Stelle Europee. Eden Hazard, il mese della redenzione per riscrivere la mappa del calcio.

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

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23 Aprile 2016. Dopo 356 giorni di astinenza, Eden Hazard torna al gol in Premier League, contro il Bournemouth, realizzando una doppietta. É la conciliazione con il calcio per il talento belga più cristallino di sempre
.
Nelle restanti quattro partite di campionato, infatti, Hazard segna in quella immediatamente successiva contro il Tottenham e nella penultima contro il Liverpool.

Contro gli spurs Hazard entra in campo solo nel secondo tempo con i suoi sotto di due, e al minuto 83 riesce ad agguantare il pareggio, infilandosi tra le maglie bianche e sfruttando il passaggio sulla corsa di Diego Costa. Nell’esecuzione ruba il tempo a Lloris con un tiro di prima intenzione a girare sotto l’incrocio più lontano (un gol che ricorda molto quello di Del Piero nella semifinale contro la Germania, nel 2006).

Hazard vs Tottenham e Del Piero vs Germania

Per la seconda stagione di fila, Hazard trae i dadi della Premier League. Nel campionato precedente, il gol allo scadere del primo tempo contro il Crystal Palace, ribadendo in rete il rigore sbagliato, riportava il titolo a Stamford Bridge dopo cinque anni; in questo completava una delle favole più belle di questo sport, regalando il successo al Leicester di Ranieri, ex allenatore dei blues, eterno rivale di Mourinho, subentrato all’italiano proprio al Chelsea nel 2004 vincendo la Premier con i blues dopo 57 anni. Ma Sir Cluadio Ranieri, si è ripreso la sua personale rivincita (anche se tale non l’avrà vissuta) sul portoghese battendolo il 14 Dicembre per 2 a 1, e costringendolo qualche giorno più tardi a dimettersi.

Ah, per concludere la digressione Leicester (inevitabile). Nella partita precedente il Crystal Palace, la scorsa stagione, il Chelsea con un netto 3 a 1 si imponeva in casa dei foxes relegandoli all’ultima posizione. Era il 29 Aprile e neanche il tifoso più fedele del Leicester si sarebbe immaginato che esattamente un anno dopo sarebbe stato campione d’Inghilterra, nel campionato più competitivo d’Europa. Quella salvezza fu già un miracolo.

Ritornando al belga.

Il gol contro i reds ha semplicemente incantato Anfield.

Le parole, a mio avviso, hanno talvolta il pregio di migliorare, e talvolta il difetto di peggiorare. Nel dubbio che mi assale, provo a raccontarvi questo gol.

Fàbregas appoggia per Hazard, il belga si trova sul versante che più gli piace, quello del centrosinistra, a trentacinque metri spalle alla porta. Forte sulle gamba, aggiusta il pallone di piatto destro, e si svincola della tripla marcatura, arretrando. Si porta poi sulla sinistra, avanzando nuovamente, appoggia per il terzino Baba, che semplicemente gliela rigioca, quasi a concedergli quell’istante per riformulare il pensiero. Hazard salta Milner agilmente, ma non sa cosa fare, allora arretra dando ancora le spalle alla porta. Ormai è totalmente sulla sinistra, e Lallana approfittando dell’indecisione del numero 10, scatta fulmineo per strappargli il pallone, Hazard la sposta con l’esterno ed evita il fallo. Si è aperto il varco. Salta quasi insieme Firmino e Milner con una sorta di elastico, un interno-esterno strettissimo, sgusciando letteralmente tra i due e tagliando fuori l’intervento di Emre Can che sembra voler triplicare la marcatura. Da quando ha superato Lallana, ha toccato la palla quattro volte e ha percorso quasi venti metri in meno di quattro secondi. La cosa più assurda è che sembra toccare il cuoio molte più volte, ma in realtà lo sta solo sfiorando. Poi, appena giunto in area di rigore, ruba il tempo a Lovren, Kolo Tourè e Moreno, aprendo il piatto sul palo più lontano del connazionale Mignolet che abbozza solamente l’intervento. Un colpo da biliardo che si infila nella buca opposta.

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Gli inglesi, per definire tutto questo, hanno un semplice ma tanto efficace termine. Solo.

Il 10 poi andrà esultare con il dito puntato all’orecchio. Eden Hazard è tornato.

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EDEN HAZARD, UN MESE PER LA REDENZIONE

Che Eden Hazard abbia concluso in crescendo il campionato, no che ci volesse molto eh sia chiaro, e che ci sia riuscito soprattutto dopo un infortunio che l’ha tenuto lontano dal campo per un mese, di certo non può che far sperare, e piuttosto bene, Wilmots, i compagni, i belgi, e tutti i tifosi del bel calcio.

