Marco Simoncelli, il suo ricordo a 7 anni dal fatale incidente di Kuala Lumpur

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

Oggi, martedì 23 ottobre 2018, ricorre il triste anniversario della morte del mitico Marco Simoncelli. Sono passati già 7 anni (2011 Ndr) dal tragico incidente che non ha lasciato scampo al pilota di Coriano sulla pista di Kuala Lumpur . Risulta ancora difficile da credere, anche per me, la sorte toccata all’allora ventiquattrenne astro nascente della MotoGp. A volte, quando ripenso al dramma che si è consumato sul circuito malesiano, sento un magone allo stomaco perché no, non è possibile accettare la morte di un ragazzo così giovane, anche se il suo lavoro era uno sport che ti può togliere la vita da un momento all’altro.

Eppure, almeno durante le sue uscite pubbliche, Paolo, il padre del Sic, mostra sempre una grande gioia negli occhi quando ricorda suo figlio e la sua cocciutaggine ripresa dai genitori. Chissà se, a volte, Paolo Simoncelli abbia mai avuto, almeno indirettamente, un senso di colpa per aver inculcato, nella testa del Sic, l’abitudine a non arrendersi mai, neanche quando forse ce ne sarebbe stato bisogno per la propria incolumità. Tutti i fan del casco numero 58, e non solo, ricorderanno la dinamica dell’incidente di Simoncelli quando, in piena curva, il pilota romagnolo ha cercato di raddrizzare la sua Honda del team Gresini, finendo per essere colpito tra collo e testa dall’americano Colin Edwards e dal suo caro amico Valentino Rossi.
Impossibile dimenticare il silenzio quasi fastidioso che regnava sovrano nel paddock di Kuala Lumpur subito dopo il trasporto in ospedale dell’agonizzante pilota. Non c’erano molte speranze di salvarlo e, infatti, la morte fu annunciata nel giro di poco tempo, nonostante gli inutili tentativi di rianimarlo da parte dei medici.

Valentino Rossi, oggi come in tutti i giorni della sua vita, sarà forse pervaso dal dolore e dal rimorso continuo per non aver potuto far nulla per evitare l’impatto con la testa del Sic. Paolo Simoncelli, con una lucidità sorprendente, aveva rimarcato il modo in cui la sfortuna si fosse accanita su suo figlio, perché bastavano 10 centimetri e il numero 58 sarebbe stato colpito alla spalla. Ma questa è un’altra storia.
Ciò che più mi sconvolge, in positivo, è stata la pronta reazione dei genitori di Marco, che si sono attivati da subito per promuovere campagne in favore di una maggior sicurezza sulle piste di tutto il mondo dei motori. A dispetto del trauma subito, Paolo Simoncelli non ha rinunciato alla passione per le corse, condivisa con il figlio, anzi, ha deciso di fondare il team Sic58 che partecipa al campionato di Moto3. Sono innumerevoli, come da lui ammesso, gli attestati di stima e di vicinanza che la famiglia del Sic riceve dal mondo delle moto ma anche dall’esterno. Sembra che, dopo 7 anni, non si sia minimamente esaurito il ricordo del sorriso e della spensieratezza di un ragazzo che si divertiva tanto a montare in sella a una moto, anche quando la passione si è trasformata in lavoro.
Nonostante non fosse molto amato dai suoi avversari per via della spregiudicatezza nei sorpassi e di diverse manovre ai limiti degli standard di sicurezza, Marco Simoncelli era l’idolo di molti appassionati di MotoGp perché dimostrava di essere puro, sincero, sorridente e, soprattutto, l’erede designato di Vale46 per il suo modo coraggioso e fuori dagli schemi di impostare tatticamente la gara.

In un contesto drammatico come quello di oggi, la domanda che sorge spontanea, ma che non avrà mai una risposta, riguarda la possibilità di vedere Simoncelli battagliare con Marc Marquez in MotoGp. Visto l’enorme talento dimostrato dal pilota di Coriano fino all’ultima curva della sua vita, oggi il Sic, per il suo stile di guida spregiudicato, sarebbe stato forse l’unico in grado di tenere testa all’onnipotenza dello spagnolo della Honda, fresco pentacampione nella massima categoria motoristica a due ruote. Forse se lui fosse qui con noi, staremmo parlando dei suoi titoli vinti in MotoGP da degno erede del “dottore” di Tavullia.
E, invece, resta la rumorosa mancanza della moto numero 58 del Sic, che rimarrà nei nostri cuori per l’eternità.

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