Esclusiva SN, Jarno Trulli: “La Formula E? Campionato per piloti senza altre alternative. La F1 ha smarrito la propria identità”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Jarno Trulli

Ultimo rappresentante del nostro Paese in Formula 1 (in attesa che un giorno possa occupare un posto in griglia Antonio Giovanizzi) Jarno Trulli ancora oggi è uno dei piloti più amati dai tifosi italiani, nonostante il suo ritiro dalla massima categoria sia retrodatato ormai al lontano 2011.
L’abruzzese con un destino nel motorsport già segnato nel nome – un omaggio dei genitori alla memoria del pilota motociclistico Jarno Saarinen – è stato un brillante kartista (titolo mondiale nel 1991) e in Formula 1, dove ha gareggiato tra la fine degli anni novanta e gli anni duemila, è sceso in pista in ben 256 GP a bordo di scuderie come Minardi, Jordan, Renault, Toyota. Distintosi per la sua velocità in pista, Jarno Trulli è stato l’ultimo italiano della storia (per ora) a vincere il Gp di Monaco, nel 2004. Dopo l’addio alla Formula 1 arriva l’avventura con le monoposto elettriche: sbarca in Formula E nel 2014 come proprietario di un team a suo nome e come pilota, con al suo fianco la connazionale Michela Cerruti e con il fidato Lucio Cavuto come direttore sportivo. Nel 2015 arriva l’addio definitivo alle corse, seguito a ruota dal suo team in Formula E.
Oggi Jarno Trulli si dedica alla sua impresa vinicola, il Podere Castorani nella sua Abruzzo e che esporta vini in varie parti del mondo, e non sente alcuna nostalgia per il mondo delle corse. Lo abbiamo intervistato per fornirci nel dettaglio il suo punto di vista sullo stato attuale di due realtà che, come dimostra la sua biografia, conosce molto bene, ovvero la Formula 1 e la Formula E.

La Formula 1 potrebbe perdere terreno per quanto riguarda l’appeal sui tifosi e sui costruttori rispetto alla Formula E; ultimamente anche Nico Rosberg si è detto molto interessato dalle prospettive offerte da questa ultima serie automobilistica. Tu che hai corso in entrambe le categorie, pensi che il campionato elettrico possa un giorno sorpassare quello di F1?

In nessun modo, sono due cose totalmente diverse, talmente lontane da non poter essere neppure confrontate.

I tifosi della Formula E però apprezzano il fatto che il campionato delle monoposto elettriche sia molto più combattuto e foriero di colpi di scena (come si è visto ad Hong Kong nel weekend) rispetto alla Formula 1…

Restano comunque due mondi diversi: da una parte una tecnologia di altissimo livello, quella della F1, che ormai rappresenta il massimo della espressione automobilistica e dall’altra qualcosa che, a conti fatti, deve ancora nascere.

Sempre restando alla Formula E, come vedi la nostra rappresentanza italiana di ritorno in questo campionato, con i piloti Luca Filippi e l’italosvizzero Edoardo Mortara (sfortunato in questo avvio di stagione per via del testa coda a tre giri dalla fine della seconda gara ad Hong Kong, che ha compromesso così una gara condotta al comando, ndr)?

A dirti la verità ammetto di non seguire la Formula E, quindi non potrei darti una opinione al riguardo… Penso comunque che questo campionato, pur essendo una bella esperienza, rappresenti purtroppo un punto di arrivo per la carriera di un pilota: è una categoria in cui vanno a correre piloti che non hanno altri sbocchi.

Parliamo adesso della serie maggiore: hai dichiarato che una Formula 1 basata sulla sostenibilità spinta all’eccesso e all’abbattimento di costi e consumi rischia di diventare una copia dei mondiali endurance. Secondo te si è ormai imboccata una strada senza ritorno o si potrebbe invertire la rotta?

Secondo me la Formula 1 non ha senso così com’è con la tecnologia odierna: sarebbe meglio si facesse un passo indietro a quella che era una decina di anni fa e restare su quel livello. Si sviluppano tecnologie costosissime che però sono difficili da applicare al mondo stradale e io penso che la F1 debba invece essere legata allo sviluppo di derivate di serie.

Ci sono due scuole di pensiero riguardo al futuro dei motori della F1: c’è chi spinge per usare delle motorizzazioni in linea con quelle di uso civile, più potenti ma al tempo stesso più sostenibili, e c’è chi come Christian Horner propone di tornare all’antico, con motori potenti e con bassi regimi di rotazione, tipo i V10 se non i V12 (opzione però dichiarata inaccettabile da Jean Todt). Cosa ne pensi di quest’ultima opzione?

Non so se si potrà mai arrivare all’integrazione di motori come i V10 o V12, ma di sicuro quella di Horner è una bella provocazione che trova il mio sostegno. Ritengo che le power unit che vengono utilizzate oggi non abbiano senso: ribadisco, sono tecnologie troppo costose, troppo complicate, troppo instabili ed impossibili da poter implementare sulle vetture stradali. Penso che la F1 stia solo sprecando il suo tempo nonché i soldi dietro questo motori. La chiusura da parte della FIA? Non commento.

