Riccardo Bonadio a SuperNews: “Obiettivo qualificazioni Roland Garros e chiudere in top 200. La vittoria ad Antalya una grande motivazione”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.

SuperNews ha intervistato Riccardo Bonadio, tennista friulano classe 1993 numero 235 del ranking ATP. Fresco vincitore del torneo ITF di Antalya, l’azzurro ha raccontato ai nostri microfoni il suo percorso tennistico, i suoi obiettivi stagionali e i prossimi tornei ai quali parteciperà.

 

Riccardo, come nasce la tua passione per pallina e racchetta da tennis?
Mio padre è maestro di tennis da quasi 40 anni. Lo vedevo rientrare a casa dopo ore di lezione con palline e racchette da tennis, e questo mi ha sempre incuriosito. Inizialmente non avevo grande propensione verso questo sport, praticavo altre discipline come basket e nuoto. Non pensavo di voler praticare tennis a livello professionistico, ma pian piano, giocando per qualche ora al giorno con l’aiuto di mio padre, il mio rapporto con la racchetta e la pallina si è evoluto. All’età di 13 anni è diventato lo sport che preferivo, e a 16 anni, un po’ più tardi rispetto ai miei colleghi, ho provato a far sì che il tennis diventasse la mia professione.

Riccardo, a febbraio hai vinto il tuo primo titolo ITF del 2022, il torneo di Antalya su terra battuta. Qual è stato l’avversario più ostico? Che emozione hai provato a trionfare e a battere Cuevas in finale?
L’avversario più forte è stato Ajdukovik, tennista croato classe 2001 che ho affrontato in semifinale con un tennis molto potente e aggressivo. Devo dire che quella partita l’ho giocata incredibilmente bene. Sapevo di poter dare fastidio al mio avversario: sono riuscito a mantenere un livello costante per tutta la partita e a imporre il mio tennis. La partita più dura è stata sicuramente la finale contro Cuevas, perché non ho giocato bene come il giorno prima. Inoltre, la tensione si è fatta sentire e le condizioni climatiche non erano molto favorevoli. Tuttavia, sono riuscito a cavarmela molto bene nel terzo set, quando sul 4 a 3 palla break per Cuevas ero ad un passo dalla sconfitta: in quel momento ho salvato un game importantissimo, e la partita che sembrava dirigersi verso il tie break del terzo set ha avuto una svolta dopo aver giocato l’ultimo game nel modo migliore possibile, forse il mio miglior game del torneo, riuscendo a trovare il servizio al limite del match. È stata una partita che mi ha dato fiducia, dal momento che non sono un giocatore che solitamente sa gestire quei momenti lì, invece in quell’incontro sono riuscito a uscire dalla difficoltà nel modo migliore. Questo mi dà grande motivazione anche per le prossime settimane.

Nel torneo ITF di Opatija in Croazia hai fatto un ottimo cammino: hai vinto in semifinale contro Jacquet, ma in finale ha avuto la meglio l’ungherese classe 1998 Valkusz. Cosa è mancato per vincere il match decisivo?
Venivo da un ottimo periodo: avevo vinto il torneo ad Antalya, venivo da una semifinale Challenger, in cui avevo disputato ottime partite, e sono arrivato in Croazia con l’idea di vincere il torneo, anche perché era ciò che mi serviva per il ranking in prospettiva Roland Garros. Sono partito molto bene nelle prime tre partite, punteggi abbastanza agevoli e ottimo tennis. Dalla semifinale si è alzato notevolmente il livello. Già contro Jacquet iniziavo a misurarmi con avversari di un certo calibro e ad avvertire la stanchezza di tutto il periodo precedente. Il primo giorno l’ho spuntata contro il francese, in una partita molto tirata fino agli ultimi punti, riuscendo a gestire bene i momenti cruciali del match. Ho vinto 6-4 0-6 6-4, quindi non ho avuto grande continuità e non ho espresso il buon tennis mostrato nelle partite precedenti, ma sono comunque riuscito ad alzare il livello nei momenti cruciali del match. Questo incontro, insieme a tutti i tornei disputati, ha inciso molto sulla mia condizione fisica una volta approdato in finale, e infatti all’inizio del secondo set della sfida contro Valkusz ho avuto un crollo. Devo dire che il mio avversario mi ha stupito: l’ungherese sta disputando delle partite davvero molto buone, adesso si ritrova ai quarti di finale a Spalato, e sta battendo dei giocatori davvero forti. Valkusz è un giovane con ottime prospettive, e penso che abbia il livello per salire molto in alto.

