USA, la Nazionale femminile annuncia ricorso contro il rigetto della parità salariale
La Nazionale di calcio femminile degli USA non ci sta e, dopo aver concluso metaforicamente il primo tempo in svantaggio, si prepara a dare battaglia nella ripresa e impugnerà la sentenza del giudice distrettuale Gary Klausner che ha bocciato la richiesta perorata da Megan Rapinoe e compagne di un pari trattamento economico da parte della Federazione rispetto alla controparte maschile. "Equal lay" lo hanno battezzato ed è un concetto che verte su uno dei temi più spinosi nel mondo del calcio: la parità di genere tra atleti maschi e donne.
USA, la Nazionale femminile annuncia ricorso contro la decisione della corte di Los Angeles
Avranno anche perso una battaglia ma sono fermamente convinte a portare avanti la guerra per difendere i propri sacrosanti diritti. Le calciatrici della Nazionale USA femminile hanno accolto con sgomento la sentenza del giudice Gary Klausner, (distretto della California), che lo scorso 2 maggio aveva rigettato la loro richiesta di pari retribuzione rispetto alla controparte maschile per i servigi operati nei confronti della Federazione nell'esercizio della loro attività di atlete. Megan Rapinoe e compagne hanno pieno diritto a rivendicare maggiore attenzione e l'eliminazione di una disparità che, complice un'incrostazione di tipo culturale, viene pacificamente sottaciuta. Ne hanno diritto non solo come cittadine di uno Stato libero che dovrebbe garantire ad ogni suo membro condizioni di uguaglianza e pari opportunità, ma anche perché, lo scorso 7 luglio, si sono cucite al petto il quarto alloro mondiale, il secondo consecutivo della loro storia. Sono risultati che la Nazionale a stelle e striscie maschile, pur avendo annoverato grandi campioni come Dempsey, non é mai riuscita neanche lontanamente ad avvicinare. Negli USA la National Women's Soccer League è uno dei campionati più competitivi al mondo e la Nazionale Femminile è ad oggi uno dei "fiori all'occhiello" dello sport americano avendo generato, tra l'altro, introiti cospicui per la USFF (United States Football Federation). Basti pensare che la Finale di Francia 2019 è stata seguita da ben 20 milioni di spettatori, dato che testimonia quanto sia il seguito che riescono ad attirare le ragazze del CT Andronowski: perché allora perseverare in atti discriminatori che lambiscono la misoginia?
"Equal pay vuol dire pagare le donne allo stesso modo degli uomini dopo una vittoria - ha dichiarato la portavoce della Nazionale Molly Levinson - Sostenere che le donne vengono pagate parimenti agli uomini se si avvicinano ai loro compensi, mentre in realtà vincono il doppio o il triplo rispetto a loro, non è equal play".
La lamentela é abbastanza giustificata in base ad alcuni dati forniti dal Wall Street Journal. Secondo l'autorevole quotidiano la Federazione elargisce 13.000 dollari di base ai calciatori della Nazionale maschile per ogni amichevole disputata più un bonus variabile (che può superare i 17.000 dollari) in base al ranking dell'avversario affrontato. Stessa cosa non vale per le calciatrici, le quali ricevono un bonus solo se affrontano una delle prime dieci Nazionali al mondo e percepiscono solo 5.000 dollari a match.
Levinson ha poi proseguito: "L'argomentazione secondo cui il congedo di maternità è una sorta di sostituto al pagamento della stessa percentuale corrisposta ai maschi per le loro vittorie, non è né equa, né uguale. Asserire che le donne hanno rinunciato alla parità di retribuzione sottoscrivendo il miglior accordo di contrattazione collettiva possibile, non é un motivo plausibile per continuare a discriminare. Presenteremo immediatamente ricorso contro la decisione del tribunale distrettuale, cosicché si possa rivedere questo verdetto".
L'accordo cui si fa riferimento risale al 2017 ed è stato sottoscritto dalla NWSL con la Federazione che ha garantito alle atlete il diritto ad una retribuzione minima e la copertura sanitaria nel caso di infortuni (mentre prima le atlete infortunate non percepivano stipendio). Alcuni passi
