Nino Farina e il primo Campionato Mondiale di Formula 1

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui

Il primo Campionato Mondiale di Formula 1 venne organizzato dalla FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile) nel 1950, dopo anni di piccoli e medi Gran Premi sparsi fra l’Europa e le Americhe. La voglia di ordine, di unione che la fine della Seconda Guerra Mondiale aveva lasciato fu sfruttata appieno dai vertici della federazione, i quali scelsero 7 gare sulle 24 esistenti al mondo, e al termine delle quali l’italiano Nino Farina si laureò primo Campione del Mondo.

Fra le due guerre mondiali la serie dei Gran Premi era organizzata nella cosiddetta Formula Gran Prix, alla quale partecipavano vetture dal peso minimo di 800 kg e dalla cilindrata massima di 3000 cm cubici. Dal 1921 al 1929 le auto erano biposto, dopo di che furono accettate solo vetture monoposto. A partire dal 1934 il peso massimo delle carrozzerie fu abbassato a 750 kg permettendo alle scuderie tedesche di eccellere grazie allo stato avanzato della loro siderurgia. Più tardi il peso delle carrozzerie fu deciso in base alle cilindrate dei singoli motori, fino ad arrivare agli equilibri della cosiddetta Formula A nel 1946. Dopo appena un anno un nuovo cambio di nome portò all’istituzione della Formula 1, in vigore ancora oggi.

I 7 Gran Premi facenti parte della prima edizione del Campionato Mondiale di Formula 1 si corsero quasi tutti in Europa, più precisamente a Silverstone, a Monaco, a Berna, a Spa, a Reims e a Monza. Solo all’ultimo si decise di inserire nel novero delle gare la 500 Miglia di Indianapolis, negli USA, sebbene il tentativo di unire Europa e America si risolse in un flop clamoroso, con i piloti europei che disertarono la gara in Indiana e i piloti statunitensi che caldamente “ricambiarono” la cortesia. La stagione vide anche 11 gare in Sud America, per la Formula Libre, e 16 in Europa, nessuna delle quali era valida per il Mondiale, e che comunque videro un gran successo in termini di partecipazione dei piloti. Dei 16 Gran Premi europei tre furono corsi in Italia: a Sanremo, a Bari e a Pescara, tutti e tre vinti dall’Alfa Romeo 158 guidata dall’argentino Juan Manuel Fangio in Liguria e in Puglia, e da Farina in Abruzzo. Fangio vinse poi anche il Gran Premio delle Nazioni a Ginevra, e Farina il Trofeo Internazionale BRDC a Silverstone.

All’inizio del Mondiale si iscrissero ben 58 piloti divisi in 30 scuderie. I due costruttori che sin da subito si contesero il titolo furono l’Alfa-Romeo, che presentava il modello 158 con un motore in linea L8c da 1.5 e montava pneumatici Pirelli; e la Talbot-Lago che sul modello T26C montava un motore in linea L6 da 4.5 e pneumatici Dunlop. Le due case avevano poi arruolato 6 piloti a testa: l’Alfa-Romeo i già citati Fangio e Farina, l’inglese Reg Parnell e gli altri italiani Luigi Fagioli, Consalvo Sanesi e Piero Taruffi; la Talbot-Lago i francesi Yves Giraud Cabantous, Louis Rosier, Philippe Étancelin, Eugène Martin, Pierre Levegh e Raymond Sommer. Presenti anche altre scuderie italiane. La Scuderia Ambrosiana con la Maserati 4CLT/48; stessa auto per le Officine Maserati; la Ferrari con i modelli 125, 275 e 375 e con piloti del calibro di Luigi Villoresi e Alberto Ascari; la Scuderia Milano con la Maserati 4CLT/50; e la scuderia privata del pilota Clemente Biondetti alla guida di una Ferrari 166S motorizzata Jaguar. Degne di menzione anche la scuderia argentina del pilota italiano Achille Varzi, e i francesi della Simca-Gordini.

