Djokovic: l’uomo dei record

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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Grazie all’ennesima vittoria per 6-3, 6-3 nella finale di Miami, Djokovic diventa il primatista solitario di questa speciale classifica: staccato anche lo spagnolo Rafa Nadal. Il 2016 del tennis maschile si conferma così un affare a senso unico: 28-1 il ruolino di Nole. Ma il prossimo obiettivo stagionale di Djokovic è la vittoria su terra al Roland Garros. In un colpo solo ha raggiunto due record ed eguagliato un terzo: ha vinto Miami per la sesta volta come Andre Agassi (questo è il record eguagliato), ma è il primo ad aver realizzato la doppietta Indian Wells – Miami per tre anni consecutivi. Se non è dominio questo… 

Ormai si scommetterà su chi riuscirà a batterlo. Chi può far capitolare Djokovic? Sinora nessuno. E’ tutta qui la storia del 2016 nel tennis maschile, che appare sempre più simile anche a quella del 2015. Vince sempre Novak Djokovic e non c’è sfidante al momento, che sembra in grado di poter giocare una gara alla pari del tennista serbo. Facendo un calcolo economico invece, Djoko, con le sue vittorie sarebbe già arrivato a guadagnare più di 100 milioni di dollari tra terra rossa, cemento, tappeto indoor ed erba. Cifre da far accapponare la pelle.

Il bilancio sul campo invece parla chiaro per lui: uno slam, due Masters 1000 su due, 28-1. Tutto il resto è noia direbbe Franco Califano.  E’ stato così anche oggi in quella finale di Miami che ha consegnato a Nole non solo il suo sesto titolo qui in carriera, ma anche e soprattutto  l’invidiabile record che era lì dietro l’angolo: 28 titoli Masters 1000. Nessuno come lui. Pur non giocando la sua miglior partita, il serbo non ha comunque avuto problemi a battere un Nishikori la quale illusione è durata lo spazio del primo set.

La partenza forte del nipponico, che pareva reggere lo scambio prolungato senza perdere un colpo sul campo, è stata solo una mera illusione, tra l’altro di breve durata. Nishikori infatti non ha nemmeno trovato un piccolo allungo e nonostante un primo set tutto sommato buono e in cui Djokovic ha concesso qualcosa in più del normale, il serbo ha chiuso molto presto con un agile 6-3.

Questo set vinto da Djokovic lo ha relegato in una posizione di netto vantaggio, diventata subito dopo ‘botte di ferro’ nel giro di un game. Il break perso in apertura anche a causa delle sfortune di Nishikori  (un doppio fallo e uno smash non chiuso a rete) ha subito favorito Djokovic attenstandolo su un tranquillo 2-0 anche nel secondo. E da lì in poi è stata una passeggiata di salute. Il serbo ha chiuso in poco tempo con un doppio 6-3 in meno di un’ora e mezza, che dimostra inequivocabilmente com’è la realtà dei fatti: siamo di fronte ad un tennista di un livello troppo alto rispetto alla concorrenza di qualsiasi avversario.

E così Novak Djokovic si augura che l’assenza si prolunghi almeno fino al prossimo 6 giugno, giorno successivo alla finale del Roland Garros, il vero obiettivo stagionale. Alla terra rossa dunque l’arduo compito di dare un senso al tennis maschile. Venghino signori, venghino.

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