Mario Fontanella a SuperNews: "Garcia sarebbe da esonerare, i risultati parlano chiaro. Insigne non tornerebbe mai a Napoli"

Mario Fontanella è un attaccante italiano che gioca in Kuwait ma con un passato tra giovanili del Napoli, Barletta, Neapolis, Noto, Bastia, Budoni e poi Valletta e Floriana a Malta ed Al-Muharraq in Bahrain. Ecco el sue parole sul Napoli e sulla propria carriera in Asia.

mario fontanella

SuperNews ha avuto il piacere di intervistare l'attaccante italiano Mario Fontanella, che ha giocato nelle giovanili del Napoli e in varie squadre tra Serie D, Serie C, Malta e Bahrain, ed oggi si è accasato all'Al Yarmouk in Kuwait. Ecco cosa ha detto ai nostri microfoni.

Stai seguendo il momento del Napoli? Cosa ne pensi della scelta di non esonerare Garcia?

Sì, chiaramente sto seguendo visto che sono un grandissimo tifoso e ho anche giocato lì per cinque anni. Credo che Garcia fosse assolutamente da esonerare, era il momento giusto anche perché c'era la sosta delle Nazionali e quindi c'era il tempo di lavorare e ripartire. Dispiace comunque, perché il Napoli non è più quello dell'anno scorso: in ogni caso, da tifoso devo anche dire che credo che la stagione dell'anno scorso fosse irripetibile. Allo stesso tempo, credo che Garcia davvero sia inadeguato, purtroppo il Napoli gioca male e i risultati parlano chiaro.

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Secondo te Conte sarebbe stato l'uomo giusto per questa squadra?

Per dare una scossa serviva sicuramente cambiare l'allenatore, e magari prendere un allenatore vincente. Chiaro però che il budget del Napoli è quello che è: Conte costa tanto, quindi la vedo dura. Quello che è sicuro è che il Napoli, con la squadra che ha, potrebbe fare molto meglio con un allenatore più vincente. Io però sono sicuro di una cosa: dopo la partita col Milan di fine ottobre, Garcia salterà. Sicuramente non arriverà Conte, che probabilmente avrebbe avuto richieste economiche e di organico irraggiungibili per gli azzurri, ma sono certo che cambierà allenatore.

Tu hai visto abbastanza da vicino Lorenzo Insigne nelle giovanili del Napoli: secondo te un suo ritorno in azzurro potrebbe servire, anche magari in ottica di ricostruzione dello spogliatoio?

Essendo di due anni più piccolo rispetto a me non abbiamo mai giocato insieme, di fatto. Però spesso si allenava con noi, in Primavera, e già lì si vedeva che faceva la differenza. Ti dico la verità: un giocatore che va via per guadagnare 11 milioni di euro, come fa a tornare in una squadra dove potrebbe prenderne 1 o 1,5? Non credo proprio che sia un'ipotesi percorribile, anche se ama la maglia e potrebbe dare una mano con la sua esperienza nello spogliatoio.

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Come procede la tua stagione in Kuwait? Cosa ti ha spinto a scegliere l'Al Yarmouk?

La stagione procede a rilento, qui si gioca ogni 20 giorni: abbiamo giocato le prime tre partite e ho fatto tre gol, quindi direi che per ora va tutto bene anche perché siamo primi a 7 punti. La mia scelta di venire qui è stata dettata dal fatto che mi attirava l'idea di venire a giocare in Asia, anche se inizialmente stavo bene a Malta e giocavo nella miglior squadre del Paese: l'opportunità di andare in Bahrain l'ho colta al volo, e da lì poi mi si sono aperti altri mercati tra cui il Kuwait. Poi, chiaramente, io cerco di bilanciare i miei interessi di carriera con quelli della mia famiglia: qui si sta bene, la mia famiglia è felice, quindi è stata un'ottima scelta.

Quanto è diverso lì il calcio rispetto a com'è vissuto in Italia?

Devo dire che è molto diverso, sia in Bahrain che in Kuwait. Io in Italia ho giocato solo in Serie C e D, e ti posso dire che noi in Italia viviamo il calcio in modo più professionale. Ci sono i ritiri, le trasferte, si vive tutto in maniera molto più seria. Qui in Asia invece sentono molto la partita, ma per il resto è vissuto in maniera molto più blanda e tranquilla. L'unica cosa è che in Kuwait e in generale in medio-oriente tendono a giudicare, soprattutto noi stranieri, praticamente dopo una partita, mentre in Italia si aspetta sempre magari sei mesi o un anno prima di bollare un giocatore come "inadeguato". L'anno scorso in Bahrain eravamo quattro stranieri, in tre li hanno cacciati prima della fine dell'anno e io sono rimasto da solo: questa è la cosa che mi piace meno dell'Asia, per loro lo straniero è solo quello che arriva, fa bene e porta a vincere.

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Torneresti nel nostro Paese a giocare?

Non è una priorità ma non lo escludo: io ci tengo soprattutto a stare bene fisicamente e a curare bene il mio corpo. Io mi sento bene, un domani so che potrei giocare in Serie C o D: nella mia testa però c'è prima quella di tornare a Malta, poi dopo in Italia. In generale comunque spero di stare sempre bene a livello fisico e di continuare così.