Moviola in campo durante Albania – Italia. L’omaggio a Biscardi

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

L’entusiasmo di Gianpy

Nella settimana dell’addio ad Aldo Biscardi, l’Italia lo omaggia proponendo finalmente la moviola in campo durante Albania – Italia (0 – 1). Il Biscardone nazional popolare è scomparso la scorsa domenica, nell’anno del “suo” Var, giusto in tempo per rivoltarsi nella tomba. Almeno lui si è scansato il tragico trittico Tavecchio/Ventura/Zaccheroni che metaforicamente riflettono i tre poteri classici dello Stato: il tontolone legislativo/l’incapace esecutivo/il pilatesco giudiziario. Il quarto potere, invece, è scomparso con Biscardi. Il presidente della FederCalcio che giustamente, almeno in questo, si era illuminato di luce altrui quando Antonio Conte cavava sangue (e sudore e midollo) dalle teste di rapa Pellè e Zaza, adesso (ingiustamente) si rintana nel rigagnolo che gli compete, lasciando che l’opinione pubblica scagli saette e twitter avvelenati contro il commissario tecnico, come se la colpa non sia anzitutto di chi lo ha messo lì, rinnovandogli addirittura il contratto all’indomani della disfatta in terra spagnola (3 – 0); intanto, dopo il melanconico Italia – Macedonia (1 – 1) capitan (s)Ventura è stato ammutinato dai calciatori che hanno indetto una riunione senza invitare mamma e papà che però “Sono stati ampiamente avvertiti“. Come se si sbandierasse candidamente ai quattro venti di aver ammazzato la suocera però poi in Corte d’Assise ci si difende: “Però l’avevo detto che le avrei dato fuoco“. “La riunione è avvenuta con il consenso del ct e del suo staff“, ha ammesso il quartiermastro Buffon a beneficio di telecamere. Tanto per dimostrare che non si è passati ad una sorta di autogestione liceale, basti riguardarsi l’esultanza degli Azzurri dopo il gol vittoria di Candreva, con tutti i calciatori a correre verso la panchina per abbracciarsi, darsi pizzicotti sul sedere e farsi i succhiotti come “segno di appartenenza”. A fare la figura dello sfigatello che suona la chitarra mentre tutti intorno a lui limonano duro c’era per l’appunto l’estraneo Ventura che non aveva manco il bicchiere con scritto il suo nome. Tutto questo mentre Zaccheroni sparava in diretta (ovviamente Rai) sagaci supposte al bromuro proponendo indispensabili giudizi: “Dobbiamo prenderli alti per metterli in difficoltà“; “La palla deve viaggiare veloce sugli esterni“; “Non dobbiamo fare errori di disimpegno“. “A nanna dopo il Carosello” ammonivano i nonni ai nostri futuri genitori; “A nanna durante la partita” gli rispondono adesso i millenials nonostante siano assuefatti a Pokémon, Scanu e Paolo Ruffini.
Sia inteso, la Nazionale entusiasma e corre come le Ferrari, esattamente come le Ferrari di Marchionne, ma in fin dei conti sta esattamente dove doveva stare, ossia seconda alle spalle della Spagna a giocarsi i playoff come testina di serie. Il materiale, al netto della grevia amalgama del cuoco, è ciò che è: c’era un tempo in cui Parolo e Gagliardini avrebbero fatto da scendiletto a Rivera e Tardelli; Bonucci, che in questo momento sembra il figlio legittimo di cugini di primo grado, sfata il mito secondo il quale di solito gli Azzurri non giochino in Nazionale come nel club di appartenenza, perché Bonucci gioca esattamente nell’Italia come nel Milan. L’apprensione risiede inoltre nell’idea di gioco che ancora non c’è e, soprattutto, nel funerario entusiasmo suscitato nei tifosi che scambierebbero volentieri una diretta della Nazionale con un clistere al tamarindo.
Il mai troppo compianto Brera Giovanni Luigi (detto Gianni) da San Zenone al Po avrebbe scritto che gli atleti “masturbano calcio in mezzo al campo“, così il pensiero, già supponente, si fa arrogante: non è che il ct improvvisamente non capisca una fava di calcio, ma in questo momento agli altri 60milioni di allenatori italiani, Ventura fa una pippa.

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