La prima gara, il Gran Premio della Gran Bretagna a Silverstone, si corse il 13 Maggio, alla presenza di re Giorgio VI e della regina madre Elisabetta, e vide il trionfo dell’Alfa-Romeo che piazzò Farina (partito in pole position), Fagioli e Parnell sul podio; a seguire i francesi della Talbot-Lago Giraud-Cabantous e Rosier rispettivamente quarto e quinto. Da registrare l’assenza della Ferrari, indispettita per il basso ingaggio offerto dagli organizzatori del Gran Premio.

Il 21 Maggio Gran Premio di Monaco a Monte Carlo. La gara regalò grandi emozioni, positive tanto quanto negative. Si registrò il debutto in Formula 1 di un pilota statunitense, Harry Schell, alla guida di una Cooper. Durante la sessione di prove del sabato rovinoso incidente per l’argentino Alfredo Pián, della scuderia di Varzi, il quale, infortunatosi alla caviglia, non prese mai più parte a una gara automobilistica di Formula 1. Anche la gara fu condizionata da un grave incidente quando, a causa di un’ondata presso la Curva del Tabaccaio, Farina andò a scontrarsi con la Maserati della Varzi condotta dall’argentino José Froilán González, ingenerando una catena di collisioni che videro protagonisti, tra gli altri, Fagioli e Rosier. In tutto dovettero ritirarsi 10 piloti. Al 38° giro una perdita d’olio mise Étancelin fuori dai giochi, mentre al 63° giro la trasmissione tradì Villoresi. Su 21 partenti solo 7 tagliarono in traguardo: nell’ordine Fangio, Ascari, il monegasco Louis Chiron, Sommer, il thailandese Prince Bira, l’inglese Bob Gerard e il belga Johnny Claes. In classifica generale Fangio raggiunse Farina al primo posto.

La trasferta americana venne fatta il 30 Maggio. O, per meglio dire, non fu fatta per nulla perché, come accennato sopra, nessuno dei piloti europei affrontò il viaggio fino in Indiana per affrontare una gara su auto dagli assetti diversi da quelle della Formula 1. Fatto sta che la 500 Miglia di Indianapolis fu svolta da tutti piloti statunitensi, con Walt Faulkner partente in pole position su Kurtis Kraft 2000 dopo una sessione prove che aveva visto un lieve incidente di Hal Cole, anch’egli su Kurtis Kraft 2000. La gara, caratterizzata dalla presenza di due soli modelli di auto italiane (la Maserati 8CTF e l’Alfa-Romeo 8C308, fu interrotta al 138° giro a causa della pioggia, e le posizioni finali furono stabilite al momento della sospensione. Andarono a punti Johnnie Parsons su Kurtis Kraft 1000, Bill Holland su Deidt Tuffanelli Derrico, Mauri Rose anch’egli su Deidt, Cecil Green su Kurtis Kraft 3000, Joie Chitwood su Kurtis Kraft 2000 e Tony Bettenhausen su Deidt. In classifica generale Parsons raggiunse Fangio e Farina con gli unici 9 punti che realizzò in questo Mondiale.

Il 4 Giugno a Berna si corse il Gran Premio di Svizzera, su un affascinante quanto pericoloso circuito stradale, il Bremgarten. Le prove vennero vinte da Fangio che conquistò la pole position, mentre fece il suo debutto la Società Valdostana Automobili, motorizzata FIAT e con lo svizzero Rudi Fischer al volante. La gara vide il ritiro quasi immediato di Giraud Cabantous, Ascari e Villoresi, mentre in testa Fangio e Farina ingaggiarono un’entusiasmante lotta per la prima posizione. Si registrò poi il ritiro di Martin al 19° giro per un incidente abbastanza serio dove il francese riportò qualche frattura. Al 33° giro colpo di scena con il ritiro di Fangio per la rottura del motore. Da quel momento la corsa non ebbe più storia. Primo si classificò Farina, seguito in ordine da Fagioli, da Rosier, da Bira e dall’italiano Felice Bonetto che conquistò i primi due punti della sua carriera. In classifica generale Farina si portò a 18 punti, seguito da Fagioli a 12 e da Fangio e Parsons a 9.

