L’editoriale di Ugo Russo – Pariamoci… le spalle

Pubblicato il autore: Ugo Russo Segui

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Altro che “Cartellino Russo”, come hanno voluto gentilmente intitolare questa mia rubrica i cari colleghi di SuperNews: é cartellino rosso per il malmesso calcio italiano che non riesce più a sfornare talenti.
Una volta eravamo i numeri uno per quanto riguarda i tanti difensori di enorme qualità e non per nulla si diceva che il mondo dell’italica pedata sapeva distinguersi proprio perché le nostre squadre, fatto un gol, difendevano tranquillamente il risultato. Ed erano tutti uomini di retroguardia indigeni.
Oggi, anzi da qualche anno, i nostri club li prendono all’estero e devono subire reti assurde, dettate da clamorosi errori dei difensori che nemmeno in parrocchia…, tanto che, se fossi l’allenatore, caccerei subito dal campo, sostituendoli, i reprobi che hanno partorito simili scempi. Però, poi, il tecnico pensa: e se quello che metto é peggio del sostituito?
E ci vantavamo anche di avere centrocampisti dalla classe sopraffina, mezze ali che venivano da una scuola che li aveva tirati su per tutte le categorie giovanili, ergo sin da quando, imberbi virgulti, avevano scelto il calcio come sport da praticare e con gli anni avevano affinato al meglio innegabili qualità. Anche i mediani “pedalatori” e “recuperatori” di palloni erano dotati di buona tecnica, tanto é vero che, a fine carriera, si vedevano i Furino, gli Oriali lanciare il cuoio (eh, allora pesava ed era più grande, mica come i palloni di oggi, più piccoli e leggeri che sembrano quelli da spiaggia!) da quaranta metri sui piedi dei compagni… Negli ultimi campionati, nella zona mediana del terreno di gioco, vediamo per lo più ragazzi di colore (e questo perché le partite si giocano principalmente sulla corsa e la resistenza fisica e loro sono più predisposti) o altri stranieri venuti da chissà quali altre parti del mondo.

Non parliamo, poi, degli attaccanti puri o dei bomber, come si ama dire adesso. Ne abbiamo avuti sempre tanti in ogni epoca: Levratto. Piola, Schiavio, Gabetto, Riva, Boninsegna, Anastasi, Rossi, Signori, Inzaghi.
Senza dimenticarci di chi, pur avendo i numeri 8 o 10 sulle spalle, ha segnato una caterva di reti: Meazza, Valentino e Sandro Mazzola, Roberto Baggio, Del Piero, Totti, Di Natale e quanti ce ne dimentichiamo…
Nel presente segnano ancora giocatori, pur normalissimi e affatto eccezionali, di oltre 35 anni, a dimostrazione della penuria di talenti che abbiamo sotto rete.
Sono stati volutamente esclusi gli oriundi che hanno cominciato nella loro patria di origine a prendere i primi erudimenti calcistici.
C’é una spiegazione a tutto questo: una volta c’erano nel pieno del loro fulgore i vivai con gli scopritori di talenti e il vero calcio, quello che divertiva e ci faceva vedere in campo tanti campioni, era basato unicamente sulla tecnica. Ognuno, ripeto, faceva tutta la trafila delle giovanili e i più dotati, a 20 anni, potevano esordire in prima squadra. Oggi, in questo calcio fasullo e poco divertente (una tendenza che sta diventando europea e mondiale se poi si vede, ad esempio e per restare nell’immediato, una partita dei quarti di Champions League come Manchester City-Psg che fa rimpiangere di aver perso tempo a guardarla, una pena) basta correre… Bisognerebbe tornare indietro a insegnare pallone ai giovani, altro che spendere milioni di euro in nuove tecnologie come se la loro introduzione fosse la panacea di tutti i mali.
Eppure, in questo bailamme di qualcosa ancora possiamo vantarci: abbiamo una grande scuola di portieri che non riguarda solo il passato ma si rinnova costantemente ed é ai nostri giorni testimoniata da ottimi ricambi giovani che fanno ben sperare per il futuro. Ricordiamo i più grandi e conosciuti estremi difensori di una volta: Combi, Olivieri, Lucidio Sentimenti IV, Viola, Ghezzi, Albertosi, Zoff, per gli amici laziali e romanisti Lovati, Pulici, Masetti, Cudicini, fino ad arrivare a Buffon che forse, non so se siete d’accordo, sta probabilmente vivendo in questo campionato, pur in un incedere globale del tutto eccelso, la miglior stagione della sua carriera. E non era affatto male neppure il parente, Lorenzo Buffon, paratiri negli anni Cinquanta.

