Europei 2016: sei storie dalla Francia. Gli ultras e il tiranno, paradossi del tifo in Croazia

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui
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17 Giugno 2016. Cechia vs Croazia viene sospesa all’86esimo minuto per intemperanze dei tifosi croati. Dietro questo ennesimo gesto di violenza, c’è una storia che proviene dal 1998.


Minuto ’86. Entra Tomáš Necid, esce Jaroslav Plašil. Mentre Pavel Vrba tenta l’ultima mossa per riequilibrare una gara a senso unico, sugli spalti sta succedendo qualcosa.

Sono le 7.45 circa di sera del 17 Giugno e la partita in questione è la seconda gara del Girone D degli Europei appena conclusi.

La nobile geometria croata ha preso il sopravvento sulla compattezza ceca.

Luka Modrić e Ivan Rakitić si divertono in mezzo al campo di Saint-Étienne e Ivan Perišić prima, e lo stesso Rakitić poi, conquistano la scena infilando due volte l’immortale Petr Čech con due esecuzioni raffinate. L’ala sinistra con un chirurgico collo sinistro ad incrociare sul palo più lontano dopo una lunga discesa palla al piede, il regista avanzato in campo aperto con un morbido scavetto con lo spilungone ceco messo a sedere.

Poi Modrić viene sostituito per l’infinito talento di Mateo Kovačić, fin qui largamente incompiuto, e la Croazia si spegne. Si lascia andare all’anarchica indole che li contraddistingue e i cechi hanno il merito di non disunirsi: pensano più a non prendere il terzo che a farne uno. Fatto sta che poi il gol che accorcia le distanze arriva grazie ad un’incornata perfetta di Milan Škoda appena entrato, e il trend della gara irrimediabilmente cambia. Con la Cechia – così si chiama ora – che attacca ordinata, portando fisicità a dismisura, con la Croazia che impreparata difende e non riesce più a ripartire. Necid entra per Plašil, attaccante per centrocampista. E’ il tutto per tutto ceco.

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Lo scavetto di Rakitic su Cech per il gol del 2 a 0

Ma nel momento in cui viene effettuato il cambio, dal settore croato incomincia a piovere di tutto. Oggetti qualsiasi e fumogeni sfuggiti alla non impeccabile sorveglianza francese. Per essere buoni.

L’inglese Mark Clattenburg, che qualche settimana dopo arbitrerà la finale tra Francia e Portogallo, decide di sospendere il gioco. Tra i primi calciatori croati ad avvicinarsi ai propri tifosi ci sono il capitano Darijo Srna, Ivan Rakitić, Mario Mandžukić e Milan Badelj.

Il capitano Srna durante l’inno non ha potuto trattenere le lacrime.

La sua squadra gioca con il lutto al braccio perché suo padre è morto durante il match inaugurale, vinto contro la Turchia, mentre lo guardava in TV indossare per l’ennesima volta la fascia di capitano della propria nazione. Srna ha diviso la sua carriera tra due squadre: l’Hajduk Spalato in cui ha militato i primi quattro anni, vincendo una coppa nazionale e un campionato da riserva, e un’altra coppa nazionale da protagonista, prima di essere ceduto agli ucraini dello Shakhtar Donetsk dove ha vinto ripetutamente tutto a livello nazionale e si è tolto lo sfizio di alzare al cielo da capitano l’ultima edizione della Coppa Uefa (poi Europa League) nel 2009.

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Le lacrime di Srna durante l’esecuzione del Lijepa naša domovino (La nostra bella Patria)

Ed è proprio da Spalato, e dall’Hajduk, che questa storia, che per il momento vi ho solo accennato, ha inizio.

Nel 1998, quando Srna fu ingaggiato dall’Hajduk per aggregarsi alla squadra giovanile, era già considerato uno dei prospetti croati più interessanti dell’emergente Croazia, quella che nell’estate del 1998, proprio in Francia, avrebbe stupito il mondo intero ottenendo un incredibile terzo posto finale al debutto mondiale, guidati dalla classe del capitano Zvonimir “Zorro” Boban, e dai gol del crack di quel mese Davor Šuker che si aggiudicherà il titolo di cannoniere dell’edizione – ritornerà in questa storia – arrendendosi solamente alla doppietta di Lilian Thuram in semifinale, che poi saranno gli unici due gol del difensore in 142 partite con i blues.

Ritorniamo a Srna. L’ingaggio del ragazzo fu ostacolato dagli ultras della Torcida Split 50. Motivo? É musulmano. E in quella polveriera, chiamata Balcani, i croati sono quasi tutti cristiani. Un mio amico bosniaco, in un viaggio di ritorno dal mare mi disse:

“Non si capisce perché lì, se sei di una nazione inevitabilmente sei anche di quella religione, te lo scrivono pure sulla carta di identità”

Il mio amico è ateo.

