Alboreto, De Angelis, Piquet, Prost, Villeneuve: anni ‘80

Pubblicato il autore: Silvia Zanchi Segui

Se si pensa agli anni ottanta della Formula 1 vengono subito in mente quattro immagini: il 1980 con il maggior numero di incidenti nella storia dei Gp; il canadese “aviatore” tanto amato da Enzo Ferrari, Gilles Villeneuve che l’8 maggio del 1982 perse la vita nelle prove del gran premio del Belgio; Nelson Piquet, campione del mondo nel 1981, nel 1983 e nel 1987, brasiliano, che il prossimo 17 agosto compirà 68 anni ed il francese quattro volte campione del mondo, detto Professore per la sua pignoleria, Alain Prost. Quindi pensiamo ad Alboreto, De Angelis, Piquet, Prost e Villeneuve come simboli del decennio che rivoluzionò il mondo della Formula 1.

Piquet, Prost e Villeneuve

Piquet è tra i più amati, affascinanti e simpatici (ex) piloti di tutti i tempi. Ricorda come suo momento più bello il successo al Gran Premio di Monza del 1983 mentre quello più brutto è stato, senza alcun dubbio, l’incidente nelle prove libere del venerdì con la sua Williams alla curva del Tamburello ad Imola nel 1987. Memorabili le sue interviste e le parolacce (in italiano) sapientemente dosate in diretta televisiva ed i suoi duelli con Mansell quando erano entrambi in Williams.
Alain Marie Pascal Prost, classe ‘55, vinse il suo primo mondiale nel 1985 ed il secondo l’anno seguente sempre con McLaren-Porsche, il terzo nel 1989. Approdò in Ferrari nel 1990 ma otterrà il quarto titolo solo con Williams-Renault nel 1993.
Lo scaramantico e sempre combattivo Prost è noto anche per il dualismo sportivo con Senna del quale gestisce la fondazione benefica per i bambini poveri del Brasile con la sorella proprio di Ayrton, quasi subito dopo la morte di quello che era diventato un amico sincero.

Villeneuve, fu scoperto da Teddy Mayer nel 1977. Era amato dal popolo più per la sua audacia e la grinta da giovane coraggioso esordiente che per i podi ottenuti, fece sognare anche quei tifosi Ferrari un po’ scettici nei suoi confronti dopo i sorpassi spettacolari con Arnaux del 1979 a Digione. Non molti sanno che iniziò in Canada con le motoslitte grazie alle quali imparò a guidare in assenza di visibilità (la neve alzata era parecchia quando non eri in testa) e le innumerevoli vittorie gli consentirono di comprare la sua prima auto da corsa Formula Ford.

Enzo Ferrari ed i piloti italiani, Alboreto e De Angelis

Forse non tutti sanno che Enzo Ferrari evitasse appositamente di ingaggiare piloti italiani perché per sua esperienza diretta quando capitavano incidenti, spesso mortali, si soffriva troppo nelle perdite… Si pensi ad esempio a Lorenzo Bandini.
Piero Ferrari racconta che erano soprattutto gli italiani ad essere ragazzi semplici con i quali si diventava inevitabilmente amici, era difficile mantenere il rapporto solo su un piano professionale. Ecco perché per la Rossa furono pochi i piloti connazionali. Nel 1984, poi, per mezzo punto su Prost, vinse il suo terzo ed ultimo titolo mondiale (in Portogallo) l’austriaco Niki Lauda su Mclaren-Porsche.
Per il 1985 l’immagine è quella del milanese Michele Alboreto, per molti il vero vincitore di quel mondiale che, a causa delle manchevolezze aerodinamiche e di telaio della sua Ferrari (che montava le turbine americane Garrett preferite dal Team del Cavallino alle KKK) non riuscì più a far punti nelle ultime cinque determinanti gare. Lo stesso Drake disse: “ad Alboreto dobbiamo un mondiale”. Campione europeo di Formula 3 nel 1980, si fece notare dagli sponsor ed esordì in F1 nel 1981 al volante della Tyrell-Ford ed il 25 settembre del 1982, a venticinque anni, vinse il suo primo gran premio a Las Vegas, il secondo a Detroit il 5 giugno 1983. Si è spento dopo l’incidente a Lausitzring, sullo stesso circuito e nello stesso anno – il 2001 – che cambiò la vita ad Alex Zanardi.

L’anno peggiore

Il 1986 fu un anno orribile sia per il patron Frank Williams (dell’omonima scuderia) che finì tetraplegico a causa di un incidente stradale, sia per la morte, il 15 maggio, del ventottenne Elio De Angelis. Il pilota a bordo della sua Brabahm BT55 numero 8 correva a Paul Ricard (circuito a Le Castellet, Francia) montava una nuova ala posteriore che cedendo a 270 km/h gli fece perdere il controllo della monoposto facendolo sbattere violentemente contro le barriere. Sembra che se i soccorsi fossero stati più rapidi nel domare l’incendio e nell’estrarlo dalla vettura che lo intrappolava forse il giovane pianista romano sarebbe ancora vivo. Fu lui il primo a lanciare la “moda” di farsi intervistare a pochi minuti dalla partenza di un gran premio, fatto che oggi è più che normale. Vinse il campionato piloti Alain Prost con la McLaren MP4/2c mentre quello costruttori andò alla Williams-Honda. L’ultima gara ‘86, che si disputava in Australia, ad Adelaide, è ricordata come una delle più emozionanti della storia di questo sport. Fu decisiva infatti per l’assegnazione del titolo conteso tra l’inglese Mansell (70 punti) e Piquet – compagni ed avversari – e Prost. Come è noto, al baffuto leone scoppiò una gomma posteriore e così, ad un attimo dal traguardo, vide sfumare le sue quasi certezze di vittoria dal francese.
Il 1988 sarà l’anno di Ayrton Senna Da Silva (San Paolo 1960 – Bologna 1994) ma questo merita un capitolo a parte…

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