Intervista esclusiva a Nicola Binda: "Il Como 'spagnolo' può dare fastidio alle grandi. Immobile e Džeko gregari di lusso. Palermo in pole per andare in A. Miglior colpo di mercato? Direi..."
Intervista esclusiva della nostra Redazione a Nicola Binda. Giornalista de 'La Gazzetta dello Sport' dal 1989, con oltre 35 anni di attività dedicata principalmente al calcio, contraddistinta da una forte passione nei riguardi delle Serie C e da una particolare attenzione sia al campionato cadetto che alla divisione dilettantistica. Oltre che esserne il responsabile della comunicazione, è un grande tifoso dell'Omegna, società calcistica che può vantare anche un passato in Serie C a cavallo tra gli anni '70 e '80.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Nicola Binda. Il giornalista de 'La Gazzetta dello Sport' ha espresso il parere personale su vari temi che riguardano il calcio italiano, dai nuovi allenatori della Serie A a quelli confermati. Non potevano mancare opinioni sulle operazioni del mercato estivo, oltre che dire la propria sulle potenziali candidate per la promozione sia dalla Serie B che dai tre Gironi di Serie C, con un focus nei riguardi della vicenda che ha visto la perdita della matricola sportiva del Brescia Calcio, dopo 114 anni dalla propria fondazione.
Nicola, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.
Agosto non è soltanto il mese d'inizio dei maggiori campionati professionistici, ma anche della sessione di mercato estivo. Finora, quali club della Serie A hanno compiuto le migliori operazioni e quali sono i nomi che più piacciono a Nicola Binda?
Il Napoli ha compiuto le operazioni più interessanti, ma era inevitabile, dovendo affrontare anche la Champions League. Sta dando, perché non ha ancora finito, una dimensione più internazionale a una rosa che lo scorso anno poteva andare bene, esclusivamente, per vincere il campionato. Adesso, le cose stanno cambiando e mi sembra che questa società stia andando spedita verso una direzione piuttosto importante per ampliare il proprio prestigio.
Personalmente, ho tanta curiosità per questo Como 'spagnolo', oserei dire, ma resta un grande peccato vedere pochissima traccia di calciatori italiani in questa squadra, se si pensa che sono presenti soltanto Goldaniga e Cutrone, sempre che quest'ultimo resti, come mi auguro che avvenga. A parte questo aspetto, c'è da riconoscere che alle spalle c'è una proprietà con una dimensione internazionale e sta portando avanti un progetto di grandissima levatura che arricchisce anche l'Italia, non soltanto Como e il territorio limitrofo. Per quanto riguarda il profilo puramente tecnico, questa squadra può rivelarsi una sorta di mina vagante, capace di dare seriamente fastidio alle grandi per un posto in Europa.
Tra quelli compiuti in Serie A, credo che De Bruyne sia stato il colpo di mercato più prestigioso, in assoluto. Il campionato italiano ha di nuovo la fortuna di vedere all'opera un vero campione. Certo, una volta arrivavano i grandi nel pieno delle loro potenzialità, ma questo non vuol dire che il belga sia arrivato bollito, anzi; pur avendo 34 anni, è ancora un giocatore integro e forte, lo si è visto dalle prime uscite stagionali. È un patrimonio di tutto il calcio, per cui bisogna che ce lo teniamo stretto; è uno di quelli capace di creare un buon motivo per andare a vedere una partita del Napoli, anche per chi non è tifoso della squadra allenata da Conte, soltanto per il desiderio di vederlo all'opera. Quindi, è lui il vero colpo di quest'anno.
Secondo Giancarlo Antognoni, ex capitano della Fiorentina, il Napoli e l'Inter sono le uniche da prima fascia, a seguire c'è il Milan, poi la Juventus a completare le prime quattro posizioni. È dello stesso pensiero?
In linee generali, direi di sì. È da premettere che un nuovo allenatore rappresenta sempre un'incognita, in qualsiasi squadra, perché occorre aspettare che si ambienti e crei nuovi meccanismi. Il Napoli resta davanti all'Inter, perché lavora su una base forte, con un allenatore che conosce molto dell'ambiente in cui lavora, per cui non può fare altro che crescere per dare continuità a un progetto che ha già portato a vincere uno scudetto. L'Inter e il Milan cominciano daccapo, si può dire. Allegri è una certezza, non si discute, ma quando un progetto parte da zero ci sono sempre degli interrogativi in più rispetto a chi già sa come gestire le varie situazioni.
