WWE, torna John Cena. E' davvero il più grande di sempre?

WWE, John Cena
L'attesa per la puntata di questa notte di SmackDown Live è tutta o quasi per il ritorno di John Cena, assente dalle scene da Wrestlemania 33 e dalla sua proposta di matrimonio a Nikki Bella. Torna il 16 volte campione mondiale in WWE. Un record. Ma è davvero il migliore di sempre?
Per rispondere a questa domanda abbiamo scomodato i numeri e soprattutto alcuni simboli della WWE e del mondo del wrestling in generale. Chi? Cinque nomi: Ric Flair, Bruno Sammartino, Stone Cold Steve Austin, The Rock e, ovviamente, Hulk Hogan.

Le qualità e i numeri di John. Come si fa a ritenere il migliore di sempre John Cena? Sicuramente per motivi extra ring, come il suo impegno cinematografico, nelle attività di beneficenza, negli eventi non prettamente di wrestling o sportivi (si veda Sanremo di qualche anno fa). Da quel punto di vista è sicuramente un'icona. Poi per i motivi "in ring": bravissimo al microfono e carismatico, qualità fondamentali per un pro-wrestler soprattutto in WWE; bravo anche nel lottato, ma qui c'è chi è meglio (anzi, decisamente meglio) di lui (in passato un Chris Benoit a caso, nel presente un AJ Styles altrettanto a caso). Poi ci sono le statistiche: 16 titoli mondiali e un probabile diciassettesimo che dovrebbe arrivare tra il 2017 e il 2018, se i piani di Stamford saranno confermati. Insomma, se la mettiamo su questo piano nessuno è mai stato al suo livello. E' il migliore. Il dibattito si apre se iniziamo ad analizzare approfonditamente.

Ric Flair
Quantità e durata dei titoli: il confronto con Ric Flair e Bruno Sammartino. Alcune scuole di pensiero dicono che la grandezza di un campione mondiale di wrestling si misura nel numero di titoli vinti, altre ritengono che la differenza la faccia la durata del regno. Non è facile rispondere perché le epoche sono diverse tra loro. Ric Flair ha vinto 16 titoli come Cena (contando solo quelli unanimente riconosciuti e anche questo sarebbe un bell'argomento da analizzare), ma sulla durata non c'è partita. Nove regni da campione NWA di oltre 3 mila giorni, 7 WCW di 505 giorni e 2 WWE di altri 105 giorni; mentre il buon John ne ha 16 (tra il WWE e il defunto World title) si ferma a poco più di 1.400 giorni. Non pochi, per carità, ma nella durata complessiva rispetto a Flair ne esce con le ossa rotte. Ma di esempi ce ne sono altri. Bruno Sammartino, campione WWE "solo" due volte, detiene il record di durata di un solo regno con ben 2.803 giorni: un solo regno di Sammartino quasi doppia 16 regni di Cena. Eppure ciò non basta a screditare John l'immenso. Sì perché all'epoca di Flair e soprattutto del Brunone nazionale il wrestling aveva una buonissima visibilità negli States, ma non decollava ancora oltreoceano e poi si lottava di meno, essendoci molti meno show televisivi settimanali e molti meno eventi ppv, con la conseguenza ovvia del prolungarsi di un regno da campione. Se oggi, mediamente, un regno può considerarsi lungo già dopo 3 o 4 mesi perché è dopo questo arco temporale che un campione può stancare, prima un regno di 3 o 4 mesi era quasi uno scherzo, un regno di transizione. Per farla breve: 1 mese da campione di John Cena equivale grossomodo a 3 o 4 di Flair e a 4 o 5 di Sammartino. Tutto questo senza contare, comunque, che il primo e il terzo regno dei 16 del palmares di John Cena sono lunghissimi per i giorni odierni: 280, ossia quasi un anno, il primo; 380 il secondo, cioè oltre un anno (solo CM Punk dopo di Cena e negli ultimi 20 anni ha fatto di meglio e ha sfondato il tetto dei 365 giorni).

