Processo “Aemilia”, Vincenzo Iaquinta condannato a 2 anni di reclusione

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui
NICE, FRANCE - JUNE 01: Leonardo Bonucci Of Italy celebrates with team-mates after scoring the goal during the International Friendly match between France and Italy at Allianz Riviera Stadium on June 1, 2018 in Nice, France. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

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Nel mondo del calcio, come nella vita di tutti i giorni, la fama può essere a portata di mano e facilmente raggiungibile una volta che si è in possesso dei giusti agganci che permettono un’ascesa repentina, ma, allo stesso tempo, la rovina della reputazione spesso costruita con impegno è dietro l’angolo, pronta a trascinarti con sé.
Sembra passato molto meno di 12 anni dalla vittoria dell’ultimo Mondiale di calcio da parte di quell’indimenticabile Italia, eppure, quando ci si ripensa, il ricordo pare più recente di quanto non sia realmente. Sul piano sportivo, essere saliti sul tetto del Mondo nel 2006 significa far riferimento a 4 Mondiali fa, un’eternità per una competizione che si disputa a cadenza quadriennale. Alzi la mano chi non ricorda tutti i nomi dei 23 convocati di quella magnifica spedizione in terra di Germania, che ci ha regalato una sorta di rivincita simbolica dopo la vittoria tedesca ai Mondiali del 1990 giocati in casa nostra.

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Tra gli eroi dell’ultima decisiva notte “azzurra” sotto il cielo di Berlino c’erano i vari fenomeni che rispondevano al nome di Buffon, Cannavaro, Nesta, Pirlo, Del Piero, Totti e Inzaghi, ma non bisogna dimenticare anche gregari preziosissimi alla causa come Materazzi, Barone, Zaccardo, Grosso e Iaquinta. Ecco, quest’ultimo nome, suo malgrado, è salito alla ribalta in particolare nella giornata di ieri e non per i suoi meriti sportivi.
Nell’ambito del processo denominato “Aemilia” su presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta nella Pianura Padana, nella lista dei condannati per legami più o meno stretti con la mafia calabrese figura Vincenzo Iaquinta. Si, si parla proprio dell’ex giocatore di Juventus e Udinese, anch’egli celebrato nel 2006 da una folla oceanica durante la festa al Circo Massimo in onore dei 23 Campioni del Mondo vestiti di Azzurro.
Ieri, non sembrava vero quando è stato fatto il nome di Iaquinta tra le persone condannate per consorzio mafioso dal tribunale di Reggio Emilia, lui abituato ad essere acclamato dai suoi tifosi fino a qualche anno fa.
La Corte gli ha inflitto 2 anni di carcere per mancata custodia di armi, anche se regolarmente detenute, mentre il padre Giuseppe dovrà scontare 19 anni di galera per associazione mafiosa.
Carlo Taormina, l’avvocato difensore dell’ex Campione del Mondo, ha assicurato che farà ricorso per una sentenza, a suo dire, inaccettabile. Secondo la  ricostruzione del legale, all’epoca dei fatti, Vincenzo Iaquinta si trovava a Torino, mentre suo padre Giuseppe avrebbe preso in custodia la pistola dell’ex attaccante bianconero solo per timore che venisse rubata dai ladri nella casa lasciata vuota. Taormina è certo dell’innocenza di padre e figlio, ribadendo, in particolare, l’estraneità di Giuseppe Iaquinta dagli ambienti ‘ndranghetisti e l’assenza di qualsiasi rapporto con gli altri indagati.

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Vincenzo Iaquinta, uscito dal tribunale comprensibilmente arrabbiato, ha alzato la voce davanti alle telecamere per convincere l’opinione pubblica (e forse se stesso) della sua innocenza: «Mi hanno rovinato la vita sul niente perché sono calabrese, perché sono di Cutro. Ho vinto un Mondiale, sono orgoglioso di essere calabrese». Il suo pensiero, poi, è subito andato alla famiglia e ai suoi figli, costretti a soffrire per la sorte toccata all’attaccante che tanto piaceva a Marcello Lippi. La vittoria in un Mondiale non basta per garantire l’immunità, anche se occorre concedere ancora il beneficio del dubbio a un giocatore tanto amato per la grinta e la determinazione messa sempre in campo. Molti di noi ricordano la versatilità del centravanti calabrese, sempre pronto al sacrificio in nome della squadra e, per questo, molto apprezzato dal ct Lippi e dai suoi compagni di squadra. Ora a Vincenzo Iaquinta tocca mostrare la sua innocenza nelle sedi opportune. I suoi avversari non saranno più costituiti dalle difese rivali, ma dai Pm che si troverà di fronte nelle fasi successive del processo. A noi resta l’incredulità per la caduta inaspettata di uno dei giocatori che ci hanno fatto sognare per tanto tempo anche negli anni successivi al 2006.

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