Ecco come gioca il Bayern Monaco di Flick

L’ 1-5 subito dal Bayern Monaco a Francoforte è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ed ha emerso tutte le debolezze dei ragazzi di Kovac.
Sino a quel momento, i problemi erano stati mascherati da qualche exploit casuale, come il 2-7 sul campo del Tottenham.
La verità era che lo spogliatoio remava contro al tecnico croato, che aveva creato dissapori e una squadra divisa a metà: i calciatori non rendevano al meglio, imputando al loro mister un’ sistema troppo difensivista, che non esaltava le qualità, ma in molti casi le reprimeva.
In avanti si faceva più fatica, e i senatori del club non lo volevano più: Kovac, portatosi dall’Eintracht il suo stile di gioco, non lo ha mutato, e anche nei momenti di difficoltà, ha proseguito sulla propria linea guida.
La dirigenza stava preparando l’esonero da tempo, e cosi, dopo il roboante ko sopra citato, è subentrato Flick.
Hans è un tecnico navigato all’interno del calcio tedesco essendo stato vice di Loew per 3 anni ( 2014-2017) e allenatore nell’ Hoffenheim.
La società ha puntato su di lui, senza avviare trattative milionarie, ma convincendolo del progetto: d’altra parte, Hans, ha accettato con piacere.
Per il teutonico, i vari Neuer, Muller, Boateng, sono calciatori osservati da vicino nell’ iter con la nazionale, e il fatto di continuare con loro, è stato una motivazione in più.
In Baviera, al momento del suo approdo, la dirigenza è stata chiara: niente più passi falsi e cambio di ritmo.
Cosi, inaspettatamente, Flick ha reinventato il modo di giocare dei suoi ragazzi. Innanzitutto, l’ideologia del predecessore è stata dimenticata, per far poi fronte ad un sistema del coinvolgimento dei singoli.
Tutti, nel 4-2-3-1 portato dal tecnico teutonico sono stati inseriti alla perfezione, e profili esperti quali Muller e Boateng hanno trovato la propria dimensione.
L’idea base è stata di elevare il baricentro dei suoi, mutando del tutto le disposizioni sul terreno di gioco: Kimmich è stato avanzato sulla mediana insieme a Thiago, con il compito di creare gioco.
Meno spazio a giocatori più difensivisti, e più occasioni per impostare a due giocatori molto tecnici con i piedi.
Il tedesco, passato dalla fascia in mezzo al campo, ha gradito molto questa polivalenza, portatagli in parte da Guardiola e approfondita negli ultimi anni, portandolo ad essere un calciatore a 360 gradi.
Thiago, che con Kovac non trovava spazio, ha avuto la centralità di creare gioco, e spesso dai suoi piedi sono partiti i goal dei bavaresi.
Elogiato il ruolo dei centrocampisti, è arrivato il momento di spiegare la vera rivoluzione di Hans: la difesa.
Nel pacchetto arretrato, composto da 4 uomini, si è dato spazio a nuove idee, e visti gli infortuni pesanti di Sule e Lucas Hernandez, sulla carta i titolari, si è finalmente responsabilizzato Alaba.
L’austriaco sulla fascia non incideva più di tanto, e viste già le buoni doti in fase di marcatura, è stato provato in mezzo alla difesa.
L’esperimento portato da Flick ha convinto tutti: in primis, David ha mostrato capacità di leggere l’intervento, ed essendo molto rapido, ha assunto centralità nel nuovo sistema.
L’idea si è rivelata azzeccata, e il principio di Flick di avere sul terreno di gioco giocatori più abili in fase di impostazione, è stata un intuizione per l’attacco.
Vicino ad Alaba, è tornato a splendere Boateng, che era già stato messo sul mercato dal club: Jerome ha ripagato la fiducia, e si è dimostrato un perno in mezzo alla difesa, simile a quel calciatore che cinque anni prima, era stato accostato a Ramos.
