Mondiali Qatar 2022: Manon Aubry lancia l'allarme per le troppe vittime nei cantieri. Gli operai sono schiacciati dalla "Kafala" (1ª parte)
Mancano poco più di 18 mesi ai prossimi Mondiali in Qatar, ed il crescente numero di vittime nei cantieri non si ferma.
Quando avvengono le ingiustizie sociali e lo sfruttamento sul lavoro, la carismatica leader transalpina della Sinistra Verde Nordica, nonchè Europarlamentare, Manon Aubry non le manda certo a dire, e senza peli sulla lingua e censure, parla in maniera diretta, schietta e sincera a chi ha orecchie per sentire. Per questa sua onestà una parte del popolo francese, e non solo, la venera e si identifica in lei. Di recente ha preso posizione sulla drammatica questione delle morti nei cantieri in costruzione per i prossimi Mondiali in Qatar, che si svolgeranno dal 21 novembre al 18 dicembre del 2022. Le sue dichiarazioni sono cosi pertinenti è mirate che meritano di essere lette.
Manon Aubry: 6.750 morti dal 2011 ad oggi
Che ci piaccia o no, questo sport che riunisce miliardi di fan in tutto il pianeta è diventato un argomento maledettamente serio ed importante, oltre che un grosso affare di soldi. Non si scopre certo oggi il calcio business ed i suoi eccessi: deregolamentazione, privatizzazione, corruzione, arricchimento di pochi sono all'ordine del giorno. Il dramma è che a pagare questa situazione in Qatar sono le 6.750 vittime (innocenti) che ci sono state fino ad oggi, ed i loro famigliari. La domanda ora è questa: sul serio si ha voglia di giocare e festeggiare sui cadaveri di queste persone?
L'antefatto e la tirannia della "Kafala"
Nel 2010 la FIFA decise di affidare i Mondiali del 2022 al suddetto paese. La cosa sembrò alquanto sospetta, e la Francia ebbe un ruolo a dir poco imbarazzante per tale assegnazione. La scelta destò stupore e scetticismo proprio in virtù del fatto che in quella nazione non vi erano le strutture ed infrastrutture adeguate, oltre ad un clima favorevole per le competizioni agonistiche.
Tornando ai nostri giorni, li i lavoratori sono sottoposti ad un regime di schiavitù, la "Kafala", che garantisce un potere schiacciante alle imprese dominanti. Gli operai stranieri, che rappresentano il 95% della forza lavoro del Qatar, sono costretti a pagare un'agenzia di assunzioni e non possono cambiare lavoro, uscire dal territorio, affittare un alloggio o addirittura aprire un conto in banca senza il consenso del loro datore di lavoro. La confisca dei passaporti è all'ordine del giorno ed i sindacati, per legge, sono vietati.
Turni e condizioni di lavoro inumane La tragedia di 12 morti a settimana dal 2011 ad oggi. I dubbi delle ONG
Il Qatar sostiene di aver fatto le riforme, ma le ONG nutrono seri dubbi sulla loro attuazione. Dal 2012 la Confederazione Sindacale Internazionale e l'associazione Human Rights Watch hanno segnalato agli organi competenti le inumane condizioni di lavoro nei cantieri della Coppa del Mondo.
Le segnalazioni, purtroppo, sono state ignorate dalla FIFA e confermate a febbraio dal quotidiano "The Guardian", le quali parlano chiaro: 6.750 morti dal 2011 ad oggi, 12 morti a settimana in 2 lustri. Le autorità locali, ovviamente, negano i fatti e cercano di farci credere che si tratti di decessi per cause naturali. Ma le testimonianze reali convergono, ahime, con dei dati terrificanti: fino a 70 ore di lavoro settimanali a 40ª gradi sotto il sole, straordinari non pagati, ritardi salariali, sistemazioni in topaie lontane dai cantieri, assenza di assistenza sanitaria ed incapacità di accedere agli ospedali.
La connivenza delle imprese coinvolte
Le multinazionali non si sono sbagliate perchè: i campionati iridati sono un'enorme opportunità per fare giganteschi profitti, sfruttando, impunemente per ora, i poveri lavoratori. E' dunque in questo contesto di sfruttamento e miseria umana che si costruiscono gli immensi stadi e le infrastrutture che ospiteranno le partite dei Mondiali 2022.
Fine 1ª parte!