Aspettando Milan-Inter /1 - Sogni (sciaguratamente) proibiti di scudetto rossonero

Sfogliando l'album dei vecchi ricordi legati al derby della Madonnina, soprattutto di quelli con il Milan come squadra ospitante (come accadrà nel recupero di serie A del tardo pomeriggio di mercoledì prossimo), non si può fare a meno di rilevare analogie, curiosità, particolarità d'ogni sorta e dimensione.
A proposito di analogie, analizziamo in breve le partite che, nel girone di andata dei campionati 1964-'65 e 1970-'71, videro un Milan in gran forma prevalere nettamente (ambo le volte per 3 a 0 e costruendo il risultato nella ripresa) sui "cugini", iniziando la volata verso il titolo d'inverno, salvo crollare nei turni di ritorno e, cominciando proprio con una sconfitta in casa nerazzurra, perdere uno scudetto che sembrava a portata di mano, ambedue le volte a beneficio dei rivali cittadini.
Il 15 novembre 1964, agli ordini dell'arbitro Concetto Lo Bello di Siracusa, la "Scala" del calcio accoglie un undici rossonero che, grazie alla cure tecniche di un Nils Liedholm alle prime armi come allenatore, riesce a mettere sotto un'Inter che, fresca di titolo intercontinentale, scende in campo in formazione rimaneggiata a causa delle assenze di due preziose punte, Aurelio Milani e Mariolino Corso, e con Jair Da Costa e Sandro Mazzola acciaccati, ma ugualmente della partita. Helenio Herrera crede che la difesa nerazzurra, nella persona di Tarcisio Burgnich, possa all'occorrenza essere d'ausilio al centrocampo, dando ad esso man forte, ma questa tattica si rivela del tutto confusionaria e pertanto ecco che il Milan non solo parte sparato, rendendosi pericolosissimo già a inizio partita con il peruviano Victor Benitez, il brasiliano Amarildo Tavares de Silveira e Gianni Rivera (a metà primo tempo viene negato ai rossoneri un sacrosanto rigore per fallo del difensore interista Saul Malatrasi - che tre anni dopo diverrà milanista - su Amarildo), ma anche approfitta di questa pecca avversaria per andare a segno tre volte. Infatti, al 7' della ripresa è proprio un malinteso tra Armando Picchi e Giacinto Facchetti a mettere in moto Giovanni "Basletta" Lodetti che, con un tiro di destro da venti metri, batte Giuliano Sarti (forse, però, l'ultimo tocco, ergo l'autogol, è dello spagnolo dell'Inter Luis Suarez): Milan 1 - Internazionale 0.
Il giovane centrocampista si ripete un quarto d'ora dopo, siglando, stavolta di sinistro, la rete del raddoppio. Gli interisti fanno quel che possono, poverini, ma non è giornata per loro, sicchè, in "zona Cesarini", si arriva alla terza segnatura milanista: triangolazione Benitez-Rivera-Amarildo e poi quest'ultimo, in diagonale da dodici metri, "uccella" il malcapitato Sarti.
La partita di ritorno, il 28 marzo 1965, si concluderà con il successo dell'Inter per 5-2 e il conseguente sorpasso in testa alla classifica del campionato, che vedrà la formazione di Herrera aggiudicarsi il nono scudetto.
Passiamo all'8 novembre del 1970, quinta giornata di andata: allenatori delle due milanesi sono stavolta Nereo Rocco (il cui ritorno, nell'estate del 1967, è stato salutare per i risultati del Milan) e l'altro Herrera della panchina, il paraguaiano Heriberto, passato all'Internazionale dopo anni di militanza juventina (e il fortunato scudetto sempre del 1967, determinato dal crollo fisico e tecnico di Mazzola, Facchetti e compagni). Il Milan è in classifica alle spalle di Napoli e Cagliari, ma non ci vorrà molto per scavalcarli e guidare per settimane il torneo, mentre l'Inter non è carne nè pesce, con una sola vittoria, due pareggi e una sconfitta. Giornata più primaverile che autunnale a Milano: rossoneri in formazione-tipo o quasi, con tre novità rappresentate da Giorgio Biasiolo, già del Vicenza, il biondo Romeo Benetti, ceduto dalla Sampdoria in cambio proprio del Giovanni Lodetti che sei anni prima era stato mattatore della stracittadina sopra ricordata, e il giovane Silvano Villa. Interisti, in campo per l'occasione in maglia bianca con bande orizzontali nerazzurre, che schierano invece una squadra da far rizzare i capelli per la propria stranezza: manca Roberto Boninsegna ma, accanto ai veterani Burgnich, Facchetti, Mazzola e Corso e agli ormai di casa Lido Vieri, ex-portiere del Torino, e Mario Bertini, di scuola viola, ci sono carneadi come Bernardino Fabbian, Giancarlo Cella e Alberto Reif, figlio di Gianni, un notissimo giornalista sportivo del tempo.
Fatto sta che, dopo un primo tempo equilibrato, l'Inter non c'è più e viene schiacciata dal rullo compressore milanista, spietatamente in azione durante la ripresa (la "Gazzetta dello Sport" definirà la partita "un allenamento camuffato da derby"): apre le marcature Giorgio Biasiolo su assist dell'ex-torinista Nestor Combin al 6'. Al 21' esce Lido Vieri ed esordisce tra i pali interisti un ragazzotto diciannovenne, un certo Ivano Bordon da Venezia, di cui si sentirà parlare molto a lungo in futuro. L'inesperienza gioca un brutto scherzo al "bocia" lagunare, perchè quest'ultimo al 24', dopo aver parato su Rivera, giunto in area di porta dopo essere stato servito da Pierino Prati, viene battuto con astuzia da Silvano Villa, il quale porta a due le reti del Milan. Heriberto prova a cambiare ancora: fuori Cella e dentro il bel giovane toscano Mauro Bellugi, ma mancano solo dieci minuti alla fine. Gianni Rivera, dopo uno scambio con Benetti, estrae dal cilindro una magia ed è ancora una volta 3 a 0, come nel '64.
Non appena l'arbitro Sergio Gonella di Torino manda sotto la doccia le contendenti, mentre Nereo Rocco, intervistato negli spogliatoi da Bruno Pizzul per "La domenica sportiva", esprime un cauto ottimismo sulle possibilità di scudetto per il Milan, la tifoseria nerazzurra, in modo deciso ma senza, fortunatamente, trascendere in atti violenti, contesta in massa Heriberto Herrera, che lascia San Siro scortato dai carabinieri. L'indomani, il presidente dell'Inter del tempo, Ivanhoe Fraizzoli, lo esonererà e lo sostituirà con Gianni Invernizzi, ex-bandiera degli anni '50 sia della stessa Inter che del Torino. Le cose cambieranno, perchè la "Beneamata", anche sulla scia di una tabella di marcia studiata a tavolino da Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola, farà dei progressi di gioco e di risultati tali da raggiungere il Milan (battendolo il 7 marzo nel ritorno per 2 a 0) e superarlo poche settimane dopo, aggiudicandosi così l'undecimo titolo nazionale della sua storia.