A Jerome, insomma, serviva semplicemente più spazio, quello che Kovac gli aveva tolto, non puntando mai sui di lui.
La difesa ricreata in pochissimo tempo è stata una genialità, un atto di cambiamento premiato dai risultati, e soprattutto dal minor numero di reti subite.
Sulle fasce è stata ricercata la stabilità, nessuna propensione offensiva esagerata, ma due ragazzi molto diversi in grado di fungere da riequilibratore per la difesa.
Sulla sinistra, è definitivamente maturato Alphonso Davies, il cui talento è emerso anche in fase di copertura: Flick stravedeva per lui da tempo, e lo ha posto come terzino viste le assenze.
Il canadese già conosceva il ruolo, e affinando la tecnica in campo, è migliorato di settimana in settimana sino a diventare un inamovibile dallo schiacchiere tattico.
Sulla destra, spostato Kimmich in avanti, si è guardato più alla fase difensiva: Pavard è il ragazzo perfetto per il nuovo corso Bayern.
Abile con i piedi e al cross, concreto nel difendere, ha dato un mix di compattezza e sostanza alla difesa dei bavaresi.
Lo scopo di Hans era di replicare il sistema difensivo della Germania campione del mondo: i due centrali devono far partire l’azione, perlopiù palla a terra, come predilige lui, mentre sulle fasce ha cercato due profili totalmente diversi.
Equilibrio e ordine dietro, e poi tanta fiducia, questi sono stati gli ingredienti in grado di rilanciare molti calciatori e portare alla difesa un modo nuovo ma efficace di intendere il calcio, il tutto orchestrato dall’esperienza di Neuer tra i pali.
L’estremo difensore, ha ricevuto solo un ordine dal tecnico: a inizio azione deve agevolare i due centrali nella costruzione della manovra, rilanciando poche volte lontano.
Il reparto offensivo ha subito meno mutazioni: il tridente alle spalle di Lewandoski, portato dal nuovo modulo è parso molto efficace e in grado di dare fantasia.
Muller è stato reinventato, diventando un titolare fisso dietro la punta, e la sua media realizzativa è tornata a salire: il tedesco, negli ultimi anni era calato, ma sulla trequarti ha ritrovato il piglio dei vecchi tempi.
Nel nuovo Bayern, Thomas deve sacrificarsi meno e può aggredire la profondità con i tempi che preferisce, e in questo senso Flick lo ha lasciato più libero di esprimere le idee che predilige.
Sulle fasce, è arriva la conferma di un talento come Gnabry, mentre dall’altra parte l’alternanaza Coman-Coutinho è stata continua, garantendo un cambio di grande spicco.
Grazie ad un mercato intelligente poi, la panchina si è allungata dando la possibilità di aumentare la qualità del gioco: negli anni passati, un deficit come questo, aveva portato all’eliminazione dalla Champions League.
Inutile, dire, che davanti Lewandoski è il leader del reparto offensivo, sempre più decisivo e in grado di garantire goal. Alle sue spalle, la figura di Zirkzee piace molto, altra scoperta di Hans, che lo ha portato in prima squadra sino all’esordio e al goal.
I numeri del giovane olandese sono importanti, e la visione del tecnico è stata lunga, ripagata dalla fiducia posta su di lui.
La pausa per cause di forza maggiore non ha fermato i piani di una squadra lanciata come il Bayern Monaco, e la ripartenza della Bundesliga aiuterà a ritrovare subito l’alchimia.
Intanto il nuovo 4-2-3-1 portato in Baviera produce i suoi risultati, tanto che la dirigenza ha già assicurato il rinnovo fino al 2023 al nuovo allenatore.
Un gioco bello da vedere, più offensivo, nel quale individualità e collettività si sposano alla perfezione, dove tutti devono svolgere la propria parte.
Il binomio gioventù- esperienza combacia alla perfezione, e a dirigere l’orchestra c’è un maestro, negli ultimi anni passato perlopiù come vice, ma capace di dire la sua anche al comando di una panchina importante, come quella di Monaco.