte della classifica.

Nell’ultimo campionato hai messo a segno 9 gol, quest’anno sei già a 3 reti. Per un centrocampista parliamo di numeri importanti. In mediana puoi occupare diversi ruoli ma dove riesci a esprimerti meglio?
Dall’anno scorso ho cominciato a fissare tra i miei obbiettivi i gol personali, cosa mai fatta prima. È molto stimolante perché sono sempre concentrato visto che l’occasione giusta può capitare in qualsiasi momento e devo farmi trovare pronto. Per il ruolo, penso di esprimere a pieno le mie potenzialità da mezz’ala anche se fare il playmaker o mediano a due mi piace per l’impostazione perché sono al centro del gioco. Insomma è allettante prendermi la responsabilità del fulcro del gioco.

Ci racconti come ti sei avvicinato al calcio e il tuo percorso fino a oggi?
Il calcio fa parte della mia vita da sempre, una passione ereditata da mio nonno che fin da bambini ci portava nei campi di calcio.

Qual è il tuo ricordo più bello che hai vissuto in campo e quello più brutto.
Ricordi belli in campo ne ho tanti ma i ricordi più belli sul calcio li ho fuori dal rettangolo verde con i compagni. Ogni anno ci sono momenti da ridere a crepapelle.

In futuro vorresti provare un’esperienza in Perù, la tua terra natia?
Il mio sogno è quello dì rappresentare da giocatore la nazionale peruviana, cosa che ormai non penso possa più essere fattibile. Per i campionati invece mi trovo benissimo qui in Italia e per ora non mi è mai passato per la testa provare un’esperienza in Perù.

Cos’è il calcio per te?
Ad oggi il calcio per me è vita che racchiude molti significati: da quando ho cominciato mi ha accompagnato in ogni fase di crescita e mi ha tenuto lontano da cattivi sentieri, anzi mi ha formato molto caratterialmente. Chiaro che è anche il mio ‘lavoro’ ma lo faccio con passione e se fosse possibile giocherei fino a 70 anni. Vincenzo ti ringrazio ancora anche perché rispondendo alle tue domande mi sono soffermato su qualche aneddoto molto piacevole della mia vita calcistica. Ciao alla prossima.

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