La Juventus non parte da uno, ma nemmeno da zero, perché con Tudor sono stati compiuti dei passi da qualche mese. È una formazione che può provare a inseguire il livello dell'Inter e del Milan, anche se ha perso il suo DNA nel corso di questi ultimi anni; non è più una squadra con quello zoccolo duro forte e con un'importante rappresentanza di italiani, quella con il classico numero uno in porta, il numero nove del bomber e il numero dieci del vero fantasista, come ci ha abituato in gran parte della sua storia.
È diventata una società che ha acquisito una dimensione di calcio moderno in cui conta molto adoperare il "trade new player", lontana da quella che era la filosofia della Juventus di un tempo. Quindi, anche per questa squadra ci sono delle incognite, ma è tra quelle che se la giocheranno a viso aperto per le posizioni di classifica più importanti.
Anche la Lazio e la Roma possono essere in grado di competere per aggiudicarsi un posto nella competizione europea più ambita?
Intanto, bisogna assolutamente aspettare la fine del mercato, perché queste due squadre sono come un grande cantiere aperto. Non hanno ancora una rosa definita, perché la Lazio deve vedersela con i problemi legati all'indice di liquidità, mentre la Roma è in piena fase di sperimentazione, con la scelta strategica di quei giocatori cosiddetti sconosciuti al grande pubblico, anche se il proprio scouting li conoscerà sicuramente meglio di altri. È tanta la curiosità attorno a questa Roma, perché si tratta di un progetto stuzzicante che merita di essere seguito con grande attenzione, ma è piuttosto presto per capire di quale pasta sia fatta, pur essendo Gasperini una garanzia, come lo è Sarri per la Lazio, del resto.
Non metto in dubbio che entrambi gli allenatori sapranno tirare fuori il meglio da ciò che le società metteranno a loro disposizione per modellare, quanto prima, l'identità delle rispettive squadre, ma la Roma mi sembra un gradino sopra la Lazio, come anche rispetto all'Atalanta e alla Fiorentina.
In questo gruppo di squadre può tranquillamente inserirsi lo stesso Bologna, perché ritengo che abbia il miglior allenatore che ci sia oggi in Italia, dopo Conte, che è Vincenzo Italiano; con i risultati ottenuti negli ultimi anni, questa squadra è chiamata a fare quel qualcosa in più rispetto alla stagione precedente.
Sulla carta, oltre alla Lazio, aggiungerei anche Atalanta, Bologna e Fiorentina un gradino sotto la Roma.
Tra tanti rumors delle ultime settimane, quale futuro prevede per Dusan Vlahovic?
Per il momento, è alquanto difficile saperlo. È una di quelle incognite di mercato che prevarica sull'aspetto puramente tecnico. Un Vlahovic motivato e in forma, pur non giustificando i 12 milioni del suo ingaggio, resta un calciatore forte che in tanti vorrebbero avere. Il suo atteggiamento è il chiaro segnale del poco entusiasmo che questo ragazzo sta vivendo. La proprietà non può permettersi di pagargli quello stipendio e tenerlo ai margini, su questo non c'è dubbio. Che resti o vada via, si tratta di una situazione delicata sulla quale c'è bisogno di buon senso, affinché si arrivi a una soluzione che possa andare bene sia a lui che alla Juventus.
La rispettiva presenza di Ciro Immobile ed Edin Džeko a quale livello possono condurre il Bologna e la Fiorentina?
Non penso che queste squadre siano state costruite attorno a loro due, in quanto il peso degli anni si sente per entrambi e non sono più nel fiore della carriera. Ci sarà un'alternanza con i compagni più giovani e freschi, ma sono sicuro che sia Immobile che Džeko daranno il proprio contributo da gregari di lusso, perché, pur avendo un'età molto alta, possiedono una capacità di fare gol come pochi.
Se dovessimo andare alla ricerca di attaccanti italiani forti, direi che siamo a bassissimi livelli nel nostro campionato, anche se, per fortuna, sta iniziando a venire fuori qualche giovane su cui riporre grande fiducia, a cominciare da Pio Esposito che potrà diventare ben presto l'attaccante di riferimento della Nazionale italiana, oltre che dell'Inter.
Nell'era dei tre punti per vittoria, la Serie A non ha mai avuto così tanti allenatori stranieri all'inizio della stagione sportiva, sette su venti. Qual è la lettura personale di questo dato?