L’introduzione del sistema Halo è stato criticato da alcuni perché potrebbe peggiorare l’estetica delle monoposto e creare problemi aerodinamici, mentre c’è chi come Paddy Lowe si lamenta dei carichi aggiuntivi che comporterebbe una struttura del genere. Tu cosa ne pensi? Si tratta di una evoluzione necessaria oppure l’Halo è una integrazione poco utile per il suo scopo?

Penso che la sicurezza non sia un aspetto negoziabile, negli anni tante cose sono state fatte ma ne restano ancora molte da fare. L’Halo potrebbe rappresentare una idea o una provocazione e non lo sottovaluterei a priori ma comunque ritengo importante studiare tecnologie per rendere le monoposto più sicure. Poco conta se poi la vettura non sia bella esteticamente o non siaabbastanza aerodinamica: l’Halo ha l’obiettivo di rendere più sicuro l’abitacolo, il resto sono solo chiacchiere ed è inutile andarsi a nascondere dietro stupidaggini relativi ai carichi aerodinamici.

Quindi non sposi il punto di vista di alcuni piloti, come Kevin Magnussen, che considerano il rischio parte integrante di questo mestiere?

Se la pensiamo così, allora torniamo indietro di trent’anni quando in un incidente perdevi le gambe o peggio la vita: in tal caso, un pilota dedito al rischio cambierebbe subito idea.

Ad inizio stagione la Ferrari sembrava proiettata verso il coronamento del lavoro svolto dai tecnici di Maranello, ma la scarsa affidabilità del motore quando veniva spinto al limite e alcuni scivoloni come l’incidente di Singapore hanno compromesso la conquista di un titolo mondiale. Il 2018 sarà l’anno in cui si farà tesoro di questo anno tribolato per un rilancio definitivo? O la Mercedes sarà ulteriormente avvantaggiata dalle tre power unit a disposizione per l’intera stagione?

Vedremo, penso sia una domanda a cui nessuno possa rispondere ora: nel 2018 tutti dovranno fare tesoro dei propri errori, e chi ne ha fatti di più dovrà imparare e studiare conseguentemente di più, oltre a valutare le proprie capacità. Certamente è stato un peccato vedere la Ferrari non conquistare il campionato sebbene avesse una macchina competitiva.

Jarno Trulli

La Ferrari quest’anno aveva una monoposto competitiva, peccato non sia riuscita a conquistare il Mondiale

In una Formula 1 in cui domina la tecnologia e la spunta chi ha il motore più performante ed affidabile, un pilota come Max Verstappen spariglia le carte con il suo atteggiamento in pista e la grinta dimostrata, ai limiti dell’incoscienza. Il futuro di questo sport appartiene a lui?

A mio avviso Verstappen è di sicuro un grandissimo pilota, dalle qualità notevoli e con una macchina adeguata, come è stata quella della Red Bull, in diverse occasioni quest’anno. Ora, non è che tutti i piloti debbano essere come lui; il problema della F1 oggi (ma che si trascina da anni), però, è la qualità dei driver, dovuto anche ad una grossa crisi economica che spinge a cercare spesso e volentieri piloti “con la valigia”, ovvero con uno sponsor solido alle spalle. E questo vale per almeno il 50% dei driver attuali schierati in griglia. Verstappen, invece, che come detto ha le qualità, svetta rispetto al resto dei suoi colleghi.

C’è un problema di qualità dei piloti nella F1, e non da oggi. Verstappen? Grandissimo pilota. Ricciardo? Non un fenomeno

Potrebbe essere la Renault, che fornirà i motori a sé stessa, alla McLaren e alla Red Bull, la sorpresa del 2018? E la scuderia di Woking potrebbe risalire la china dopo anni bui?

E’ da vedere, difficile fare le previsioni per quanto riguarda la prossima stagione: bisognerà vedere come andranno i test di questo inverno. La Mercedes resta comunque la favorita, forte di un livello tecnologico che fa sì che tutti i motorizzati della casa di Stoccarda abbiano un buon margine di vantaggio.

Daniel Ricciardo si è lamentato di non aver avuto una vettura ugualmente affidabile come quella del compagno di squadra alla Red Bull. Rimarrà un talento mai esploso del tutto o potrebbe consacrarsi, magari dal 2019, in un altro team?

Dal mio punto di vista penso invece che la vettura meno affidabile ce l’abbia avuta Verstappen, rimasto appiedato per più di metà del campionato 2017; tuttavia quando riusciva a completare i GP finiva sul podio, a dimostrazione del fatto di come sia nettamente superiore rispetto a Ricciardo. Per quanto riguarda l’australiano, non vedo sinceramente questo gran campione; sì, ha fatto delle ottime gare, delle buone prestazioni ma parliamo di un onesto operaio del volante. Un buon pilota, non un fenomeno.

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