Fatto sta che i manager dell’Hajduk si convincono e ingaggiano l’esterno, i tifosi accettano con disappunto, salvo poi ricredersi quando il ragazzo entrerà nelle rotazioni della prima squadra, non sfigurando mai.

Ma il centro del discorso, ora, da Srna si sposta agli ultras.

I Torcida Split 50 sono il primo gruppo di tifoseria organizzata in Europa. Dal 1950 come suggerisce il numero, e ne vanno molto fieri. Il tifo organizzato in quelle zone ha un valore molto più sociale di quanto non accada nel resto del mondo. É una vera e propria organizzazione, con presidenti e segretari. Il presidente storico dei Torcida Split 50 era Žan Ojdanić, morto il 2 Aprile scorso, mentre effettuava il suo inconsapevole ultimo volo in cielo – era un esperto paracadutista – che negli anni dell’indipendenza dalla Jugoslavia riuscì a riunire tantissimi giovani intorno a lui, sfruttando anche la sua figura di combattente sul campo, in quanto affrontò, in uno dei numerosi scontri civili, il governo jugoslavo.

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La curva dei Torcida Split 1950 nel giorno della commemorazione di Ojdanic. Il volto al centro con i capelli lunghi, è la sua effige (di seguito il video della curva nel giorno del tributo)

 

Far parte di un gruppo organizzato di una tifoseria croata significa far parte di un reale centro di aggregazione, nonché luogo fisico di decisioni importanti. Più avanti ci ritorneremo.

I membri del Torcida Split 50, con un comunicato ufficiale, si sono dichiarati estranei ai fatti accaduti all’interno dello Stadio Geoffroy-Guichard, ma non possono che ritenersi idealmente vicini alle azioni accadute.

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Già…

Perché gli artefici principali di quanto sta accadendo sono i supporter dei Bad Blue Boys, il principale gruppo di ultras della Dinamo Zagabria, gli acerrimi rivali dell’Hajduk Spalato.

Ma, nel tifo organizzato croato, solo due cose riescono a riunire tutti gli schieramenti: l’odio tradizionale verso i serbi e l’odio più profondo verso il padrone del calcio croato, Zdravko Mamić.

Ricordate i fumogeni lanciati a San Siro durante Italia, Croazia? E la svastica in mezzo al campo nella partita di ritorno proprio a Spalato che costò un punto di penalizzazione ai croati? Dietro quelle azioni ci sono sempre loro. I Torcida Split 50 e i BBB, e l’attacco è rivolto sempre verso Zdravko Mamić.

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Zdravko Mamic, il padrone della Dinamo Zagabria, è considerato il tiranno dell’intero sistema calcio croato.

La figura controversa di Mamić fa il suo esordio nel calcio croato nel 1998 in un anno che in questa storia è più che mai cruciale.

Mamić, infatti, è amico di Miroslav Blažević, il commissario tecnico che guida la Croazia al clamoroso terzo posto in Francia. E Blažević ha in più riprese allenato la squadra di Zagabria e conta ancora molto nell’ambiente. Di fatto è lui a introdurre Mamić nella squadra della capitale. La Croatia Zagreb, com’era chiamata all’epoca per slegarsi dall’ideologia comunista, era sull’orlo del fallimento. Mamić, di cui si sa poco e nulla sul come si sia realmente arricchito, dopo una parentesi da presidente del club, toglie dal soffitto il nome Dinamo, lo rispolvera, e lo riappiccica vicino al nome Zagreb. Avviene uno spostamento di capitali, titoli, giocatori e quant’altro, la Croatia Zagreb fallisce, la Dinamo Zagreb rinasce sotto il controllo di Zadravko Mamić. Ma da lì a poco Mamić diventa il padrone di tutto il calcio croato.

Le squadre di calcio in Croazia sono un bene pubblico, appartengono per metà a un fondo municipale, e nell’altra metà i tifosi hanno delle loro quote.

Questo permette di avere dei propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione del club. Significa che i tifosi sono realmente coinvolti nella causa e nelle sorti dei propri colori. E tutto ciò è avvenuto grazie all’Hajduk di Ojdanić, che introdusse dei codici etici e di buona gestione. A seguire, tutti emuleranno il modello Spalato, tra i primi a farlo, proprio quelli di Zagabria.

Mamić, tuttavia, viene accusato dai propri tifosi di aver privatizzato il club.

