Intervista esclusiva a Pasquale Luiso: "Napoli da scudetto, ma il Milan sorprende. Juve in crisi, solo Spalletti può risollevarla. L’Avellino deve pensare alla salvezza, Sampdoria allo sbando"
In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto Pasquale Luiso, allenatore ed ex attaccante. Dalla serrata lotta scudetto alle impressioni su Lucca in casa Napoli, passando per gli obiettivi dell'Avellino in cadetteria e le difficoltà della Sampdoria passata a mister Gregucci. Ecco le sue dichiarazioni.

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto l'allenatore ed ex calciatore Pasquale Luiso. L'ex attaccante, soprannominato il "Toro di Sora", in carriera ha vestito, tra le altre, le maglie di Torino, Piacenza e Vicenza in Serie A e quelle di Avellino, Sampdoria, Salernitana e Catanzaro in Serie B. Dalla lotta scudetto alla crisi di gol da parte degli attaccanti nel nostro campionato, passando per il cambio di allenatore in casa Sampdoria e le speranze promozione di Vicenza e Salernitana in C. Ecco le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni.
Il Napoli ha perso a sorpresa contro il Torino, con gol dell’ex Simeone: che idea ti sei fatto sulla squadra di Conte? Ti sembra più forte rispetto a quella dello scorso anno? E da ex attaccante, come giudichi la prova di Lucca, chiamato a sostituire Hojlund?
"La sconfitta contro il Torino è immeritata, ma uno scivolone a questo punto della stagione può far bene per tenere alta la concentrazione in vista dei prossimi impegni. Le aspettative intorno al Napoli sono sicuramente alte perché la squadra, rispetto agli anni scorsi, è forte e completa in tutti i reparti. A mio parere resta la candidata numero uno per la vittoria dello scudetto. Gli azzurri se la giocano alla grande su tutti i fronti, anche in Europa. Contro il PSV bisogna continuare sulla scia di quanto fatto vedere contro lo Sporting Lisbona. La Champions League è affascinante e andare avanti è vitale anche per le casse del club. Lucca? Mi dispiace che venga criticato tanto. Si tratta di un ragazzo giovane, che ha fatto la gavetta tra Serie B e campionati esteri. Su di lui ci sono grandi aspettative, ma bisogna tenere a mente che non è Lukaku. In prospettiva è un buon attaccante, ha bisogno di fiducia".
In testa c’è il Milan di Allegri, ma la classifica è molto corta: chi vedi come principale favorita per lo scudetto e quali squadre lotteranno fino alla fine?
"Il Milan sta facendo bene e sta stupendo tutti. Contro la Fiorentina ha vinto in rimonta, segno di grande carattere. Fino alla fine i rossoneri si giocheranno lo scudetto con Napoli e Inter, con gli azzurri un passo avanti rispetto alle altre. La Juventus, invece, in questo momento sta zoppicando un po' troppo e la Roma non credo riesca a tenere grandi ritmi a lungo".
Dopo la sconfitta col Como, Tudor è finito in discussione alla Juve e si parla di Palladino o Spalletti come possibili alternative: come valuti questa situazione?
"Igor Tudor è in discussione, ma è giusto che sia così. La Juventus non sta facendo bene, sta arrancando. Dopo tanti pareggi, è arrivata anche la sconfitta contro il Como. In un club del genere, come in tutte le big, è impensabile sbagliare troppo. Cambiare Tudor con Palladino lascia il tempo che trova. L'ex Fiorentina è bravo, ma è giovane ed ha poca esperienza. Solo un profilo esperto come quello di Luciano Spalletti potrebbe garantire ai bianconeri una versa sterzata. Sarebbe davvero l'uomo giusto per questa Juventus".
Orsolini guida la classifica marcatori in Serie A, ma latitano i gol degli attaccanti puri: cosa ne pensi a riguardo?
