L’arte di far propri i pregi altrui: la “garra” di una Croazia sudamericana

Pubblicato il autore: Cosimo Commisso Segui
KALININGRAD, RUSSIA - JUNE 16: Luka Modric of Croatia celebrates with teammates after scoring a penalty for his team's second goal the 2018 FIFA World Cup Russia group D match between Croatia and Nigeria at Kaliningrad Stadium on June 16, 2018 in Kaliningrad, Russia. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Due lotterie dei rigori consecutive. Questo è stato il destino riservato alla Croazia nel Mondiale, tanto pazzo quanto affascinante. Gli uomini di Dalic, provenienti da una fase a gironi spumeggiante in cui hanno domato Argentina e Nigeria, si son dovuti calare in una eliminazione diretta particolarmente complessa. Agli ottavi una Danimarca stoica, con Kasper Schmeichel in stato di grazia, per poco non sfiora il colpaccio contro i biancorossi. Questi ultimi hanno la meglio solamente al quinto tiro dagli undici metri, calciato e realizzato da uno degli uomini più rappresentivi: Ivan Rakitic. La seconda sfida, quella contro i padroni di casa della Russia e disputata ieri, si è rivelata una vera e propria battaglia come da previsione. Sugli spalti un tifo incredibile ha intimorito gli avversari senza sosta dal primo tempo regolamentare fino al secondo tempo supplementare, proseguendo anche durante i concitati momenti dal dischetto. A spuntarla, ancora una volta, è stata la Croazia, esattamente come agli ottavi, grazie sempre a Rakitic. Ora è lecito sognare. Quattro milioni di persone attendono una seconda opportunità dalla competizione francese del 1998 , ove la cavalcata si è conclusa proprio ad un passo dalla finale. 180 sono i minuti che separano dal sogno, l’Inghilterra e la vincente tra Belgio/Francia son coloro che cercheranno di infrangerlo. Le quattro nazioni rimaste son tutte europee, ma la Croazia ha un tratto non proprio attribuibile al nostro continente: la “garra” sudamericana.

La Croazia è la squadra più “squadra” del Mondiale

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I Mondiali russi, almeno fino ad ora, non verranno di certo ricordati per lo spettacolo offerto dai singoli campioni. Messi, Ronaldo e Neymar sono la dimostrazione di come in determinate competizioni sia la rosa a trascinare il fenomeno alla conquista dei trofei. Ed ecco che, a maggior ragione, ad avanzare son state proprio le squadre più amalgamate, quelle con maggior intesa di gruppo. Da questo punto di vista, ovviamente, è stata proprio la Croazia a dare nell’occhio. La generazione di fenomeni, denominata così in patria in riferimento ai calciatori nati nella seconda metà degli anni ottanta, ha monopolizzato le convocazioni e di fatto vengono chiamati in causa sempre gli stessi. Dall’eterno Subasic ai veterani Lovren e Vida, passando per Modric, Rakitic e Mandzukic, si nota un’ossatura ben definita. Il centrocampo è senza dubbio il reparto più completo, nonchè punto di forza della squadra. Oltre al giocatore del Real Madrid in lizza per il pallone d’oro di quest’anno ed alla mezz’ala del Barcellona, completano la mediana calciatori del calibro di Brozovic e Kovacic, non proprio gli ultimi arrivati. Ma, come già detto, è la “garra” a far spavento. Gli undici croati colmano il gap tecnico rispetto alle grandi aiutandosi l’un l’altro, non mollando un centimetro e rincorrendo ogni pallone. La punta, che in teoria sarebbe Mandzukic, è la prima a difendere quando gli avversari imbastiscono un’azione offensiva e si dimostra fondamentale nel rallentare il gioco. Non sono belli, nonostante qualche giocatore sia di indubbia qualità, ma il loro atteggiamento in campo sta dando i frutti sperati. Molto spesso li si trova dietro la linea del pallone quasi ad attendere la costruzione dell’azione, ma al minimo errore non c’è attesa che tenga. Contropiedi micidiali spinti dalle ali Perisic e Rebic spaccano in due la difesa, creando la maggior parte delle volte i presupposti per segnare.

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Glielo si legge negli occhi: hanno fame. Una buona parte della rosa sfiora già i 30 anni, altri li hanno già compiuti. C’è in coloro che scendono in campo la consapevolezza che potrebbe essere davvero l’ultima occasione, l’ultima possibilità di scrivere la storia del proprio paese. I giorni passano, la tensione sale, così come la voglia di alzare quel magico trofeo. Il Qatar è lontano e la rosa non sarà di certo la stessa, il momento è ora. Lo sanno tutti, anche la stessa Inghilterra che non vince la coppa dal lontano 1966, e farà di tutto per assicurarsi la finale. Mercoledì, comunque vada, si sarà scritta un’altra pagina di questo meraviglioso sport, un’altra pagina di storia per due paesi molto diversi, ma con un sogno in comune.

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