Perché, parliamoci chiaro, il Belgio più forte di sempre è la squadra che attualmente possiede, per numero, le individualità più forti d’Europa. Courtois, Alderwield, Vertonghen, Witsel, Nainngolan, Mertens, Lukaku, e ovviamente Hazard tra i probabili undici titolari. Mignolet, Fellaini, Dembelè, Ferreira Carrasco, Benteke, Origi e Batshuayi, tra le riserve.

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Mancano in questa lista i due centrali difensivi titolari. Vermaleen, che non ha quasi mai giocato negli ultimi due anni al Barcellona, convocato ma a serio rischio di vedersele tutte dalla panchina, e Kompany. Questo di fatto è il primo problema del Belgio, visto che Alderwield e Vertonghen in nazionale sono stati soprattutto schierati come terzini di contenimento in una rosa a trazione spiccatamente anteriore.

Il secondo “problema” si chiama Hazard. Già. Al 10 è stata affidata la fascia di capitano e ora ha tutto il peso sulle spalle.

Se ai mondiali del 2014 già qualcuno scommetteva su un Belgio competitivo o addirittura campione, agli europei i belgi non si presentano come outsider, ma – ranking FIFA (discutibile) alla mano – come testa di serie numero 1 in Europa, seconda dietro solo all’Argentina nel mondo.

Ma il Belgio non è abituato a certe pressioni – non è nella loro cultura sportiva – e non ha ancora trovato un equilibrio come squadra. Di fatto prevalgono le individualità sul gioco collettivo. Il Real Madrid, così, ha vinto due Champions negli ultimi tre anni, e quindi in un contesto come quello di un torneo per nazionali, il discorso potrebbe a maggior ragione valere.

Se il Belgio faticherà a costruire un gioco collettivo, come già accaduto ai mondiali, e come molto probabilmente succederà – basta vedere l’ultima amichevole contro la Norvegia, vinta in rimonta negli ultimi dieci minuti – molto, se non tutto, passerà dai piedi e la fantasia di Hazard.

In Brasile, nell’estate del 2014, ha giocato malissimo, ma nei momenti decisivi, spesso finali dell’incontro, ci è sempre stato. Nell’assist per Mertens, nella vittoria al debutto in rimonta contro una splendida Algeria, nell’assist allo scadere ad Origi contro la Russia, nei due gol nel pazzo supplementare degli ottavi contro gli USA. Wilmots non l’ha mai tolto e ha sempre aspettato che prima o poi trovasse la giocata decisiva. Poi contro l’Argentina si è stancato  e, a un quarto d’ora dalla fine, ha provato a riacchiapparla con Chadli.

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La storia in nazionale, da quel mondiale, di fatto non è cambiata.

Hazard stenta a convincere totalmente, ma farne a meno è impossibile.

Negli ultimi minuti, complice la stanchezza degli avversari, la tecnica sopraffina e la resistenza fisica sopra la media gli consentono di trovare il varco giusto, come in occasione del gol contro il Liverpool realizzato poco meno di un mese fa.

Ah proposito della resistenza fisica. Stiamo scrivendo di un ragazzo che, a 26 anni, ha già sforato le 500 presenze, tra club, nazionale e rappresentative nazionali giovanili. A spanne grosse ha già giocato una cosa come 36 mila minuti. 36 MILA MINUTI.

Ributtandoci nel discorso. Hazard in nazionale deve ancora trovare la sua reale dimensione, quella del campione. Basta pensare che il primo gol l’ha trovato dopo 24 partite.

In Belgio, la scelta di affidargli la fascia non è stata presa bene da tutti, anche per la scarsa stagione appena terminata. Ma il rendimento del 10 con la fascia al braccio è notevolmente migliorato e i gol sono stati ben 6, che rappresentano quasi la metà di quelli segnati in otto anni. Cioè 13. Comunque pochi.

Ma il momento in cui i veri campioni, quelli di cui parleremo anche tra ottantaquattro anni, è giunto. Per uno strano intreccio del destino, i belgi giocheranno la prima partita contro di noi, e Hazard incrocerà il suo futuro allenatore Antonio Conte. Che possa essere questa la miccia per il mese della redenzione?

P.S. (possibilità sentimentali)

Se per caso una mattina dell’11 Luglio ci svegliassimo e fossimo surclassati dalla notizia del Belgio campione d’Europa, molto probabilmente la strada del fútobl prenderebbe una svolta, e se ne riscriverebbe la mappa.

Se per caso una mattina dell’11 Luglio ci svegliassimo e fossimo surclassati dalla notizia del Belgio campione d’Europa, molto probabilmente il calciatore più osannato sarebbe Eden Hazard.

Se per caso tutto questo accadesse realmente, molto probabilmente a Gennaio si fratturerebbe il duopolio Messi-Ronaldo nella classifica del Pallone d’Oro.

Perché, dopo Messi e Ronaldo, solo uno può fare un gol così. Signore e Signori…Eden Hazard

Il “Solo” Hazard vs Liverpool

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