Considero la scuola di Coverciano la migliore al mondo che, tuttavia, sta pagando negli ultimi anni lo scotto di una globalizzazione del calcio che porta a un mutamento continuo e repentino. All'estero si stanno vedendo diversi allenatori che propongono idee nuove, moderne, oltre che efficaci. In Italia non mancano bravi allenatori, anzi, per cui mi auguro che quelli stranieri siano sempre in grado di portare qualcosa di speciale, come spero faccia il giovanissimo allenatore del Parma, Cuesta, il quale ha ricevuto anche un'istruzione calcistica italiana ai tempi in cui era nello staff delle giovanili della Juventus.
Poi, ci sono delle eccezioni che hanno già dimostrato di valere tantissimo; mi riferisco a Fàbregas, il quale ha alzato di tantissimo il livello del nostro campionato ed è uno di quegli allenatori che anche tanti tecnici italiani studiano e cercano di emulare, proprio perché ha il coraggio di preservare dei valori importanti, tra cui l'impiego di molti giovani, oltre a proporre un modello di gioco accattivante e produttivo.
Sono dalla parte della scuola italiana e degli allenatori italiani, ma nel nostro campionato ben vengano anche quelli stranieri che siano davvero in grado di avere una marcia in più.
In un articolo redatto di recente su 'Gazzetta dello Sport', Lei ha indicato il Palermo quale squadra favorita per la vittoria finale della Serie B, Resta l'unica o ne aggiunge qualcun'altra tra le candidate per la promozione in massima serie?
Il Palermo, a mio parare, resta la squadra più accreditata per vincere il campionato, anche se voglio precisare che sia il Monza che il Venezia sono retrocesse dalla Serie A con un organico forte; se riescono a mantenerlo, il discorso cambia di molto. Mancano meno di venti giorni alla fine del mercato estivo e un Monza con Colpani, Caprari, Pessina e Dany Mota rappresenta un lusso per questa Serie B; lo stesso discorso vale per il Venezia, anche se già sono andate via due pedine importanti come Jay Idzes e Fali Candé, come potrebbe accadere per Nicolussi Caviglia.
Fin quando non si avranno le rose definite, sarà davvero difficile individuare quelle pronte al salto di categoria, perché un conto è riuscire a mantenere una formazione già consolidata, un altro mutarla con diverse cessioni importanti. Soltanto sul Palermo mi sento di sbilanciarmi, perché è una squadra già pronta, costruita con i crismi giusti per affrontare questa categoria, supportata, inoltre, da un incredibile entusiasmo della sua gente che poche realtà hanno il privilegio di godersi.
In un'intervista, rilasciata alla Redazione di 'Padova Sport', Lei ha dichiarato: "Spero che Cellino non metta più piede nel calcio". Crede che sia stato l'unico responsabile della perdita della matricola sportiva del Brescia Calcio?
È stata prettamente sua la decisione di non iscrivere più la squadra, con la conseguente rinuncia di dare continuità a una società storica, come la "Leonessa". Potrebbe darsi che sia stata una ripicca personale verso la piazza che, a dire il vero, lo ha duramente contestato e insultato anche in maniera esagerata e feroce, però l'atteggiamento che Cellino ha avuto nei riguardi del Brescia è stato gravissimo.
È un personaggio divisivo, molto controverso, ma ritengo che abbia avuto sempre un merito nel mondo del calcio, quello di rispettare gli impegni; ha sempre pagato, quando c'era da pagare, ed è stato un presidente che non ha fatto mai pasticci, ma stavolta è rovinosamente inciampato in quella vicenda dei crediti d'imposta ritenuti falsi che gli ha rovinato tutta la propria reputazione.
Potrei anche pensare che lui sia stato vittima di una situazione molto complicata da gestire, ma credo che, con le sue ampie competenze, avrebbe potuto adoperarsi con un'azione risolutrice nei riguardi del Brescia. Sarebbe stato molto meglio regalare il club a qualcun altro, piuttosto che giungere a questo tristissimo epilogo, perché così ha fatto morire, oltre che una squadra di calcio, anche e soprattutto un patrimonio sentimentale e sociale nel cuore dei tifosi bresciani.
Quindi, qualora Cellino dovesse tornare per compiere di nuovo un disastro del genere, direi che sia giusto che rimanga definitivamente fuori dal mondo del calcio.
Cosa ne pensa dell'Union Brescia, la nuova società che giocherà in Serie C al posto della Feralpisalò?