La personalità di Mamić, di fatto, è contestata dall’inizio. L’ultimo campionato è stato festeggiato di fronte a meno di 500 tifosi, e la media degli spettatori, causa anche un’autentica lista nera con cui Mamić ha vietato l’ingresso allo stadio a più di 2000 supporter, si è dimezzata nel giro di pochi anni. Sotto accusa è la gestione poco chiara dei trasferimenti.

La Dinamo Zagabria, infatti, detiene i cartellini dei giocatori più importanti e di prospettiva dell’intero paese. Storicamente è sempre stato così, ma da qualche anno questo avviene tramite l’agenzia ASA controllata dal figlio di Mamić.

Bei contratti stipulati vengono imposte clausole secondo cui i calciatori sono costretti a pagare a vita percentuali dei loro introiti a Mamić e famiglia, mentre parte dei soldi ricavati dalle cessioni finiscono direttamente nelle tasche di Mamić, tramite uno stratagemma che ricicla di fatto il denaro. Ovviamente tutto questo avviene in contanti, e chiaramente in nero. E cosa più importanti per i tifosi, sono soldi sottratti, o meglio mai arrivati, ai fondi della società, ergo ai tifosi.

Mamić finisce nel corso degli anni più volte sotto accusa, ma non viene mai condannato.

Entra inevitabilmente nel taccuino dei servizi segreti croati, ma Kolinda Grabar-Kitarović, prima presidente donna croata, si è invaghita di lui e ordina di rimuovere il suo nome. Inutile sottolineare che sono tutti simpatizzanti dell’HDZ, il movimento di estrema destra.

Ed è grazie ai suoi legami politici che Mamić è sempre lì. Non solo a Zagabria. Mette fisicamente i suoi uomini di fiducia nei posti più strategici del calcio croato, dall’esecutivo all’allenatore.

Autentica marionetta nella mani di Mamić è Šuker, il crack del mondiale del 1998.

Dopo quella favola, Šuker divenne il giocatore più amato del paese, tanto da essere scelto come calciatore del secolo della Croazia, preferito a Boban.

Dal Luglio del 2012 è il presidente della Federazione Calcistica Croata (il nostro Tavecchio) ed è l’uomo più odiato dai tifosi croati. Dopo Mamić naturalmente.

Tra i molteplici, eclatante è il caso Sammir. Modesto giocatore di chiara origine brasiliana, convocato per i mondiali del 2014 proprio in Brasile solo per far innalzare il valore del suo cartellino, dopo la cessione al Getafe è sparito da ogni convocazione. Sammir, neanche a scriverlo, giocava, nella Dinamo Zagabria, ed è stato Mamić ad ordinare a Niko Kovač, uomo messo da lui (e compagni) sulla panchina della nazionale per quella spedizione, di schierare Sammir affianco ai più quotati gioielli croati. Solo per far crescere il prezzo del giocatore, monetizzare, e intascare in nero.

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Davor Suker, scarpa d’oro ai mondiali del 1998, è stato eletto Golden Player (calciatore del secolo) della Croazia, davanti Boban. Dal 2012 è il presidente della federazione calcistica croata, ma è considerato un’autentica marionetta nella mani di Mamic.

Negli ultimi Europei ben 15 giocatori in rosa, sono passati tra le fila della squadra della capitale, debuttando giovanissimi nel club e nella nazionale, e portando il loro prezzo alle stelle, arricchendo illegalmente le tasche di Mamić.

Tra gli ultimissimi, l’indiscusso talento di Marko Pjaca. Prelevato dalla Juventus per 23 milioni di euro, è l’acquisto più costoso per un calciatore proveniente dal campionato croato.

Questa volta però il giochino fatto fin qui da Mamić potrebbe non funzionare più.

Negli ultimi due anni Mamić, infatti, nonostante gli appoggi politici, non se l’è passata benissimo. É stato arrestato con suo fratello nel 2015, poi prontamente rilasciato, e ci è ritornato (in carcere) qualche mese fa sempre con suo fratello, sempre per evasione fiscale, grazie ad un’operazione che ha messo sotto inchiesta, tra i tanti, i casi di Ćorluka, Modrić, Kovačić e Mandžukić. Ruolo chiave in questa inchiesta l’hanno giocato Lovren, non convocato negli ultimi europei perché si sta rifiutando di pagare, e l’oriundo Eduardo che secondo la clausola dovrebbe pagare il 25% dei suoi introiti a vita alla famiglia Mamić. L’ex attaccante dell’Arsenal si è rifiutato di pagare Mamić – è stato il primo a farlo – e ha sottoposto il caso alla FIFA che ha dichiarato nullo il contratto.

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Tuttavia Mamić è stato prontamente rilasciato anche questa volta, e prima della partita contro la Repubblica Ceca si trova dietro la panchina per parlare con il CT, da lui designato, Ante Čačić.

