Inter: Spalletti-Icardi, a giugno addio per due

Pubblicato il autore: fabricondo Segui

C’eravamo tanto amati. Ormai agli antipodi del pianeta Inter, Luciano Spalletti e Mauro Icardi sono accomunati da un futuro che con ogni probabilità li vedrà lontani da Milano. Il conflitto fra allenatore e bomber, latente dallo scorso febbraio, è definitivamente deflagrato domenica sera dopo il ko dei nerazzurri contro la Lazio a San Siro, che rimette in discussione la qualificazione in Champions League, considerata vitale dalla dirigenza. Criptico fino a sabato pomeriggio, il tecnico ha gettato la maschera nel rovente post partita, quando le domande sui motivi della mancata convocazione del centravanti argentino non potevano essere più eluse.

Una bordata dietro l’altra contro il centravanti argentino, col quale un tempo si sprecavano baci e abbracci. “Lui per come si è comportato deve stare fuori, devono giocare gli altri: lui doveva stare fuori stasera e tornare alla prossima” ha tuonato Spalletti. Ecco perché Mauro non è andato nemmeno in panchina: “Poteva giocare 10 minuti? No, poteva giocare anche un tempo. Ma c’è da stare in uno spogliatoio e gli eventi sono sotto gli occhi di tutti” ha chiarito il Luciano furioso. Nessuna tregua, ormai è lotta senza quartiere: “Mauro fa la differenza? La differenza la fanno Cristiano Ronaldo e Messi, non Icardi. Ne abbiamo perse di partite uguali anche con lui in campo“. Un attacco frontale senza precedenti, che ha lasciato tutti a bocca aperta. Anzi, quasi tutti. Dalle parti di Roma hanno sogghignato, ripensando al finale burrascoso con Totti. Una replica in salsa ambrosiana dunque.

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E fin qui siamo ad una sorta di duello al sole, Spalletti e Icardi con le mani sul grilletto. L’uomo di Certaldo, però, non si è fermato qui. E’ andato oltre, chiamando indirettamente in causa la società: “Umiliante anche per i tifosi fare una trattativa per convincere uno a mettersi la maglia dell’Inter“. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alla negoziazione portata avanti nelle scorse settimane da Paolo Nicoletti, legale di Icardi, e l’Inter, che ha cercato una via d’uscita alla querelle per arrivare col minor danno possibile fino a giugno. E quando scriviamo Inter, intendiamo il presidente Steven Zhang, l’ad Beppe Marotta e l’ex patron Massimo Moratti, sponsor di Nicoletti. Perciò è vero che Marotta ieri si è affrettato a sostenere la decisione di Spalletti di non convocare Icardi per la gara con la Lazio – con Lautaro Martinez infortunato, Keita unico attaccante, di fascia, disponibile e il giovane Colidio lasciato 90 minuti in panchina nonostante lo svantaggio – ma è altrettanto vero che la stilettata del tecnico difficilmente passerà inosservata.

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Ecco perché questi potrebbero essere gli ultimi mesi a Milano per Spalletti e Icardi. L’auspicio della Milano nerazzurra è che alla fine arrivi la sospirata qualificazione in Champions per il secondo anno di fila, risultato non trascurabile dopo sei stagioni di magra, ma restano molte nubi sul biennio spallettiano. Un’identità di squadra che si è vista solo a tratti, gli ottavi di Champions sfuggiti per un eccesso di timore, il solito calo verticale a dicembre, scelte di mercato discutibili – su tutte Nainggolan-Zaniolo – e la difficoltà di gestire i rapporti con le primedonne. D’altro canto, anche l’avventura di Icardi sembra ai titoli di coda, nonostante i gol segnati a grappoli in un’Inter non irresistibile. Impossibile, però, far passare sotto silenzio il caos delle ultime settimane, il gran rifiuto prima di Vienna, la disponibilità a mettere da parte i dissapori per dare una mano alla squadra, le uscite poco felici di Wanda Nara, ingombrante moglie-procuratore. I soldi della cessione potrebbero contribuire a finanziare un mercato finalmente importante, con più giocatori forti e di personalità e meno mezze figure. Il popolo nerazzurro è tornato a “riveder le stelle”, ma il Paradiso non può più attendere.

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