Lo sfottò supera l’ignoranza: guida agli striscioni per giovani ultras

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

Oltre a ciò che succede nei novanta minuti di gioco, il sale di ogni partita è dato sicuramente dagli sfottò tra le tifoserie e i momenti che precedono e seguono la gara. Non solo. Gli sfottò, grazie ai potenti mezzi di comunicazione di cui oggi siamo dotati, continuano anche di notte e arrivano perfino nelle case di ognuno di noi. Lo sfottò è una macchia d’olio che, se alimentata, può allargarsi fino ad imbrattare ironicamente tutto l’universo calcistico. Inutile dire che in questa arte noi italiani siamo dei veri esperti, da nord a sud ogni tifoseria ha il suo stile e la sua particolare vittima.

In questa simpatica carrellata, iniziamo da lontano: era la stagione 1986-87, i tifosi del Napoli preparano lo storico striscione, “E che ve site perso! Napoli campione d’Italia 1987, Ma che r’è vabbruce ò culo, scusate il ritardo 1926-1987”, apposto davanti al cimitero di Poggioreale all’indomani del primo scudetto azzurro. La squadra allenata da Ottavio Bianchi dominò il campionato con un rosa tutta italiana (eccetto il numero 10, l’argentino), il Milan del neo presidente Silvio Berlusconi, l’Inter di Giovanni Trapattoni e la Juventus di Michel Platini, nella sua ultima stagione in bianconero.

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Passiamo ora al 2004, i tifosi dell’Inter usano l’ironia per esternare tutto il loro disappunto per l’ennesima stagione deludente, “Non so più come insultarvi”, scriveva la curva. Quell’anno vinse la Juventus, superando il Milan proprio nello scontro diretto dell’8 maggio, con un gol di David Trezeguet su assist di Alex Del Piero in rovesciata.

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Lo sfottò calcistico è una vera e propria espressione collettiva, che è sempre (direttamente o indirettamente) legata al momento storico che viviamo. Siamo al 20 novembre 2011, l’Italia è nel pieno della crisi economica, la Juventus domina la classifica di serie A. La curva juventina scrive “Monti chiama Conte. La Juve corre più dello spread”, quasi ad esorcizzare le paure dovute alla percezione della crisi e l’annullamento delle certezze. Non è un anno facile per l’Italia del calcio, spodestata, dopo ventisei anni, dal vertice del calcio europeo, scalzata dalla Germania, perdendo di fatto un posto di accesso diretto ai gironi della UEFA Champions League.

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Siamo all’anno di grazia 2010, al 20 aprile. L’eruzione del vulcano Eyjafjöll costringe il Barcellona a recarsi a Milano in pullman. L’Inter vince 3-1 la semifinale di andata di Champions League contro gli spagnoli e i tifosi nerazzurri festeggiano cosi: “Con il pullman siete arrivati e in…barca ve ne andate”.

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18 marzo 2012. Al Franchi i tifosi della Fiorentina accolgono l’allenatore della Juve con parrucche viola e striscioni ironici, “Conte ma con Vidal ti ci lavi il parrucchino?”. Il tecnico bianconero si vendicherà sul campo, con uno schiacciante 5-0.

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Poi ci sono una tipologia tutta particolare, gli sfottò da derby, come l’ultimo andato di scena domenica scorsa. I tifosi del Milan giocano con il nome dello sponsor interista, “Siete 11 Pivelli”.

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Sfottò e ironia sono il sale del calcio, la violenza e il razzismo sono la sua morte. Per ultimo, ricordiamo lo striscione a Castelvolturno dei tifosi napoletani per un proprio giocatore preso di mira dai tifosi laziali con dei “guerci di bestie”, “Onore al tuo colore Koulibaly vero lottatore”.

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