Il Gran Premio del Belgio fu disputato il 18 Giugno sul famosissimo circuito di Spa-Francorchamps, al tempo lungo più di 14 km. Le prove arrisero a Farina che conquistò la pole position. Durante la gara Farina e Fangio presero saldamente la testa, seguiti da Sommer il quale, fra il 12° e il 13° giro approfittò della sosta per rifornimento dei due alfisti e passò al comando almeno fino al 20° giro quando, forse forzando la sua Talbot-Lago, ruppe il motore. Le Alfa-Romeo tornarono al comando dopo un brevissimo interregno di Ascari che dovette fermarsi quasi subito per far rifornimento alla sua Ferrari. In questo caso il colpo di scena fu la perdita di potenza dell’auto di Farina che chiuse quarto, preceduto sul podio in ordine da Fangio, Fagioli e Rosier. In quinta posizione arrivò Ascari. In classifica generale Farina raggiunse i 22 punti, con Fagioli che salì a 18 e Fangio a 17.

Il penultimo appuntamento con il Mondiale fu il Gran Premio di Francia a Reims, il 2 Luglio. La pole position fu conquistata da Fangio, mentre fu annunciata l’assenza della Ferrari impegnata nello studio di un nuovo modello da presentare a Settembre a Monza. L’unica Ferrari presente fu la 125 guidata, privatamente, dall’inglese Peter Whitehead. Alla partenza Farina bruciò Fangio e prese la testa della gara, ma al 17° giro dovette fermarsi ai box, per due giri, per la sostituzione della pompa della benzina. Farina scivolò al settimo posto, dovette fermarsi ancora, poi si rese protagonista di una serie di giri veloci fino a raggiungere la terza posizione; a 9 giri dalla fine, però, la sua Alfa-Romeo si ruppe definitivamente e fu costretto al ritiro. La vittoria andò a Fangio, seguito da Fagioli, Whitehead, e poi i francesi Robert Manzon, Robert Chaboud ed Étancelin. In classifica generale Fangio passò in testa con 26 punti, seguito da Fagioli a 24 e da Farina a 22. Si stava prospettando un finale di stagione realmente emozionante.

Il 3 Settembre 1950 a Monza andò in scena l’ultimo atto del mondiale, il Gran Premio d’Italia. Debuttò la Ferrari 375, mentre l’Alfa-Romeo mise in gara il modello 159, migliorata nella trasmissione e nella frenata, così come nella potenza. La pole position venne conquistata da Fangio. Alla partenza nuovo scatto di Farina che conquistò subito la testa della gara; Fangio perse potenza e al secondo girò si trovò terzo, superato dalla Ferrari di Ascari. Al 15° giro Ascari passò in testa, ma dovette fermarsi poco dopo per problemi a un cuscinetto. Al 24° giro Fangio fu costretto al ritiro dalla rottura del radiatore della sua macchina, ma tornò subito in gara con la 158 di Taruffi, fra i fischi del pubblico. Una seconda Ferrari, portata dal motociclista Dorino Serafini, si fermò per un cambio gomme, e ripartì con Ascari al volante, per la gioia questa volta degli astanti. Fangio, che era riuscito a riportarsi in seconda posizione, dovette ritirarsi definitivamente al 35° giro, e ciò permise ad Ascari di risalire fino alla seconda posizione, approfittando di una sosta ai box di Fagioli. Farina tagliò il traguardo e vinse corsa e Mondiale; in seconda posizione Ascari sulla Ferrari di Serafini, in terza Fagioli; poi Rosier ed Étancelin. Il vantaggio finale di Farina fu di soli due punti su Fagioli (30 a 28), mentre Fangio chiuse terzo a 27.

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