Jorge Lorenzo e Sebastian Vettel, i “quasi” incompiuti del 2018

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

Jorge Lorenzo – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Motomondiale e Formula Uno hanno iniziato la parte finale dei rispettivi campionati. Due i “quasi” campioni ancora non certi, Marquez ed Hamilton, due i “sicuri” incompiuti: Lorenzo e Vettel.

Partiamo dal primo, Jorge da Palma de Maiorca inizia la stagione con i dubbi per il 2019. Troppo alto il suo stipendio in riferimento ai punti e vittorie (0) portate a casa l’anno prima.
S’incupisce, non si spiega il perché parta sempre bene e poi si perda nella parte finale dei gran premi. Nel mentre si guarda intorno, le alternative non sono all’altezza di un tre volte campione del mondo.

Jorge Lorenzo, inizio del campionato è da incubo. 
In Qatar si ritira e guarda Dovizioso sul gradino più alto del podio, in Argentina è 15°, ad Austin 11°, a Jerez coinvolge Dovizioso in un doppio ritiro rosso, a Le Mans è 6° a 10 secondi da Marquez.
E’ lo stesso Marquez il padrone del destino di Porfuera.
Al Mugello arriva la bomba di mercato, Lorenzo è annunciato con un’altra moto dal 2019, ma altro che Ktm o Yamaha, si va in Honda a far compagnia a Marc Marquez, in un dream team o in un team che scatenerà rissa già dalla presentazione. Da quel giorno cambia Jorge. Quasi fosse una scimmia da scrollarsi di dosso, il maiorchino domina in Italia, poi fa doppietta in Catalunya mettendosi dietro Marc e Rossi, mica due qualsiasi.
Di botto la Ducati è la moto da battere, Jorge vince in Austria ma Dovi lo batte a Brno in una gara di una bellezza assoluta (come Assen, dove però Lorenzo chiude solo settimo), poi la caduta di Misano lo relega in classifica ad un –91 da Marquez e sopratutto -24 dal Dovi, che per contro ha un carattere che non esalta i tifosi della Ducati.
Vincente si, Dovizioso, ma manca qualcosa per quella scintilla che dava Stoner, o in Superbike Fogarty e Bayliss.
Lorenzo piace di più, ma andra alla Honda. 

Sebastian da Heppenheim è un quattro volte campione del mondo che guida la macchina più bella del mondo: la Ferrari. E’ tedesco, ma atipico, perché troppo latino per essere teutonico.
Non ha la rabbia dei panzer ma anzi si emoziona, ed emoziona, quando vince.
Il 2018 pare calzare a pennello per lui. La Ferrari, chiamata Loria dal tedesco, diventa subito Gloria in Australia, quando Seb parte terzo e sfrutta una virtual safety car per prendersi la prima vittoria dell’anno.
Apriti cielo, un tedesco che vince in Ferrari.
Roba alla Schumacher.

Sebastian Vettel – Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Perché ineggiare subito al Kaiser? Perché il primo Michael era latino quanto Vettel, con errori, nervosismi e disperazione che solo i 5 titoli consecutivi in Rosso hanno cancellato.
Ecco, il titolo. Schumi una volta vinto nel 2000 ha raggiunto un’aura di invincibilità, quasi fosse un Sayan nel cartone di Dragon Ball, demolendo qualsiasi rivale, in pista e fuori.
A Vettel manca quel salto, quel titolo che lo metterebbe da subito una spanna più in alto di Hamilton (cosa che attualmente non è) e dopo la prima vittoria, replicata in Bahrein con gara magica, sbaglia in Cina e in Azerbaigian, quando la troppa foga gli fa compiere un lungo che gli fa perdere posizioni arrivando quarto.
La doppietta Mercedes in Spagna fa vacillare lo status della Ferrari che fino a quel momento si crede migliore, a Monaco altra gara da incompiuto per Vettel che non ha la velocità necessaria per attaccare Ricciardo.
La Gloria però ritorna in Canada, la terra di Gilles, con Vettel che fa vincere la Ferrari che nella terra della foglia d’acero non si prendeva il primo posto da 14 anni.

La Francia vede l’ennesimo scontro Vettel-Mercedes, col tedesco che colpisce Bottas e compromette tutto, l’Austria è altra incompiuta con Verstappen che si prende la vittoria davanti alle due rosse, ma nulla è perduto.
Vettel compie un capolavoro in Inghilterra “A casa loro“, vincendo ed eguagliando Prost a quota 51 gare vinte e quando tutto sembra apparecchiato per un trionfo “A casa suain Germania Seb finisce fuori, nella morsa della pressione di Hamilton.

L’Ungheria vede un altro contatto Vettel-Bottas, vince Hamilton e si porta a +24 sul tedesco. Il Kemmel e lo spettacolare scenario di Spa regalano alla Ferrari altra gloria col sorpasso di prepotenza di Vettel su Hamilton nella vittoria numero 52 della carriera.
Monza diventa il teatro della disgrazia italiana. Non si saprà mai con certezza quando Raikkonen viene licenziato (pardon, regalato all’Alfa Romeo in cambio di Leclerc) ma Iceman fa di tutto per non agevolare Vettel partito da una prima fila tutta rossa e col risultato di un testacoda con contatto di Hamilton.
Potrebbe essere l’inizio della fine, perché il “Latino” Vettel da quel momento non ne imbocca una giusta, a Singapore è mestamente terzo dietro Hamilton e Verstappen, vedendo il suo distacco salire a 40 punti.
Incompiuto sì, ma ancora non è detta l’ultima parola.
Ricordatevi quando Schumacher vinse il primo titolo su Hakkinen, certo, distacco minore ma stesso presagio funesto nell’ennesima occasione da incompiuto.
Sta ora a Seb modificare questo pezzo e a Lorenzo vincere tante più gare da qui a fine campionato per non far in modo che i rimpianti da incompiuti siano devastanti.

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