Alessandro Conticchio a SuperNews: “Sognavo di esordire in A con l’Inter. Lecce e Pisa candidate alla promozione, stupito dai numeri di Strefezza”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.


SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Alessandro Conticchio, ex giocatore, tra le tante, di Inter, Lecce, Torino, Cagliari oggi collaboratore tecnico della Ternana. L’ex centrocampista classe 1974 ha raccontato ai nostri microfoni il suo percorso da calciatore, dai primi anni nelle giovanili dell’Inter alle 149 presenze con la maglia del Lecce, di cui è stato anche il capitano. Conticchio ha ripercorso le tappe della sua carriera calcistica per poi soffermarsi sulla sua esperienza alla Ternana, senza dimenticare di dare la sua opinione sugli attuali campionati di Serie A e B. 

 

Alessandro, hai un passato nelle giovanili dell’Inter. Ci racconti un po’ il tuo percorso? Perché non sei rimasto in nerazzurro?
Quando giocavo a Viterbo, fui chiamato dall’Inter per fare dei provini e disputare un paio di tornei. Subito dopo, mi arrivò la notizia: l’Inter mi aveva preso. Ovviamente non ci ho pensato due volte, anche se la scelta mi portava a tanti chilometri da casa. Così, all’età di 14 anni e mezzo, mi sono trasferito a Milano ed è iniziata la mia avventura all’Inter. Mi sono allenato prima a Interello, poi gli altri quattro anni ad Appiano Gentile, dove si allenava la prima squadra e dove avevo modo di respirare un po’ del clima Inter. Ho fatto tutta la trafila, fino a diventare capitano della Primavera. Con i nerazzurri ho vinto anche lo scudetto degli Allievi Nazionali. Siamo stati campioni d’Italia, io e giocatori come Arturo Di Napoli, Simone Veronese, Mirko Conte. Eravamo una grande squadra, ho davvero bei ricordi. Dopodiché, ho iniziato ad essere ceduto in prestito, inizialmente al Gualdo in Serie C1. Lì sono rimasto in prestito per tre anni, l’Inter non mi ha mollato subito, però in quegli anni il nostro campionato era il più importante al mondo, quindi era difficile tornare in una squadra come quella nerazzurra. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è che l’ultimo anno sono stato quattro volte in panchina con la prima squadra, seguendo tutta la Coppa Uefa vinta poi contro il Salisburgo, senza però avere modo di esordire in Serie A con i nerazzurri. Questo è un sogno sfumato. L’esordio in A, però, è arrivato tre anni dopo con la maglia del Lecce.

Che ne pensi dell’Inter di Simone Inzaghi? È la candidata numero 1 alla vittoria del campionato, quest’anno?
Sì, perché l’Inter viene dalla vittoria di uno scudetto e perché è una squadra di grande valore. Poi, chissà, magari lo vincerà di un punto una tra Milan, Inter e Napoli, il campionato quest’anno è molto equilibrato. Occhio anche alla Juventus, che piano piano si sta inserendo nella corsa e a cui bisogna sempre fare attenzione. Seguo sempre l’Inter, perché se ho fatto ciò che ho fatto è proprio grazie a questo club, e anche perché ho un rapporto stretto con Farris. Auguro all’Inter di vincere lo scudetto, anche se quest’anno sarà un campionato combattuto fino alla fine.

Nel 1997 approdi al Lecce. Con i giallorossi disputi 5 campionati di Serie A e uno di Serie B, totalizzando 149 presenze e 13 gol. Sei stato anche capitano e nel 1999, dopo il gol segnato nel derby con il Bari, i tifosi iniziarono a darti il soprannome “Sindaco”. Se pensi al Lecce, cosa ti viene subito in mente? Che ricordo hai dei tuoi anni con la maglia giallorossa?
Lecce è un capitolo a parte, perché lì è iniziata un’altra vita per me. Ho fatto il salto dalla Serie C alla Serie A, sono approdato nella massima serie con la maglia del Lecce e allenato da Cesare Prandelli. Mi sono messo a lavorare con grande umiltà e ho aspettato il mio momento. Quando, poi, sono entrato in squadra non ne sono più uscito. Quelli nel Lecce sono stati i miei migliori anni. Dopo l’esordio è arrivato il mio primo gol, poi la vittoria del campionato di Serie B e dopo ancora gli anni delle due salvezze, dove ho segnato 8 gol in due campionati di A. Sono stati anni bellissimi, perché ricordo di aver fatto gol alla Juventus, di aver segnato a San Siro contro il Milan e di aver fatto gol nel derby contro il Bari, la “ciliegina” del mio percorso a Lecce e forse il più bel ricordo, l’episodio che ha fatto sì che i tifosi si stringessero a me. Sono diventato indimenticabile per loro, e questa cosa mi inorgoglisce.

