In principio fu la Roma, poi l'imponderabile Lazio. Il ricordo di uno dei derby più clamorosi degli ultimi vent'anni.

lucas castrovan esulta al termine del derby . bianchi

Lucas Martin Castroman, sotto la curva Nord al termine del derby che lo ha consegnato alla storia della stracittadina romana.

 

Quello che sta per giocarsi è uno dei derby della Capitale più privi di significato.

Lo confermano i biglietti venduti, circa trenta mila – si sono disputati anche derby a porte chiuse, è vero – che di fatto lasceranno l'Olimpico mezzo vuoto; lo dice la classifica che vede i giallorossi in netta risalita, ma lontana dal vero obiettivo di inizio stagione, e i biancocelesti malamente usciti dall'Europa League contro i modesti giocatori dello Sparta Praga, lontani dalla zona Europa, martoriati dagli infortuni, e che stentano a trovare continuità di prestazioni. Di gioco non ne scriviamo nemmeno.

E trascuro volutamente l'argomento degli ultimi mesi: Totti - se ne è parlato fin troppo – molto probabilmente al suo ultimo derby, ma che rischia di vederselo tutto dalla panchina.

Allora è qui che avviene la magia, quella che mi permette di sfogliare le pagine dei ricordi di un'infanzia felice e andare indietro nel tempo fino a ripescare in qualche meandro delle mie sinapsi una delle stracittadine più clamorose degli ultimi vent'anni.

É il 29 Aprile 2001, è la ventottesima partita della stagione, mancano sette partite al termine (era ancora il campionato a diciotto squadre) e tra le due rivali ci sono sette punti di differenza. La vittoria della Roma significherebbe escludere definitivamente la Lazio dalla corsa Scudetto, che si è aggiudicato l'anno prima. Viceversa una vittoria laziale riaprirebbe tutto.
La solita Juventus attende ogni possibile passo falso.

Il primo tempo si trascina tra tanta tensione e nervosismo, molti falli e pochi tiri in porta. Il pre partita, in quegli anni caldissimo e pieno di colori, invece, è stato macchiato, come al solito, dagli irriducibili che esposero degli striscioni ignobili «Squadra de negri/curva d'ebrei» - cosa è cambiato? -

Di fatto accade tutto nel secondo tempo.

Pronti e via, Marco Delvecchio si stacca sulla fascia sinistra all'altezza del centrocampo, alleggerendosi della marcatura degli avversari e innesca un uno contro uno con Giuseppe Pancaro: doppio passo da repertorio, cross teso a mezz' altezza, Gabriel Omar Batistuta taglia alle spalle di Siniša Mihajlović e con un mezzo esterno al volo di destro allunga sull'angolo opposto. Angelo Peruzzi ci prova, ma la palla si infila lì, nell'angolino, precisa e potente. Gol da cineteca. Roma 1, Lazio 0.

Passano cinque minuti e stavolta tocca a lui. Ecco, se si parla di stracittadine romane, c'è un giocatore in assoluto che in quegli anni la buttava sempre dentro. Era semplicemente un must it: Marco Delvecchio. É Cristiano Zanetti a trovarlo libero nei pressi dell'area piccola con un preciso pallonetto che mette fuori gioco la linea difensiva laziale, guidata da Capitan Nesta. Tiro al volo di sinistro, in spaccata ad incrociare, e la palla finisce ancora lì dove era finita prima, nell'angolino alla sinistra di Peruzzi. Roma 2, Lazio 0. Ipoteca sulla partita per gli uomini di Fabio Capello. Ma è un derby, e quindi a prescindere non finisce mai, e poi quella Lazio di campioni ne ha veramente tanti, tra tutti Pavel Nedvěd .

Ed è proprio la furia ceca che al novantesimo minuto si inventa da solo un gol. Brutta punizione – e suona strano dirlo – di Mihajlović, altrettanto brutta respinta della difesa romanista, la palla finisce al limite dell'area di rigore e Nedvěd anticipa proprio Delvecchio: stop e conclusione di sinistro nel giro di un decimo di secondo. Il tiro è forte – Pavel delicato è difficile immaginarselo – e prende una strana traiettoria. É stato talmente rapido e irruento nella sua azione, che ha colpito il cuoio prima leggermente con lo stinco e poi con il collo del piede. Risultato: imprendibile per Francesco Antonioli. Roma 2, Lazio 1. Di rabbia.

Ora mancano solo i minuti di recupero. E sono ben cinque.

L'ultima mossa di Dino Zoff è stata l'argentino Lucas Martín Castromán, arrivato nel mercato di Gennaio dal Vélez Sarsfield, già nel giro dell' albiceleste nonostante i ventun anni, ma che di fatto non lo conosce nessuno.

Mihajlović – e chi altro? - si presenta sulla bandierina del calcio d'angolo consapevole che è l'ultima occasione utile per pareggiare. É esattamente il novantacinquesimo. Il cross è ad uscire, tagliato, alla sua maniera. I difensori della Roma respingono, ma sono tutti nei pressi della porta. La palla supera l'area di rigore e incontra la velocità di esecuzione proprio di Castromán. Perché il ragazzo anticipa di mezzo giro la naturale prosecuzione di quella sfera, inarcandosi leggermente e lasciando la gamba destra partire secca. E il pallone va. Dritto in fondo alla rete, Antonioli neanche ci prova veramente. Roma 2, Lazio 2.

Sotto la curva, gli urlano i compagni. Vieni sotto la curva!

L'eroe di quel derby è un emerito, fino ad allora sconosciuto, ragazzino argentino piuttosto tozzo che, al triplice fischio, rimarrà in mezzo al campo ad esultare inginocchiato con gli occhi al cielo.

Finisce così uno dei derby più assurdi degli ultimi vent'anni!

PS.

Alla fine del campionato la Roma conquisterà lo Scudetto, e la Lazio si posizionerà terza.

Quando i derby della Capitale valevano il campionato.