Da Nainggolan a Pastore, l’Inter made in China

Pubblicato il autore: Jacopo Chiodo Segui
TURIN, ITALY - MARCH 18: FC Internazionale board member Steven Zhang Kangyang looks on prior to he Serie A match between FC Torino and FC Internazionale at Stadio Olimpico di Torino on March 18, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Steven Zhang (presidente dell’Inter) – Foto originale Getty Images© scelta da SuperNews

L’entusiasmo travolgente delle prime settimane della gestione Suning, è già un lontano, sbiaditissimo ricordo.
“L’Inter sarà il miglior club del mondo, è solo questione di tempo”  giurava qualche mese fa Zhang Jr, gli arrivi sontuosi, di Joao Mario e Gabriel Gabigol Barbosa, sembravano il preludio a qualcosa di grande, immenso, tutti contenti.

L’euforia dei tifosi, le speranze del popolo nerazzurro sono finite per dissolversi completamente dopo un altra, l’ennesima, delusione di mercato: il NO a Pastore. Ecco che le promesse, non mantenute, trasformano rapidamente la passione in delusione, l’eccitazione in depressione, l’entusiasmo in rabbia, quella che probabilmente provano i numerosi supporter neroazzurri che da qualche ora hanno preso d’assalto il profilo Instagram di Zhang Jr: “vendete e sparite”, “cacciate i soldi”, “vergognatevi”, “state rovinando l’Inter” solo alcuni, dei tanti commenti pervenuti al rappresentante, al volto, di chi agli occhi dei tifosi, ha preso in giro il popolo nerazzurro.

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La ricerca di un incursore, fondamentale per la filosofia di calcio di Spalletti, questa estate sembrava si potesse concludere con l’arrivo di Nainggolan, ma, il muro della Roma costrinse l’Inter a guardare altrove, in Germania, in Baviera: Vidal. Le speranze dei tifosi alimentate dalle parole di Sabatini si accesero ancor di più quando, abbandonato Vidal, i nerazzurri accarezzarono il sogno, subito svanito, di poter vedere Di Maria correre sul prato verde di San Siro e invece, arrivarono Vecino e Karamoh.

Il grande lavoro di Spalletti, per gran parte della stagione, ha mascherato le grosse lacune tecniche, mentali e strutturali di una squadra senza alternative, senza soluzioni, piatta, con poca qualità. Il primo ad essere deluso probabilmente è proprio lui, l’ex tecnico della Roma, arrivato all’Inter carico di fiducia ed ambizioni, affascinato da un progetto mai decollato e ritrovatosi con una rosa spremuta all’osso, l’indolenza dei tifosi nei confronti della società e uno spogliatoio sempre più diviso.

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Sono partiti Nagatomo, in prestito al Galatasaray e Joao Mario, prestato al West Ham, che si è riservato un opzione di acquisto per la prossima stagione, al loro posto, ecco Lisandro Lopez, arrivato in prestito dal Benfica solo ed esclusivamente per coprire quel tassello che mancava da inizio stagione, per completare la batteria dei centrali e Rafinha, mezzala di proprietà del Barcellona, di fatto, due alternative. La sessione di mercato invernale, non ha portato all’Inter i rinforzi di cui avrebbe avuto bisogno, la coppia Miranda-Skriniar è indissolubile e difficilmente, a meno di infortuni di uno dei due, l’ex Benfica troverà spazio mentre Rafinha, la cui qualità è fuori discussione, è reduce da un lungo infortunio e negli ultimi dieci mesi ha giocato una manciata di minuti, ha bisogno di tempo.
Spalletti lo ha ribadito più volte il giorno del suo arrivo, non è pronto, arriva in un altro calcio, per la prima volta lontano dal suo paese e dai dettami, rigidissimi, del calcio del Barcellona dove è cresciuto, si è formato è ha sempre giocato, fatta eccezione per una parentesi al Celta Vigo, in un momento complicato, in una squadra in cui oggi, sembra non girare nulla. Chiariamoci, l’augurio, per l’Inter è che Rafinha riesca sin da subito ad imporsi e ad aiutare la squadra, provando a conquistarsi il riscatto, fissato a 35 milioni più 3 di bonus, in pochi mesi, meno di quattro per l’esattezza, ma obiettivamente è davvero complicato credere che l’anno prossimo giochi ancora con la maglia dell’Inter.

I prodotti di qualità, originali, costano e anche tanto, oggi l’Inter non può permetterseli, domani chissà; Rafinha un operazione giusta? sarà il tempo a dirlo, quel che è certo è che le premesse, oggi portano ad un grande no.

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