Permettetemi di spendere qualche riga aggiuntiva per Lucidio Sentimenti IV: l’aver scritto il nome di battesimo e il numero romano dopo il cognome é giustificato dal fatto che veniva da una famiglia di cinque fratelli, tutti calciatori, e lui, per l’appunto, era il quarto come data di nascita. Ha giocato con Juventus, Modena, Lazio, Vicenza e Torino, Anticipando le prodezze di Rampulla e Taibi, portieri goleador, é stato il primo numero 1 (allora e per tanti anni a seguire chi stava in porta aveva solo quel numero dietro le spalle, beato quel calcio…) a segnare nelle porte altrui. Era, infatti, spietato trasformatore di rigori: ne segnò cinque solo con i bianconeri. E con il Modena trafisse dagli 11 metri il fratello Arnaldo, che aveva parato gli ultimi nove rigori decretati contro la sua squadra. Nel 1947, a guardia dei pali della nazionale, contro l’Ungheria, Lucidio fu l’unico non del Grande Torino a scendere in campo per rappresentare l’Italia. E’ morto un anno e mezzo fa alla veneranda età di 94 primavere.
Torniano ai nostri portieri: detto di Buffon, come non citare gli attuali Perin, Sportiello, Donnarumma, Gollini, per citare i più giovani e meritevoli; Marchetti, per contro, pure tra i più attesi e di grande esperienza, ha avuto una stagione travagliata. E domenica scorsa abbiamo scoperto Pelagotti, 27 anni, dunque non giovanissimo ma molto efficace all’esordio in serie A con l’Empoli. Si sono, invece, un pò persi per strada Leali e soprattutto Scuffet, che meno di due anni fa poteva andare all’Atletico Madrid. Poi non se ne é fatto più nulla.
Perin, abbiamo scritto: quanta sfortuna per Mattia che, con un’ottima stagione, si era meritato la convocazione in nazionale per Euro2016. Un infortunio lo terrà lontano dai campi per almeno sei mesi. Ci uniamo a chi gli ha detto: “torna più forte di prima” perché lui é un patrimonio del nostro calcio.

In chiusura e per testimoniare che i nostri estremi difensori sono osservati, eccome!, anche all’estero leggete da una ventina di anni a questa parte tutti, o quasi, i portieri italiani che sono andati a giocare oltre frontiera. C’é gente che ha vestito la maglia azzurra e altri pressochè sconosciuti da noi: Carlo Cudicini (figlio di Fabio é quello che vanta più presenze fuori dai nostri confini con 15 stagioni in Inghilterra e altre in America), Roma, Sirigu, Viviano, Taibi, Zenga, Sereni, Abbiati, Pelizzoli, De Sanctis, Sorrentino, Berni, Cennamo, Silvestri, Bardi, Groppioni, Caparco, Curci (primo portiere italiano in Bundesliga), Mannone (ha cambiato quattro squadre in Inghilterra), Guatelli e Amelia. Niente male, vero?
E per il pur giovanissimo Donnarumma, del Milan, ci sarebbero offerte dalla Premier League già superiori ai 40 milioni di euro. Proprio uno tra Donnarumma e Sportiello (tra l’altro, quest’ultimo, un para-rigori), vista l’indisponibilità di Perin, potrebbe essere preso in considerazione da Conte per gli Europei francesi.

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