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Proprio la tua ex squadra si trova adesso a lottare per la promozione insieme a Pisa, Brescia, Monza, Cremonese. Credi che il Lecce di mister Baroni salirà in Serie A, quest’anno? Chi credi che la spunterà tra queste?
Io credo Pisa e Lecce. Pisa perché, anche se ha avuto un calo, ho visto una grande ripresa nel match contro la Cremonese, e Lecce perché è una squadra forte, che ha in rosa il capocannoniere della Serie B e che può contare su Strefezza e tanti giovani fortissimi. Anche questo è un campionato molto equilibrato, difficile, che si deciderà probabilmente nelle ultime giornate.

Coda e Strefezza sono rispettivamente primo e secondo nella classifica marcatori di Serie B con 18 e 12 gol. Ti aspettavi questi numeri da parte dei due giallorossi?
Da Coda sì, da Strefezza no. Coda ha sempre fatto gol, è un giocatore ormai consapevole, quindi mi aspettavo questo rendimento, mentre da Strefezza, che considero comunque un grande talento, non mi aspettavo tutti questi gol. L’ala giallorossa è stata una bellissima sorpresa: inizialmente lo vedevo più come uomo-assist, come giocatore da 6-7 gol, e invece mi ha stupito, soprattutto con le sue bellissime reti da fuori area.

Con il tuo ex compagno di squadra Cristiano Lucarelli inizia la tua avventura come collaboratore tecnico della Ternana. Cosa ti ha convinto a intraprendere questo percorso?
È iniziato un po’ per caso. Una volta finito di giocare a calcio, sono andato a Coverciano per ricominciare e prendere il patentino, e invece mi sono appassionato e ho iniziato questo percorso. Ho allenato un anno nelle giovanili, poi mi ha chiamato Cristiano Lucarelli, con cui ho un rapporto fraterno e con cui ho giocato sia nel Lecce che nel Torino, e non ci ho pensato due volte. Ho iniziato questa avventura, ormai 8 anni fa, spinto dalla passione per il calcio e per la voglia di stare ancora in campo con i giovani.

La Ternana è 13esima in classifica a quota 38 punti. Qual’era inizialmente l’obiettivo stagionale della società? È stato raggiunto oppure no?
È normale che, inizialmente, l’ambizione della società e della squadra sia sempre quella di ottenere il massimo risultato. Tuttavia, alla base, c’è sempre stato prima di tutto l’obiettivo di confermarsi in Serie B. L’obiettivo principale era questo, manca poco per raggiungerlo. Dobbiamo essere orgogliosi di questi ragazzi, perché sono passati dalla Serie C ad un campionato di Serie B molto difficile. Devo dire anche che abbiamo un presidente davvero ambizioso, che non si accontenta soltanto della salvezza, quindi cercherà sempre di coltivare i sogni e di realizzarli poi sul campo.

Dal 2002 al 2005 sei stato anche un giocatore del Torino: hai disputato 26 partite e realizzato 3 gol in Serie A. Che ricordo hai del tuo Toro? E che ne pensi del gruppo plasmato da Juric?
Pensavo che fare il salto dal Lecce al Torino potesse farmi fare un ulteriore step in avanti, in una società gloriosa come quella granata, ero molto carico all’idea di approdare al Toro. Purtroppo, sono arrivato nel momento sbagliato, perché il fallimento della società ci ha un po’ sconvolto. Nonostante tutto, però, sono stati anni bellissimi, perché ho avuto modo di giocare con calciatori fortissimi, di ottenere belle soddisfazioni e di stringere grandi amicizie. Per quanto riguarda il Torino di oggi, lo seguo e credo che finalmente sia arrivato l’allenatore giusto: nonostante alcuni momenti di “pausa”, penso che la squadra di Juric abbia acquisito grande forza e consapevolezza, e lo ha dimostrato domenica sera contro l’Inter, in un match che forse meritava di vincere. Conosco l’ambiente, lì non si accontentano mai della sola salvezza, sono ambiziosi. Auguro a Juric di fare il salto, di consolidarsi e arrivare nelle zone alte della classifica, un po’ come è avvenuto per l’Atalanta o come sta facendo il Sassuolo. Il Toro merita quella zona di classifica.

Con il Cagliari giochi per due stagioni in Serie A. Che ricordo hai degli anni in Sardegna? Credi che il Cagliari di Mazzarri retrocederà in B o ha ancora qualche possibilità di salvarsi?
Dopo il fallimento con il Torino firmai un biennale con il Cagliari. Con i rossoblù ho giocato due anni in Serie A, ho ricordi positivi dell’esperienza sarda. Il primo anno ho giocato tanto, il secondo un po’ meno, anche perché iniziava a farsi sentire qualche acciacco fisico. Sono contento di aver fatto parte di un’altra società gloriosa come quella del Cagliari. Per quanto riguarda la squadra di Mazzarri, credo che l’allenatore ultimamente abbia dato una scossa al gruppo, si sono tirati un po’ fuori dal pantano, perché si trovavano davvero in difficoltà. Tuttavia, il rischio di retrocedere c’è ancora, adesso non devono mollare perché ci troviamo nel momento cruciale della stagione e hanno ancora nelle mani la possibilità di salvarsi. Glielo auguro, perché la squadra c’è.

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