Milan vergogna: cronaca di una crisi annunciata

Pubblicato il autore: davide castiglia Segui

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IL MILAN, DOPO UN’ALTRA STAGIONE FALLIMENTARE, SEMBRA INCAPACE DI USCIRE DAL PERIODO NERO DEGLI ULTIMI ANNI. CON IL TRACOLLO CONTRO L’ULTIMA IN CLASSIFICA VERONA ANCHE L’EUROPA LEAGUE È A RISCHIO

Sono passati “solo” 9 anni dall’ultimo trionfo del Milan in Champion’s League, 2-1 al Liverpool ad Atene grazie alla doppietta di Inzaghi. E ancora meno, 5 anni, dall’ultimo tricolore ottenuto alla prima stagione di Allegri in panchina, tanto che il Milan è l’ultima squadra ad essersi portata a casa lo scudetto prima delle 5 affermazioni consecutive della Juventus. Per non parlare dei grandi successi dei primi 20 anni di presidenza Berlusconi, tra cui spiccano 5 Coppe dei Campioni e 3 Coppe Intercontinentali, che permisero al club rossonero di diventare la squadra più titolata al mondo nelle coppe internazionali.
Tutto questo ormai non è altro che amarcord. Della gloria e della forza dei colori rossoneri non è rimasto praticamente nulla. E i tifosi sono ormai stufi di una società che non riesce a trovare il modo di venire fuori da un periodo nerissimo, tanto che i record e le vittorie sono un lontanissimo ricordo in confronto alla brutte figure patire negli ultimi anni in campo e fuori. Non ultima, la decisione di cambiare l’ennesimo allenatore addossando tutte le colpe su un mister preparato e carismatico come Mihajlovic e gettando nella mischia (o lanciando allo sbaraglio se preferite) l’inesperto Brocchi, come se la stagione con Inzaghi in panchina non avesse lasciato nessun insegnamento!

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Tornando indietro nel tempo è possibile trovare nella storia recente rossonera un punto di svolta, la cosiddetta sliding door. Siamo nel gennaio 2012 e il Milan, nonostante la rivalità della prima Juventus targata Conte, sembra destinato a bissare lo scudetto vinto la stagione precedente. Una, se non unica, nota stonata del momento è Pato e i suoi ormai cronici guai fisici. Così nel mercato invernale Galliani riesce a trovare gli accordi per mettere a segno un’importante duplice operazione di mercato: la cessione del Papero al Paris St-Germain per una cifra molto importante che verrebbe in parte reinvestita per l’acquisto di Tevez dal Manchester City (nella foto sottostante, Tevez in compagnia di Galliani) e in parte sfruttata per aiutare il bilancio societario sempre più in sofferenza.
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Ma a bloccare il tutto scende in campo il presidente Berlusconi stesso, probabile motivo la liaison romantica in corso tra sua figlia Barbara il brasiliano. Ecco il momento chiave: Tevez ha poi dimostrato tutto il suo valore nelle stagioni juventine quindi avrebbe fatto molto comodo a quel Milan che probabilmente avrebbe portato a casa il secondo scudetto di fila e magari aperto un ciclo come invece ha poi fatto la Juventus; d’altro canto quell’aiuto che sarebbe arrivato alle casse societarie avrebbero impedito, o quanto meno ritardato un po’, le cessioni dei pezzi pregiati della squadra (Ibrahimovic e Thiago Silva in primis), cessioni che hanno portato al graduale impoverimento della rosa del rossonera.

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Da questo momento fino ad oggi compreso all’interno della società ha sempre regnato il caos: ripetuti cambi di allenatore, campagne acquisti fatte con pochi soldi e che hanno portato per lo più giocatori a parametro zero ormai a fine carriera e logori fisicamente, giochi di potere interni. Insomma di programmazione, attenzione al settore giovanile e sguardo al futuro in casa Milan negli ultimi anni non se ne è mai parlato e tutto questo ha portato alla situazione odierna. Per capire l’impoverimento che ha subito la rosa negli ultimi anni basta pensare che uno dei centrocampo dal tasso tecnico più elevato della storia del calcio (composto da giocatori come Pirlo, Seedorf, Kakà e Rui Costa) ha come erede uno dei centrocampo qualitativamente più poveri di questa serie A; per non parlare della totale assenza di figure carismatiche e capaci di trasmettere la mentalità vincente ai compagni all’interno dello spogliatoio rossonero attuale.
In questo contesto riecheggiano pesantissime le parole della bandiera per eccellenza del Milan, Paolo Maldini. L’ex numero 3 ha, qualche tempo fa, espresso la sua opinione senza peli sulla lingua attaccando apertamente l’operato della società e, ancor di più, quello di Galliani: “Il Milan ha tantissimi dipendenti ma è sottostrutturato sotto l’aspetto sportivo. Galliani è un grandissimo dirigente, ma non è in grado di capire i giocatori. Fa tutto lui e questo non è possibile. Se ti affidi sempre agli stessi procuratori, a uno in particolare, una volta può farti fare l’affare, altre no. Alla base deve esserci la conoscenza. Prima c’era Leonardo, che aiutava a capire se un giocatore era adatto al Milan o no. Ricordo che quando Leo mi voleva a tutti i costi per fare il direttore sportivo, Galliani disse: “E’ una figura superata”. Non è vero. Se ti circondi di gente capace qualche errore in meno lo fai. Le porto l’esempio di Pirlo: se arriva l’allenatore e ti dice “Andrea è un giocatore finito e non mi serve più”, deve esserci qualcuno in società che ribatte: “Non è vero, Pirlo è un patrimonio del club, deve restare”. Così magari non avremmo fatto un favore alla Juve. Altro limite: il Milan di oggi non può permettersi di non avere una rete di osservatori all’altezza. Prima si poteva scegliere il meglio, adesso bisogna andare a prendere giocatori funzionali alla squadra. Il Milan è indietro anni luce rispetto a squadre ben più piccole”.
Come non essere d’accordo con le parole dell’ex terzino rossonero? Quando i dirigenti se ne renderanno conto e metteranno in pratica il tanto agognato “cambiamento” passeranno i tempi bui per il Milan e i suoi tifosi.

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