"Faccio fatica a individuare centravanti davvero forti, soprattutto italiani. Al momento il capocannoniere è un esterno come Orsolini e questo la dice lunga sulle qualità degli attaccanti in circolazione. Negli ultimi anni Immobile segnava venti gol a stagione, ma veniva criticato. Dopo profili come Di Natale e Quagliarella sono spariti dalla circolazione anche i bomber di provincia da doppia cifra, come le eravamo io, Hubner e altri. Certo, si parla bene ultimamente di giovani come Pio Esposito e Camarda, profili che piacciono anche a me, ma servono i gol. Mancano i numeri, ma anche il coraggio di mandare in campo questi giocatori. Così non si cresce".
In Serie B l’Avellino ha perso il derby con la Juve Stabia ma sta disputando un ottimo campionato da neopromossa: che giudizio dai sulla squadra di Biancolino? Può puntare ai playoff?
"La sconfitta nel derby brucia ma non deve pesare sul prosieguo del campionato. La Juve Stabia in casa è temibile e non è facile per nessuna squadra giocare al Menti. Io sono dalla parte di Biancolino, bisogna stare con i piedi per terra. Si sono create aspettative troppo alte, bisogna stare calmi. Qualcuno si aspettava nove punti nelle ultime tre partite, invece ne sono arrivati solo due. L'Avellino deve pensare solo a salvarsi, senza pensare ai playoff o altro. La squadra conta tanti giocatori debuttanti in cadetteria e un periodo di ambientamento è più che normale. Finora è stato fatto un ottimo lavoro, l'obiettivo deve essere continuare su questa strada. Quest'anno bisogna mantenere la categoria per poi costruire gradualmente una squadra capace di giocare per grandi traguardi".
Crisi nera invece per la Sampdoria, terzultima e reduce dal cambio Donati–Gregucci: come spieghi questo momento difficile e cosa serve per uscire da questa spirale negativa?
"Purtroppo non c'è alle spalle una società all'altezza di questo club, finora sono stati fatti parecchi danni. Gregucci è un allenatore esperto, che conosce molto bene la categoria. Soprattutto, è una brava persona che può portare una grande dose di competenza all'interno dell'ambiente blucerchiato. E' un allievo di Mancini e a mio parere può far bene. Certo, una squadra del genere, per come è stata costruita, non può ambire a grandi cose. L'obiettivo deve essere quello della salvezza. Per restare in Serie B, però, bisogna fare quadrato e capire chi vuole veramente il bene della Sampdoria. Donati, come succede nel calcio, ha pagato per tutti. Ma questo succede perché purtroppo non puoi mandare a casa trenta giocatori e un'intera dirigenza...".
In Serie C, due tue ex squadre — Vicenza e Salernitana — puntano alla B: i veneti stanno dominando il girone A, mentre per i campani la corsa è più complicata, con Benevento e Catania in scia. Come vedi queste due realtà e le loro ambizioni di promozione?
"Sarebbe ora che il Vicenza riuscisse a centrare la promozione. Si tratta di un club che non centra niente con la Serie C. Il distacco dalla seconda è già consistente, bisogna continuare su questa strada. Un occhio va dato soprattutto al Brescia che è una squadra costruita per vincere. Il Vicenza non deve cullarsi troppo, la concentrazione deve essere massima. Fortunatamente, possono contare su un grande allenatore come Gallo, che conosce benissimo la categoria. Per la Salernitana vale lo stesso discorso. Si tratta di un club che centra davvero poco con la Serie C. Per i granata il percorso, però, è molto tortuoso a causa della presenza nel girone C di squadre forti come Catania e Benevento. Il gruppo di Raffaele è partito bene e deve puntare ad un percorso costante. Se la giocheranno in tre fino alla fine".
Dopo l’esperienza all’Acerrana, stai valutando nuovi progetti per tornare in panchina? C’è già qualcosa in vista?
"Dopo la passata stagione, potevo rimanere ad Acerra ma non mi piaceva il progetto né le persone che orbitavano attorno al club, era impossibile fare calcio. Ad oggi, infatti, come volevasi dimostrare, l'Acerrana è ultima in classifica. Mi dispiace per il presidente che è una brava persona. Sono a casa per scelta mia, cerco un progetto importante, stimolante e pulito. Ho già rifiutato alcune proposte, adesso si sta smuovendo qualcosa e attendo con pazienza. Spero di tornare presto in carreggiata. Tra Chieti e Acerrana ho dimostrato tanto".