Dopo quello che ha dovuto vivere per le vicende che sappiamo, credo che l'intera città di Brescia si meriti di essere rappresentata da una proprietà importantissima, con un presidente che, da solo, potrebbe comprare il Milan o l'Inter. Personalmente, sono contento che Giuseppe Pasini abbia deciso di investire nel suo territorio, ha un grande sostegno sia a livello politico che imprenditoriale e, soprattutto, sa di avere tutto il popolo bresciano dalla sua parte.
Il progetto della nuova squadra è partito molto bene e credo lui sia destinato a raggiungere quello che negli anni è riuscito a compiere Percassi con l'Atalanta. Il neo presidente ha dichiarato di voler portare la sua nuova squadra in Serie B entro tre anni, ma ritengo che questa prudenza sia po' stucchevole, perché può e deve provare a farlo subito, già entro questa stagione.
Quali sono le compagini più accreditate per vincere i rispettivi campionati di Serie C?
Nel Girone A credo che in due si contenderanno la posta in palio, l'Union Brescia e il Vicenza, pronte a dominare; poi, come terzo incomodo, inserisco il Cittadella.
Il Girone B non mi sembra che presenti delle squadre da essere considerate fortemente favorite per giocarsi la promozione; posso pensare all'Arezzo, una buona squadra e molto ben allenata, come all'Ascoli che ha ritrovato l'entusiasmo della propria tifoseria con il cambio di proprietà; anche il Campobasso potrebbe rivelarsi una squadra interessante, ma un occhio particolare è per le neopromosse, Ravenna, Livorno e Sambenedettese, tre bellissime piazze che possono regalare ottime soddisfazioni, proprio perché tutte hanno un passato significativo e una tradizione calcistica piuttosto importante.
Vedo un Girone C di altissimo livello, con alcune squadre veramente forti che si daranno grandissima battaglia. Dico che il Benevento, il Catania e la Salernitana se la giocheranno ad armi pari, ma aggiungo anche il Crotone tra le squadre che possono provare a vincere questo campionato.
Non è iniziato il campionato, che già si temono delle forti ripercussioni in Serie C. C'è il rischio che si riveda un copione simile a quello della passata stagione, in cui furono escluse dal campionato sia il Taranto che la Turris?
La realtà è sotto gli occhi di tutti, ci sono tre società che partono in grave difficoltà non soltanto economica, ma gestionale.
La proprietà della Triestina ha sperperato circa 20 milioni di euro in due anni e, per di più, ha rischiato seriamente di retrocedere; adesso, sembra proprio che manchino i soldi per pagare i primi stipendi ai propri tesserati e il rischio di creare un vuoto immenso è più che mai concreto.
Al Rimini c'è stato un recente cambio di proprietà che, però, è stato subito messo in discussione dalla presenza di certi personaggi che hanno già qualche macchia nel mondo del calcio; coloro che rappresentano questa società dovranno dimostrare con i fatti di meritarsi la fiducia, quindi occorrerà capire quale sarà il progetto e quale squadra verrà allestita; naturalmente, l'auspicio è che questa nuova condizione non si riveli soltanto uno specchietto per le allodole.
Alla Ternana non c'è una situazione societaria chiara, in quanto non si capisce bene chi sia il reale proprietario di questo club; inoltre, sembra proprio che per l'ex presidente Bandecchi qualsiasi progetto tecnico passi in secondo piano rispetto a quello dello stadio con la clinica privata. I tifosi, intanto, oltre a volere una squadra competitiva, stanno chiedendo da tempo una chiarezza che sembra non arrivare mai.
In nessuno di questi tre casi sembra che ci sia il calcio al centro del progetto, per cui è inevitabile che Triestina, Rimini e Ternana siano i club più in seria difficoltà.
Oltre a varie penalizzazioni che diverse società dovranno scontare, c'è da dire a chiare lettere che la Serie C, purtroppo, è in grande difficoltà, anche se non è affatto giusto che per colpa di 4 o 5 società debbano pagare tutte quelle restanti che sono rappresentate e gestite da presidenti seri, corretti e onesti che investono ingenti somme di denaro.
Resta una categoria importantissima, con tante realtà blasonate e piazze prestigiose che meritano assoluto rispetto. Non è giusto che per colpa di pochissimi venga colpita e sporcata la parte sana, che è la stragrande maggioranza, per cui è bene che si faccia, quanto prima, una selezione molto accurata per includere soltanto società che possono garantire la regolarità dei campionati.
Nicola, è stato gentilissimo per aver condiviso i Suoi pensieri. La ringraziamo di cuore per questa intervista, è stato un vero piacere.
Il piacere è stato mio. Grazie a Voi.