Champions League, tra rimpianti e proteste il "Road to Kiev" finisce qui per le italiane?

MADRID, SPAIN - APRIL 27: UEFA Champions League trophy is seen ahead of the UEFA Champions League semi final first leg match between Club Atletico de Madrid and FC Bayern Muenchen at Vincente Calderon on April 27, 2016 in Madrid, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

(Photo by David Ramos/Getty Images© scelta da SuperNews )

 

Il viaggio verso Kiev, stadio del match finale della Champions League 2018 del 26 Maggio nella capitale Ucraina, sembra essersi bruscamente interrotto per le squadre italiane che avranno modo di vedere lo slogan che campeggia in tutti gli stadi protagonisti di questa edizione molto probabilmente per un'altra (e ultima) volta soltanto.
Si esce dalla due giorni di match contro le rivali spagnole con le ossa letteralmente rotte: 7 gol incassati contro uno solo messo a segno. Un risveglio peggiore per Juventus e Roma dal sogno europeo non poteva esserci.
Allo 0-3 dell'Allianz Stadium di Torino del Real Madrid (impreziosito dalla sublime perla di Cristiano Ronaldo) ha replicato ieri il Barcellona di Messi e compagni che hanno rifilato un pesantissimo 4-1 alla Roma.
A conti fatti, e senza catastrofismi, c'è ben poco da sperare.
Entrambe le squadre spagnole hanno infatti seriamente ipotecato il passaggio alle semifinali con parziali piuttosto eclatanti.
Sia Roma che Juve dovrebbero centrare delle imprese storiche, degne dei grandi eroi dell'antichità.
Sia Roma che Juve, infatti, per ribaltare le sorti che sembrano essere già scritte, dovrebbero segnare 3 reti e, soprattutto, non subirne nemmeno una dagli squadroni iberici.
La Juve, al Santiago Bernabeu, l'olimpo del calcio mondiale, per andare ai supplementari.
La Roma, nel suo Olimpico, tra i suoi appassionati tifosi che hanno fatto registrare il sold-out in sole 8 ore dall'uscita dei biglietti, addirittura per superare il turno e imporsi sui catalani.
Sogni di gloria, appunto.
Eppure, analizzando bene le due sfide, questo gap così macroscopico non si è visto. Sicuramente sia Real che Barcellona sono superiori tecnicamente e qualitativamente alle nostre squadre italiane, ma poi non così tanto.
La Juve martedì e la Roma ieri sera, nelle rispettive sfide, hanno comunque affrontato i match con carattere e autorevolezza senza dar mai l'impressione di una resa incondizionata.
In particolare la Roma al Camp Nou, ha molto da recriminare nei confronti dell'arbitro olandese Danny Makkiele che ha negato un rigore solare a Edin Dzeko in avvio di gara (lo stesso attaccante romanista nel dopo gara ha accusato il direttore di gara di non aver avuto coraggio) e non concesso un altro (molto più difficile da vedere ma pur sempre rigore) a Pellegrini nella ripresa.
Al netto dei piagnistei e dei presunti complottismi, le due gare ci restituiscono un'immagine non del tutto veritiera e dei risultati troppo pesanti.
Quasi sicuramente l'unica vera e sostanziale differenza tra noi e gli spagnoli (e probabilmente anche gli inglesi) sta nella mentalità e nell'abitudine ad affrontare queste gare.
Da questo punto di vista un profondo "mea culpa" il calcio italiano è obbligato a farlo, non solo nelle intenzioni ma anche nei fatti: ormai da troppi anni (eccezion fatta per le due sfortunate finali della Juventus) siamo sempre fuori dal calcio che conta.

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