Lei non sa chi ero io: il compleanno di Ricardo Rogerio de Brito detto Alemao

Estate 1988. Il Napoli di Maradona ha perso lo scudetto sul filo di lana contro il Milan di Sacchi, che ha battuto i partenopei nel big match del 1 maggio ed ha allungato nelle ultime giornate, annullando il dominio in Campionato degli azzurri, che sognavano il bis. Sorte vuole che proprio in quell'anno ci sia la fatidica apertura al terzo straniero: così, se il Milan acquista Rijkaard e allestisce il trio olandese e l'Inter del Trap acquista Klinsmann e allestisce il trio tedesco, il Napoli di Bianchi, che punta a riconquistare il tricolore compone il trio sudamericano. Acquista così Ricardo Rogerio de Brito, detto Alemao, soprannominato così perché i suoi connotati sembravano quelli di un tedesco. Alemao, nato a Lavras (Brasile) il 22 novembre del 1961, proviene dagli spagnoli dell'Atletico Madrid ed ha collezionato 5 reti in 31 presenze. Non è però nuovo ai grandi palcoscenici: gli appassionati di calcio lo hanno già adocchiato nel suo Brasile, al Mundial messicano del 1986: Alemao gioca con la classe del veterano, dimostrando una grande grinta. Nell'ultima gara del torneo, dove i verdeoro verranno eliminati ai rigori dalla Francia di Platini, Alemao segnerà uno dei penalty, tuttavia inutile nel risultato finale. Il brasiliano approda quindi in Italia alla corte di Ferlaino per 4,6 miliardi di lire, ma nel suo primo torneo italiano non riesce ad incidere a causa di numerosi problemi di salute, legati ad un'epatite virale: in tutto, il centrocampista brasiliano, sommerà solamente 16 presenze e 3 reti in campionato, 10 presenze e 1 rete in Coppa Italia e 8 presenze e 1 rete in Coppa Uefa, quest'ultima vinta dopo due partite molto accese contro lo Stoccarda: 2-1 a Napoli e un rocambolesco 3-3 in terra tedesca. Lo scudetto va però all'Inter dei record e la Coppa Italia va alla Sampdoria, che batte in finale proprio i partenopei (1-0 a Napoli e 0-4 a Genova). Alemao ha sete di rivincita, visto e considerando che la prima stagione l'ha vissuta a metà: in panchina c'è Bigon al posto di Bianchi e questa volta lo scudetto ritorna sotto il Vesuvio: il nome del brasiliano sarà per sempre legato al secondo titolo per la nota vicenda della monetina lanciatagli nel corso della gara contro l'Atalanta: ci sarà un coacervo di polemiche legate alla frase di Carmando che intima al giocatore di stare a terra dopo essere stato colpito. A rincarare la dose ci penserà Ferlaino, che dirà alla stampa di essere andato a trovare Alemao, ma che questi non l'ha affatto riconosciuto. Nel 1990 il giocatore aggiunge il terzo trofeo della sua avventura italiana: la Supercoppa Italiana conquistata ai danni della Juventus: un sonoro 5-1 che fa ben sperare. Invece va tutto male: Maradona viene trovato positivo alla cocaina e viene squalificato per 15 mesi: lascia quindi l'Italia. Alemao invece continua fino al 1992 la sua esperienza in azzurro: in tutto 14 reti in 133 gare. Nell'estate 1992 vengono operati molti cambi: il brasiliano cambia aria ma resta in Italia fino al 1994: lo prende l'Atalanta e con i nerazzurri disputerà due stagioni senza infamia nè lode: 2 reti in 40 gare prima del rientro in Brasile: chiuderà nel 1996 con il Volta Redonda. Da due anni è direttore tecnico del Sao Cristovao. Alemao è stato un giocatore molto efficace, anche elegante e sicuramente nel Napoli attuale non sfigurerebbe: peccato che quando si parli della storia azzurra, il suo nome non venga ricordato per il rendimento ma per quel famoso episodio della monetina. Ad ogni modo mille di questi giorni, auspicando tu venga menzionato più spesso, quando si parla di quegli anni davvero d'oro per i colori del Napoli.