Francesco Panetta a SuperNews: “Jacobs può scendere sotto i 9″80. Tortu? È un campione, lo ha dimostrato a Tokyo”

Pubblicato il autore: Rudy Galetti

SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Francesco Panetta, ex siepista e mezzofondista italiano, facendo il punto sul momento dell’atletica azzurra e su 2 grandi esponenti come Marcell Jacobs e Filippo Tortu.

Francesco, nei giorni scorsi, Jacobs era pronto per provare ad abbassare il suo personale di 9.80 a Nairobi, in altura, ma un virus intestinale lo ha fermato. Che tempo sui 100m pensi possa valere il campione olimpico in carica?
I presupposti per fare meglio di 9.80 ci sono tutti e ce lo conferma la stagione che è appena iniziata. Dopo l’exploit delle Olimpiadi, c’è stato il successo, questo inverno, ai Mondiali indoor e tanti altri risultati importanti che ci dicono che la sua dimensione è ormai arrivata ad un livello altissimo. Lui ha la capacità di gestire tutto questo grazie ad una forza mentale e fisica importante e nei prossimi anni può crescere ancora. Venendo a Nairobi, il cambio di programma – inatteso per un atleta metodico come lui – che lo ha spinto ad inserire all’ultimo minuto nel suo programma anche la tappa africana, si spiega con la sua grandissima condizione attuale. Peccato per il tentativo mancato dei 100m in altura, sarebbe stato un’ottima occasione per limare il personale. In ogni caso, credo sia solo un rimando: Marcell vale un crono inferiore a 9:80 e lo dimostrerà.

Tortu, sempre a Nairobi, ha corso un crono un sotto tono di 10″24: credi che la rivalità con Jacobs possa deleteria per la crescita di Filippo?
Filippo è un campione e credo che la crescita di Marcell non abbia influito sul suo rendimento. È innegabile che negli ultimi anni non ci sia stata l’evoluzione che ci si aspettava, ma ogni atleta ha i suoi tempi di maturazione: c’è chi brucia le tappe all’inizio per poi stabilizzarsi, chi cresce più costantemente. Le variabili in gioco sono diverse. In ogni caso, Tortu ha già dimostrato il suo grande valore quando ha risposto al meglio davanti alla responsabilità di dover portare il testimone al traguardo, come ultimo atleta, nella staffetta di Tokyo. È in quelle occasioni che si vede la stoffa del campione e lui ha dimostrato, con testa e gambe, di valere moltissimo. Il tempo di Nairobi (10″24) non si può valutare: prima di fermarsi dopo la prima falsa partenza, Filippo ha percorso a tutta almeno 40 metri, bruciando gran parte delle energie fisiche e mentali. Tornando alla rivalità con Jacobs, sicuramente c’è e non si può negare, ma al momento Filippo è nella posizione migliore: il primo della classe – quello che deve sempre dimostrare – non è più lui e questo gli può consentire di lavorare bene e serenamente per crescere in futuro.

Tornando a Jacobs, al meeting di Savona in programma il prossimo 18 maggio l’azzurro ha annunciato che tornerà a correre i 200 m: può essere per lui un’opportunità anche per il futuro o una preparazione sulla doppia distanza può diventare controproducente e distogliere un po’ di attenzione dai 100 m?
Credo sia un’opportunità che va percorsa e provata. Storicamente tanti grandi centometristi si sono rivelati altrettanto forti nei 200 m. Jacobs, per struttura fisica, può fare ad alto livello anche la doppia distanza: sa correre molto bene sul lanciato, come abbiamo potuto ammirare nella staffetta olimpica della 4×100, e in questo momento la sua consapevolezza fisica e mentale può essere un’arma in più anche per diversificare la preparazione e cimentarsi sui 200 metri in un meeting come quello di Savona in programma domani.

Venendo ad una delle tue grandi specialità, i 3000 siepi, il tuo primato nazionale realizzato nel 1987 (8’08″57) resiste ancora a 35 di distanza: credi che tra le giovani leve azzurre ci sia qualcuno che possa arrivare ai livelli di quel crono?
Lo scorso anno l’Italia ha portato 2 atleti nella finale olimpica dei 3000 siepi (Ala Zoghlami e Ahmed Abdelwahed). Atleti che sarebbero potuti essere 3 con un pizzico di fortuna in più, visto che Osama Zoghlami è rimasto fuori per un soffio dall’atto finale. Tutti loro corrono in 8’12″/8’14”, tempi di livello importante. Quello che noto, però, è che questi ragazzi non si cimentano assiduamente in distanze diverse dai 3.000 siepi, fondamentali per aumentare la resistenza in pista. Ho visto una gara di cross – come la 5 Mulini – in cui loro hanno corso, ma hanno fatto molta fatica. Contrariamente a quanto si possa pensare, i 3.000 siepi sono una disciplina di grande tenuta: se non si è in grado di correre in almeno 13’15” i 5.000 o in 27’50” i 10.000 è dura fare meno di 8’10” nelle siepi.
In una gara secca, come ha fatto l’anno scorso Abdelwahed al Golden Gala, il tempone (8’12″04) lo si può anche far segnare, ma magari chi ti sta davanti fa tempi ancora più interessanti, 3/4 secondi in meno: così non si riescono ad ottenere risultati importanti. In sintesi, abbiamo questi 3 ragazzi con buona potenzialità, ma osservandoli non ho visto mai un 5 mila o un 10 mila di grande livello: il non cimentarsi con continuità su queste gare di resistenza, alla lunga, può essere un limite.

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