FC Barcelona - I perché del momento del Barça

L'entrata in scena di Quique Setién non è stata la migliore e la sperata dal barcelonismo; e dallo stesso Setién. Tre partite, due di Liga e una di Copa: due vittorie e una sconfitta. 1-0 contro il Granada in casa nell'esordio nella panchina blaugrana, 1-2 a Ibiza nel torneo del KO e la sconfitta per 2-0 a Valencia sabato scorso. Buone impressioni sono nella partita casalinga, sebbene con appena 1-0 nel marcatore. Nelle restanti due partite, ombre inquietanti e incombenti come nel cielo plumbeo di una fredda notte invernale dalle parti di Whitechapel. La ilusiòn de la aficiòn è durata lo spazio di alcuni giorni. Lo spirito e il mantello di Cruyff portato e indossato da Setién arrivando a Barcelona si è dissolto nel giro di pochi giorni: tra Ibiza e Valencia. I problemi del Barça emersi nella doppia sfida di Copa e Liga hanno scioccato e preoccupato enormemente. Erano tante le aspettative riposte nella nuova giuda tecnica che i primi disastri hanno aumentato a dismisura anche le preoccupazioni. I dubbi e i problemi emersi sono diversi.
Il principale errore che si può imputare a Setién è il cambio del modulo. Passare dalla difesa a quattro, feticcio del Barça da tempo immemore, a quella a tre non è semplice. Non è solo una questione di numeri. Il passaggio dai 4 ai 3 è un cambio radicale per tutta la squadra. Sopratutto per i difensori, i diretti interessati alla modifica tattica. Il mutamento di schieramento comporta il radicale cambio dei movimenti dei singoli, le distanze tra i centrali e dei compiti dei centrocampisti. In una squadra di calcio tutto è interconnesso e lavora in sinergia. Non si può modificare la composizione di uno schieramento senza influenzare le posizioni dei giocatori degli altri reparti. Incidere su un sistema ormai metabolizzato e mandato a memoria per anni sin dalla Masia, non è facile, men che meno a stagione in corso. Cambi così radicali sarebbe preferibile inserirli gradualmente durante la pretemporada, per dare il tempo a tutti i calciatori di prendere confidenza con il nuovo sistema tattico. Nel corso dell'anno, da una partita all'altra, non è semplice né tantomeno sicuro.
I limiti della squadra nelle due partite sotto esame, ma sopratutto in quella contro il Valencia sono stati un possesso di palla ipnotico sì, ma improduttivo. Nessuna profondità, nessun movimento senza palla degli attaccanti, pochi inserimenti dei laterali e una debolezza difensiva allarmante. Aggiungiamoci una pressione alta e una aggressività manchevoli, oltre a uno schieramento che si allunga permettendo le scorribande in contropiede degli avversari una volta perso il possesso di palla. Anche l'aspetto psicologico suscita grave apprensione. Contro la formazione Ché il Barça ha iniziato con autorità, un buon passo e velocità di manovra. Appena subìto il contropiede che ha causato il rigore per il Valencia, poi neutralizzato da Ter Stegen, la squadra si è impaurita, ha perso le sue certezze e si è trasformata in un coniglietto d'angora bagnato e cacciato da un predatore. Ha abbassato il suo baricentro e ha iniziato a essere impreciso nei passaggi anche più semplici e nell'uscita del pallone dalla zona difensiva. Nei primi 45' il Barça ha subito una serie di imbarcate impressionanti. Se non fosse stato per quel grande portiere che è Ter Stegen, la formazione blaugrana sarebbe potuta andare al riposo sotto si tre, quattro reti. Solo nel secondo tempo la squadra ha iniziato a reagire, velocizzare l'azione ed essere più cattiva negli interventi e nei contrasti sul pallone.