Gli atleti e il razzismo quando il colore della pelle può complicare la carriera

Pubblicato il autore: Cristina Guercio Segui

Gli atleti e il razzismo quando il colore della pelle può complicare la carriera

Con il caso Floyd che sta dividendo gli stati uniti, mi sono venuti in mente alcuni dei casi in cui gli atleti hanno dovuto combatterlo.

I più eclatanti è quello del americano John Wesley Carlos e Tommie Smith che nel 1968 ale Olimpiadi di Città del Messico dopo la vittoria dei 200 metri piani esultano con il pugno chiuso e un  guanto nero contro la discriminazione razionale negli Stati Uniti.

Ancora lo sport dimostra questa differenza come racconta Serena Williams tennista statunitense che ha da poco dichiarato in una intervista questa è stata una delle lotte che si è portata per tutta la carriera.

Non solo negli Stati Uniti accade questo tante volte nelle partite di calcio del campionato italiano abbiamo sentito beffeggiare gli atleti di colore soprattutto sud africani con il verso della scimmia.

Pochi mesi fa la storia della calciatrice della Juventus femminile Eniola Aluko nigeriana naturalizzato britannica, che ha lasciato l’Italia con una lettera che racchiude il rammarico no dentro il campo di gioco ma fuori, episodio non isolato che gli fa scegliere di lasciare l’attività agonistica.

Anche nello sport uno dei mezzi per combattere queste discriminazione e dove si Insegna l’uguaglianza ci troviamo pieni di queste storie sopra elencate, ma non può esserci la speranza di un cambiamento.

 

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