Schumacher ed Hamilton, difficile paragonare piloti di epoche diverse

Pubblicato il autore: Silvia Zanchi Segui

Sebastian Vettel dopo il Gp dell’Eifel si è complimentato con Lewis Hamilton per aver eguagliato Michael Schumacher nel numero di vittorie (91) in carriera. Ribadisce però come per lui resti il connazionale Michael il migliore di tutti i tempi nella Formula 1, nonché suo eroe.
L’opinione del tedesco, secondo l’inviato di automoto.it Paolo Ciccarone, potrebbe esser dovuta si all’ammirazione verso colui che lo ha ispirato e consigliato agli inizi ma anche ad un altro fatto un po’ più scomodo. Affermare che Hamilton sia il migliore di sempre vorrebbe implicitamente ammettere di essergli inferiore e, dato che i due si scontreranno anche nel 2021, il messaggio chiaro è “io sono forte quanto te”.
Difficile paragonare due piloti di epoche diverse ma, visto il traguardo raggiunto la scorsa domenica da Hamilton (proprio sul circuito di Nürburgring, in Germania), è stato inevitabile. Lewis, che detiene già il primato delle pole position (96), ha quindi ricevuto il casco di Schumi con livrea Mercedes dal figlio Mick.

Schumacher ed Hamilton a confronto

Schumacher nasce ad Huerth-Hermuehlheim, in Germania, il 3 gennaio 1969 in una famiglia modesta. Molto probabilmente nemmeno lui avrebbe immaginato di riuscire a vincere sette mondiali: nel 1994 e nel 1995 con la Benetton e poi dal 2000 al 2004 con la Ferrari. Inizia nelle formule minori dopo il diploma all’istituto tecnico, spazia dalla Formula Ford alla Formula Konig, fino alle Formula 3. Vince quasi sempre ma, soprattutto, non si arrende mai.

Leggi anche:  Formula 1, ecco il futuro di Sergio Perez

Arriva nella categoria sport di Mercedes e poi il debutto con la Jordan al Gp del Belgio a fine agosto 1991. Dopo sole due settimane Flavio Briatore lo vuole nella Benetton per rimpiazzare il mediocre Roberto Moreno (che licenzierà in tronco). Schumi inizia a correre a fianco di Nelson Piquet giunto alla sua ultima stagione nel circus. Dopo un anno esatto vince sul Circuit National de Francorchamps (Belgio). Porta il primo ed unico titolo costruttori alla scuderia fondata da Luciano Benetton con la monoposto B195 (motore Renault) nel 1995. Schumacher ormai è una star e la Ferrari lo reclama. Inizia così, nel 1996, il rapporto con la casa di Maranello che farà innamorare una nazione intera del pilota germanico. I risultati sono da subito buoni ma non abbastanza da battere Damon Hill e Jacques Villeneuve.
A causa dell’incidente dell’undici luglio 1999 a Silverstone, dove si frattura tibia e perone della gamba destra e si ferisce gravemente la pianta del piede, Schumacher è costretto a lasciare il campionato. Quell’anno il titolo andrà a Mika Pauli Häkkinen su McLaren MP4/14, suo grande avversario nonché campione in carica (1998 subMP4/13). Dal 2000 i suoi successi sono noti a tutti. Lascia la Rossa nel 2006 e conclude la sua carriera in Mercedes.

Leggi anche:  F1, Lewis Hamilton positivo al Covid-19: ecco cosa succede in vista del GP del Sakhir

Lewis Hamilton nasce il 7 gennaio 1985 a Stevenage, città dell’Hertfordshire, in Inghilterra da una famiglia umile. Grazie ai sacrifici del padre, che fa tre lavori contemporaneamente, riesce ad avvicinarsi al mondo delle corse ed a soli dieci anni vince il campionato britannico di Kart. Ronald Dennis, Presidente di McLaren, lo nota e poco dopo lo seleziona per il programma di formazione piloti McLaren. Hamilton all’inizio del nuovo millennio si impone nella Formula Renault 2.0 Uk, nella Formula 3 Euro Series e nella Gp2. Entra in McLaren F1 nel 2007 e vi resta fino al 2012. Con il team del suo mentore vince il suo primo titolo iridato nel 2008 ma un contratto troppo vincolante e la voglia di crescere lo fanno approdare in Mercedes nel 2013. Sono gli anni dove Vettel su Red Bull ottiene titoli su titoli. Nel novembre 2014 Lewis si merita il suo primo mondiale con Mercedes vincendo anche la gara ad Abu Dhabi. Hamilton, che conquisterà il settimo titolo mondiale alla fine della stagione in corso, non smette di stupire e supererà molti altri record.

L’opinione degli esperti

Secondo Ross Brawn, ex direttore tecnico di Benetton e Ferrari e Team Principal della Mercedes fino al 2013: “sono entrambi enormemente talentuosi in quello che fanno sulla macchina e in quei momenti in cui tirano fuori qualcosa dal nulla.”. Si è spiegato meglio nella sua rubrica sul sito web ufficiale della F1 all’indomani del nuovo record del trentacinquenne.

Per l’ingegnere ex Minardi, Ferrari e Mercedes che da quest’anno è Chief Technical Officer di DallaraAldo Costa “il sei volte iridato lavora in un contesto tecnologico diverso da quello in cui lavorava il Kaiser ma l’inglese possiede una determinazione disarmante”. Nei suoi trentadue anni in Formula 1, Costa, ha lavorato con entrambi ed a tal proposito ha voluto raccontare di più in uno speciale Sky Sport F1 dal titolo “ Schumi e Lewis visti da me” andato in onda il 12 ottobre.

Leggi anche:  Formula 1, ecco il futuro di Sergio Perez

Con l’incidente sciistico del 29 dicembre 2013 sulle Alpi Francesi Schumi si è dovuto fermare e tutt’oggi la famiglia mantiene il massimo riserbo sulla vicenda e sulle attuali condizioni di salute del campione.

Siccome la Ferrari è sia un sogno che un simbolo dell’Italia, credo che oggi come oggi pur riconoscendo l’indiscutibile talento dell’inglese, la maggior parte degli italiani  prediliga colui che per undici anni li ha fatti sperare ed avvicinare allo sport motoristico più importante del mondo: la Formula 1. Comunque solo la storia potrà definire chi sarà il migliore.

  •   
  •  
  •  
  •