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Nei Challenger, invece, hai avuto modo di affrontare tuoi connazionali: in quello di Oeiras in Portogallo hai avuto la meglio nei sedicesimi su Lorenzo Giustino, ma il tuo percorso si è fermato agli ottavi contro Alessandro Giannessi, classe 1990 e n.160 nel ranking ATP. La partita è finita 6-2 6-1: a cosa è dovuto questo risultato così netto?
Contro Giustino sono riuscito a gestire le mie energie, disputando una partita non eccellente ma abbastanza buona. Al contrario, nel match contro Giannessi, condizionato anche dal forte vento, sono stato messo in difficoltà dal mio avversario. Il risultato è stato coerente con il livello di tennis espresso da entrambi. Il gioco di Giannessi è fastidioso per me, gli do davvero grande merito. Non ha sbagliato nulla, non mi ha concesso nulla, quindi risultato assolutamente giusto.

Che ne pensi dei giovani azzurri che stanno emergendo nel tennis italiano? Intravedi in qualcuno capacità superiori e un promettente futuro?
Sicuramente stiamo vivendo un momento roseo del tennis italiano, sia per i giocatori “senior”, come me, che stanno ritrovando ottimi risultati, sia per i giovani azzurri emergenti e non. Certamente posso parlare di tennisti come Sinner e Musetti, ma scendendo non di molto troviamo giocatori molto talentuosi, con idee chiare e che vogliono raggiungere obiettivi ambiziosi. Faccio il nome di Luca Nardi, quello che secondo me ha più prospettive in questo momento, ma anche altri giovani che possono togliersi altre grandi soddisfazioni, come Passaro, Arnaldi, Zeppieri, Maestrelli, Forti. Ce ne sono davvero tanti che possono aspirare ad alti livelli.

Dal 2021 al 2022 sei passato da 305 a 235 nel ranking ATP, scalando 70 posizioni. Ne scalerai altre? Qual è il tuo obiettivo stagionale?
Il primo obiettivo è entrare a Parigi. Facendo un conteggio, per accedere dovrebbero servirmi 100 punti, che in questo momento ho, quindi penso di aver raggiunto questo obiettivo. Spero che non si riveli il Roland Garros con il cut off più alto degli ultimi anni. L’obiettivo stagionale, comunque, rimane quello di chiudere entro i 200, se possibile verso la 150esima posizione per poter disputare le qualificazioni ai successivi Slam e ottenere qualche risultato migliore rispetto a quelli dell’anno scorso. La scorsa stagione ho raggiunto anche ottavi e quarti di finale, ma spesso mi sono mancate quelle due partite che mi avrebbero permesso di tenere quei punti che nel ranking fanno la differenza. 

A quali tornei parteciperai prossimamente?
Ho avuto un inizio stagione molto buono, ho giocato tante partite, quindi abbiamo deciso di fermarci per questa settimana, in modo da fare un richiamo fisico e riposare la testa. Dopodiché, cercherò di prepararmi per il Roland Garros disputando il torneo di Mauthausen o Praga, a seconda del tabellone nel quale entrerò, e successivamente quello di Zagabria. Da lì, spero poi di potermi dirigere verso le qualificazioni dello Slam parigino.

A proposito di Roland Garros, chi è secondo te il favorito di questa edizione?
È l’edizione più in discussione degli ultimi anni: Nadal è fuori per infortunio, Djokovic è rientrato da poco dopo le vicende personali legate al Covid, i giocatori più giovani ancora non hanno vinto Slam e stanno trovando un po’ più di ritmo sulla terra rossa, penso per esempio a Tsitsipas che ha vinto il Masters 1000 di Montecarlo. Quindi, non credo ci sia un vero e proprio favorito. Anche se può risultare azzardato dirlo, perché non sappiamo ancora lo stato di salute dello spagnolo, non mi stupirebbe se lo vincesse Nadal. Dopotutto, quello che hanno fatto Djokovic, Federer e Nadal è indescrivibile, quindi non mi sorprenderei davvero di nulla, neanche della vittoria di uno Slam dopo un mese di inattività.

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