Stone Cold Steve Austin e The Rock
Uomo simbolo della WWE? Il confronto con The Rock e Stone Cold Steve Austin. Se Flair e Sammartino possono essere scomodati dal punto di vista del numero dei titoli e della loro durata, ce ne sono altri che vanno scomodati per il fatto di essere il volto della federazione, amatissimi dal pubblico. Mettendo da parte, almeno per ora, Hulk Hogan, i due da tirare in ballo sono i due volti della Attitude Era: Stone Cold Steve Austin e The Rock. Il primo autentico beniamino del pubblico, il secondo anche (sebbene all'inizio non piaceva a tutti) e famosissimo anche nel cinema, campo che oggi privilegia. Due sono gli aspetti da considerare nel confronto: feeling col pubblico e capacità di essere il simbolo della compagnia. Feeling col pubblico? John Cena ha avuto un feeling paragonabile e forse anche superiore a quello del Rattlesnake e del People's Champion tra il 2005 e il 2006. Poi qualcosa è andato storto, o forse semplicemente il pubblico è cambiato: ai fan più grandi non piacciono più i topface imposti (si veda oggi Roman Reigns) e Cena ha iniziato a stancare, finendo col piacere solo a bambini e a fan più occasionali (non è la regola, sia chiaro, ma più o meno è così). C'è poco da fare, Austin e Rocky alla gente piacevano di più e bene o male piacevano a tutti, anche se a dirla tutta John Cena lotta molto meglio di loro. Sul secondo punto, però, la bilancia pende in favore di Cena. Stone Cold e The Rock sono stati dei mostri sacri, ma il loro momento è circoscritto in un arco temporale assai inferiore: dal 1997 al 2003. Sei anni: la Attitude Era e una piccola parte della Ruthless Aggression Era. John Cena è sulla cresta dell'onda dal 2005 e di anni ne sono passati ben 12. Certo, non sarà più l'uomo di punta come nel 2007, ma nel 2017 è ancora alta la considerazione nei suoi confronti. Piaccia o non piaccia, Cena c'era, c'è e per qualche altro anno ancora ci sarà. Austin e The Rock sono favole fantastiche, storiche, ma circoscritte.

Hulk Hogan
Uomo simbolo parte seconda. Il confronto con Hulk Hogan. La vera sfida per John Cena è essere al pari di Hulk Hogan. I numeri sono dalla sua parte: 16 titoli mondiali (e poi ci sarebbero il titolo US e vari titoli tag team) contro 6 (12 contando anche quelli di Hogan in WCW). Le qualità "in ring" anche: Hogan vinceva con due mosse e qualche prova di forza, Cena spesso fa lo stesso ma quando chiamato in causa a dimostrare che ci sa fare fa vedere che non ha nulla da invidiare a nessuno (si veda il match di quest'anno alla Royal Rumble contro AJ Styles per capire di cosa si sta parlando). E allora cosa c'è che non va? Semplice. Semplicissimo: Hulk Hogan è e sarà sempre la storia del wrestling per come lo conosciamo oggi. Raw, SmackDown, gli innumerevoli ppv, Dan Peterson, Wrestlemania, tutto ciò che ci viene in mente quando pensiamo al wrestling è merito suo. Certo, di chi l'ha sponsorizzato, di chi ha avuto la lungimiranza di capire il suo potenziale, di chi scriveva i match che lo vedevano protagonista, ma chi ci metteva la faccia era l'Hulkster. Come Cena dal 2005. Ma Hogan era qualcosa in più. Cena non gli è secondo in nulla. Ma Hogan è Hogan. Ha dato inizio all'Hulkamania, ha detenuto il primo titolo in WWE per quattro anni, il secondo per uno, è stato il più amato. Certo, anche perché i fan dell'epoca erano meno rompiscatole e accettavano ciò che gli veniva imposto (perché il topface e il topheel sono sempre decisi a tavolino, per chi se lo fosse dimenticato). Ma la realtà è questa. E' stato innovativo. E lo è stato anche quando ha voltato le spalle, facendo nascere la nWo in WCW e dimostrando di essere anche un bravissimo heel. E nonostante questo la gente l'ha amato lo stesso: a Wrestlemania X8 sfidava The Rock da heel e la gente voltò le spalle al People's Champion per tornare dove ha sempre voluto stare, al fianco di Hulk. Perché l'Hulkamania non finirà mai.
E allora cosa può fare John per essere davvero il più grande? Portare al top la WWE come fece Hogan. Hulk Hogan la rese straordinaria partendo da zero o quasi, trasformandola da fenomeno prettamente americano a fenomeno di massa. L'impresa di Cena è riportarla al boom. In parte ciò è successo tra il 2005 e il 2008, quando anche nella bigotta Italia si parlava tanto di WWE e di wrestling. Poi, però, le morti di Eddie Guerrero e Chris Benoit hanno fatto calare l'entusiasmo e né i bei fenomeni di CM Punk e di Daniel Bryan né l'immortale The Undertaker sono bastati a riaccendere in tutto il mondo la voglia di guardare a questo sport-spettacolo. John può farlo, se ci riuscirà allora sarà davvero il più grande. E se non dovesse farcela, pazienza, una carriera così in pochi riusciranno a imitarla.