Rio ’16. Clemente Russo: “In Brasile per l’oro”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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Clemente Russo
 sarà il primo pugile italiano che prenderà parte a quattro olimpiadi, fra pochi mesi l’esordio a Rio. Abbiamo riportato le dichiarazioni rilasciate al sito UrbanSport.

Clemente Russo, mancano cinque mesi all’inizio delle Olimpiadi, a che punto è la sua preparazione?

Sto lavorando bene. Il fatto di essermi qualificato con un anno di anticipo mi ha permesso in questi mesi di svolgere una preparazione mirata. Abbiamo pianificato il lavoro in modo graduale per riuscire ad arrivare al top della forma ad agosto.

Torna a gareggiare sui 3 round dopo gli incontri combattuti su 8. Quant’è stato difficile abituarsi?

Non è la prima volta che mi succede. Già nel 2012 prima di Londra ero passato da 5 a 3 e tornare ad un incontro di durata più breve era stato traumatico perciò questa volta abbiamo organizzato gli allenamenti in modo diverso senza lasciarci sorprendere.

Sarà la quarta olimpiade per lei, un record non da poco. Clemente Russo entra nella storia dello sport italiano, complimenti!

Sicuramente non è da tutti partecipare quattro volte ai Giochi Olimpici. Aver conquistato il pass per Rio mi ha permesso di essere il primo pugile italiano a centrare questo obiettivo. Ora bisogna confermarsi sul ring.

A Pechino 2008 fu porta bandiera alla cerimonia di chiusura, a Rio guiderà gli Azzurri il primo giorno?

Speriamo che il Coni mi faccia questo regalo, sarebbe una grandissima soddisfazione. Sono nella lista dei papabili, decideranno il nome in primavera. Ormai manca poco…

Dopo due argenti l’oro sarebbe il coronamento perfetto di una grande carriera. La pressione rischia di essere troppa? Come vivrà questo momento, Russo?

No, non c’è peso psicologico. Di certo dovrò stare attento ad alcuni avversari che sono più pericolosi di altri come il kazako e il cubano ma anche loro sanno di dovermi temere. 

Per ora solo lei e Manfredonia siete qualificati ma il gruppo della Nazionale è ricco di campioni. Com’è cambiata la squadra rispetto a Londra 2012? 

Il gruppo si sta ancora formando, diciamo che accanto ai ‘veterani’ come me, Domenico Valentino, Vincenzo Mangiacapre e Vincenzo Picardi si sono aggiunti i giovani tra cui Valentino Manfredonia, Salvatore Cavallaro, Vincenzo Arecchia, Francesco Maietta. Ci sono quasi tre generazioni diverse, lavorando insieme stanno crescendo bene. Spero che presto anche altri possano ottenere il pass per Rio. 

Cosa succederà dopo Rio? Pensare a Tokyo 2020 è un’utopia?

Ad oggi dico che non sarebbe possibile, non credo di andarci. Mai dire mai comunque. Ci sono altre cose in ballo nei prossimi 4 anni. Ho un contratto con l’APB (Aiba Pro Boxing) fino al 2018 e l’obiettivo è quello di vincere la cintura. Se dovessi riuscirci otterrei anche la qualificazione alle olimpiadi di Tokyo quindi chissà! Ad ogni modo è un discorso che affronterò più avanti. 

La scorsa settimana la Federazione Pugilistica Italiana ha festeggiato i 100 anni di attività. Cos’è rappresenta la boxe nel nostro Paese oggi?

E’ uno sport che si è ripreso dopo alcuni anni di appannamento. Finiti i fasti degli anni d’oro con gli storici successi degli anni sessanta, tra gli anni novanta e duemila c’è stato un calo. Il pugilato era finito nel dimenticatoio. Piano piano c’è stata una ripresa anche grazie al ritorno in televisione. Spesso incontravo persone per strada che mi chiedevano perché non ci fosse più il pugilato in tv, poi gli incontri sono tornati in chiaro. Ora c’è più entusiasmo attorno al movimento. 

Cosa farà Clemente Russo una volta sceso definitivamente dal ring?

Ci sono tante cose da fare. In questi anni ho alternato il pugilato con altre attività, diciamo che ho saputo essere abbastanza poliedrico perciò le strade da intraprendere sono diverse. Ho l’imbarazzo della scelta.

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