Intervista esclusiva ad Antonio Criniti: “Il Cagliari ha fatto un campionato dignitoso, Catanzaro aspetta la A. Trieste merita di più, Ballardini l’uomo giusto per Avellino. Sulla Samb…”

Abbiamo intervistato in esclusiva Antonio Criniti. L'ex giocatore ed oggi tecnico italiano ha risposto alle nostre domande su alcune delle sue ex squadre, a partire dal Cagliari, società con la quale vanta 41 presenze e 4 gol in Serie A. Vi lasciamo alle sue dichiarazioni.

Credits: Antonio Balasco/Alamy

Nelle ultime ore abbiamo raggiunto, in esclusiva, Antonio Criniti, ex attaccante (soprannominato Totò) che ha giocato nei nostri principali Campionati. In particolare, nella massima serie con la maglia del Cagliari soprattutto. Con lui abbiamo analizzato il momento e la situazione di alcune delle sue ex squadre, facendo un ragionamento globale che va dalla Serie A alla Serie D.

In maniera specifica, ha parlato con noi di: Triestina, Cagliari, Avellino, Catanzaro, Palermo e Sambenedettese.

Antonio Criniti, due parole sulla Triestina, retrocessa in Serie D in questa stagione con sei giornate d'anticipo, a causa di una penalizzazione di 24 punti totali in classifica dovuta ad irregolarità amministrative. Vede per questa squadra dal passato glorioso la luce in fondo al tunnel, magari anche tramite una riorganizzazione societaria?

Trieste è una piazza fantastica, in cui sono stato benissimo (due anni, potevo anche il terzo), con uno stadio straordinario. Meriterebbe una programmazione seria per ritornare quanto meno in Serie C subito. Con uno stadio da molte categorie superiori non può giocare in Serie D. Serve un assetto societario nuovo (nuova proprietà o una riorganizzazione interna) per tornare in Serie C, tenendo conto che risalire non sarà comunque semplice, perché la Serie D è il campionato più difficile che esiste.

Il Cagliari domenica sera col Torino chiuderà il discorso salvezza matematicamente con un risultato positivo?

È già chiusa la questione salvezza, perché le altre (Cremonese e Lecce) non le vinceranno tutte, anche se i sardi hanno tutte le carte in regola per fare risultato comunque benissimo col Torino. Non vedo pericoli di sorta.

Come giudica la stagione dei sardi e, in particolare, quella di Mister Pisacane?

Non sono abituato a parlare di allenatori, perché l’ho fatto per tanti anni ed in piccolo lo faccio ancora. C’è chi dice che non è pronto e che doveva salvarsi prima, chi ne parla invece molto bene. Io non ci casco in questa diatriba, dico che ha fatto il suo campionato in maniera dignitosa, agevolato dal fatto che sotto di lui ci sono delle squadre inguardabili. Ma a Cagliari sono abituati bene storicamente e sono ambiziosi.

L’Avellino out subito dai play-off di Serie B, ma concorda se le dico che è giusto celebrare comunque l’ottimo lavoro di Davide Ballardini, che aveva preso la squadra in zona play-out?

Ballardini lo conosciamo tutti, è bravissimo. L’ho visto alla Sambenedettese fare un grande lavoro nei primi anni della sua carriera e si vedeva che era un predestinato. Sono contento che sia andato ad Avellino dopo aver riflettuto tanto sulla proposta ricevuta, perché è un ambiente che ha bisogno di esperienza, è una piazza importante che dà tanta pressione. Ha fatto un grande lavoro coinvolgendo squadra, società e tifoseria per raggiungere il meritato obiettivo dei play-off.

Si aspettava un campionato così frizzante da parte del Catanzaro di Alberto Aquilani?

All’inizio non l’avevo visto benissimo, era andato male le prime giornate, dicevo nelle interviste dell’epoca che forse la squadra si era indebolita. Invece no, era rimasta sullo stesso piano, mentre è il campionato di serie cadetta ad essersi abbassato di livello. Si tratta di una squadra che ormai va da sola, con la rosa che all’80% è quella dell’anno precedente, ha soltanto cambiato modulo. È una squadra pronta per la Serie A, grazie anche ad un ambiente compatto.

La sfida andato e ritorno, appunto, tra Catanzaro e Palermo valevole per i play-off promozione di Serie B è un po’ anche la sua partita, per aver militato in entrambe le compagini in questione. Chi la spunterà secondo lei e perché?

Questa è una domanda da un milione di dollari, anche se io devo ammettere che avevo detto che, se avessero centrato la vittoria con l’Avellino, i calabresi avrebbero potuto battere anche il Palermo. Vedremo se sarà effettivamente così. Catanzaro ribadisco che è pronta per la Serie A: anche dovesse andare a Monza in un’eventuale finale di play-off, si sposterebbe mezza città.

Concludiamo l’intervista, Antonio Criniti, dicendo due parole anche sulla Sambenedettese, che è riuscita a salvarsi in Serie C senza dover passare dai play-out, al termine di un campionato dal rendimento incostante e costellato da diversi cambi in panchina. Lei conosce bene quella tifoseria, così appassionata ed ambiziosa: si meritano di sognare in grande?

Io ho anche abitato a San Benedetto del Tronto, oltre che averci giocato. Si tratta di una città che vive di calcio ed ha bisogno di programmi seri, che non ci sono stati quest’anno. Si è pensato che soltanto con un po’ di giovani di Serie D, si potesse fare bene in C, invece non è così. San Benedetto è una piazza appassionata, ma che di conseguenza anche non ti perdona niente. Quindi, attenzione a ripetere i proclami poco attendibili di quest’anno.