Giuliano Sarti: “A Firenze conservo tanti ricordi”

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Intervista al portiere viola protagonista del primo scudetto del ’56
sarti
Uno dei protagonisti del primo, storico scudetto del 1956 è Giuliano Sarti, che vestì la maglia viola dal 1954 al 1963, prima di passare all’Inter. In tutto, 220 gare e, oltre alla vittoria del Campionato, anche una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe, entrambe nel 1961. Ad ottobre compie 83 anni, ma conserva una gran memoria, proprio come se tutto fosse accaduto pochi anni fa.

Qual è stato il primo ricordo?
Sicuramente quando arrivai: io venivo dalla campagna. Mi viene in mente quando presi il tram numero 17 da solo per arrivare allo stadio: calcisticamente è difficile trovare qualcosa di importante. Bisogna considerare che a vent’anni non era tanto facile come oggi andare in giro per il mondo. Debbo dire che mi trovai bene con tutte le persone con le quali ebbi a che fare.

Parliamo dell’anno del titolo di Campione d’Italia
Senz’altro ricordo la vittoria a Torino contro la Juventus (2 ottobre 1955, vittoria per 0-4,ndr): debbo anche dire che all’epoca non c’era questo attrito tra le due tifoserie. Nel 1954 la Juventus venne a fare un incontro pre-campionato a Firenze: quella fu la prima volta che andai in panchina. Vincere con un risultato tondo a Torino fu fondamentale. Io venivo dalla Promozione, per quello tutto ciò che vedevo mi meravigliava: io facevo il venditore ambulante. Nel 1954 giocai il campionato riserve: mi spiace che l’abbiano tolto: ci si divertiva. Anzi: credo che in altri paesi esista ancora. Debuttai in serie A il 24 Aprile del 1955 contro il Napoli in casa: la partita finì 0-0. Ci fu poi un infortunio con la Nazionale: dovevo giocare a Bologna contro la Francia: il giocatore Viola della Juventus mi fece male alla mano, rompendomi il metatarso: rimasi fuori un mese e mezzo. Debbo però ringraziare questo infortunio perché conobbi la mia futura moglie: accadde in una serata di Rivista. Ma ce ne sarebbero di dettagli.

Leggi anche:  Inter, niente paura per Lukaku, l'attaccante allontana il City

Di campi ne ha girati tanti, qualcuno in particolare che l’ha colpita?
Che pubblico quello di Padova! C’era una torretta ai lati del campo. Invece a Verona, nella stagione 1956-57 un tifoso mi minacciò: si trovava ai bordi del campo. Dopo quella minaccia, dissi a Cervato che forse era meglio se andasse lui a recuperare la palla: la recinzione dove si trovava quel tifoso si trovava infatti dietro la mia porta. Dopo quella stagione, il difensore Rosetta venne proprio ceduto ai gialloblu. Ad ogni modo credo che quelle minacce fossero per spaventare il portiere e non certo un’offesa.

Mi parli della festa Scudetto
Fu fatta in piazza Beccaria. C’era un teatro prima che mettessero la redazione del quotidiano “ La Nazione”. C’era anche un certo Gomez, uno della Rai. Venne fatta una bella festa ed allora venivano organizzate direttamente dai circoli e si poteva contare sulla presenza di tutti: dirigenti compresi. Il teatro che c’era prima si chiamava Cristallo. Noi giocatori eravamo tutti amici: tra noi non vi erano differenze e li ricordo tutti con affetto: tutte le famiglie rimasero collegate l’una con l’altra.

Leggi anche:  Primavera 1 Final Six: l’Empoli piega la Juventus e vola in semifinale contro l’Inter

Quale compagno ricorda con maggiore affetto?
Sono stato legato tanto a Chiappella: io andavo a casa sua perché mi invitava a cena. Lui e Segato furono i miei testimoni di nozze. Chiappella andava in vacanza a Rimini assieme a me e mi seguì poi a Castiglioncello e là si comprò un albergo. C’era anche una grande amicizia con moglie e figli: un’amicizia veramente notevole. Ora sono in ottimi rapporti con Orzan: lo vedo ogni quindici giorni a tennis: lui ama questo sport.

Sono passati sessant’anni dal primo scudetto e novanta dalla fondazione
Io debbo dire che sono stato veramente fortunato: mi sono sempre trovato bene con la Fiorentina e con la città di Firenze. Mi piace il gioco che pratica Paulo Sousa: non è un gioco per tutti. Purtroppo per lui quando schiera i sostituti non sono del tutto uguali come caratteristiche ai titolari: secondo me la soluzione è di cambiare gioco finché non tornano i titolari stessi. Come giocatore mi piace molto Bernardeschi.

Leggi anche:  Primavera 1, andata play-out: Lazio-Bologna 1-1

MASSIMILIANO GRANATO

  •   
  •  
  •  
  •