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Mamic e Cacic parlano prima del match. E’ possibile che Mamic gli abbia suggerito persino la formazione, almeno così giurerebbero i Bad Blue Boys.

Non sa che i tifosi croati stanno per preparare l’ulteriore attacco alla sua immagine, l’ennesimo tentativo di soverchiare il tiranno che sta intrappolando il talento di un calcio mai definitivamente esploso.

Uno steward viene quasi colpito da un petardo, ci sono cinque minuti di controllato caos – sarebbe stato interessante vedere la faccia di Mamić ma non ci sono inquadrature che lo ritraggono – poi i BBB si placano implorati da Srna, Rakitić, Mandžukić e Badelj. Ma più che altro sono i capi ultras che decidono che può bastare, che hanno a sufficienza tifato contro la propria nazionale, per portare alla ribalta il caso della propria squadra e liberarla dal proprio tiranno.

L’incontro riprende e Vida colpisce il pallone con la mano, nella propria area. Calcio di rigore. Necid, tempo di gioco effettivo con il cronometro al polso, è entrato da qualche secondo, si presenta sul dischetto e realizza il gol del pareggio dagli undici metri.

86esimo minuto Croazia 2, Repubblica Ceca 2. I tifosi croati sono riusciti nel loro intento.

A fine partita qualcuno paventerà l’esclusione dal torneo per precedenti (quelli contro l’Italia) ma i croati continueranno fino agli Ottavi, aggiudicandosi il girone, battendo i campioni in carica della Spagna, e piegandosi ai futuri campioni del Portogallo con un gol allo scadere del secondo tempo supplementare di Quaresma, in una partita mai giocata per 115 minuti, ma questa è un’altra storia.

Quella che avete appena letto, invece, riguarda il paradosso delle scelte che incontriamo nella vita. In questo caso, danneggiare la propria nazione per liberarla dall’oppressore.

 

French gendarmes stand in front of Croatia supporters after flares were thrown during the Euro 2016 group D football match between Czech Republic and Croatia at the Geoffroy-Guichard stadium in Saint-Etienne on June 17, 2016. / AFP / jeff pachoud (Photo credit should read JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

17 Giugno, 2016. La Polizia in tenuta antisommossa nei confronti dei tifosi croati.

Di seguito il comunicato rilasciato il 18 giugno dai membri del Torcida Split 1950 solo loro sito, tradotto in italiano.

Alla luce dei recenti eventi, è nostra prerogativa (essendo il primo gruppo di supporter in Europa) illustrare la fonte del comportamento dei tifosi croati durante l’ultima partita dei Campionati Europei. Non vi ingannate, sono TIFOSI CROATI, forse più di coloro che li accusano oggi. I tifosi croati vivono le loro emozioni e considerano sacra la loro squadra nazionale, ma sono allo stesso tempo pronti a sabotare le possibilità che la loro squadra vada avanti, in cerca di aiuto internazionale. Alzare i pugni contro il proprio fratello è la cosa più dura da fare, ma quando ogni altra opzione è esaurita, diventa l’unico modo di cercare giustizia. Questo solleva la questione di quanto debbano essere i tifosi, quando sono disposti a rischiare multe salate e tempo in prigione solo per lanciare un messaggio.

Anche se il gruppo di tifosi Torcida non è in nessun modo collegato a questa esplosione di emotività, non possiamo in verità dire che la cosa non era attesa. Negli ultimi cinque anni abbiamo avvertito tutte le autorità calcistiche e governative della massiccia insoddisfazione e scontentezza con la direzione in cui il nostro calcio nazionale sta dirigendosi. La federcalcio è azzoppata dalla corruzione, infestata di criminali e gestita da marionette e soldi sporchi.

Zdravko Mamić, che è attualmente il direttore esecutivo della nostra federcalcio, è in questo momento accusato di abuso di posizione e autorità, corruzione e appropriazione indebita di oltre 15,1 milioni di euro. Questo è avvenuto mentre era direttore esecutivo della GNK Dinamo (Zagabria ndt), una posizione che ha mantenuto fino a quando il tribunale gli ha impedito di condurre lavoro esecutivo mentre procedono il processo e le indagini. È stato accusato di essersi appropriato di denaro indebitamente nel modo seguente: durante i trasferimenti di giocatori, firmava un annesso al contratto professionale in cui il giocatore avrebbe avuto il diritto al 50% del totale di future quote di trasferimento, anche se nella realtà il giocatore non aveva il diritto a rivendicare quei soldi. Il club pagava quei soldi al giocatore, che li restituiva in contanti a Zdravko Mamić e altri membri della sua famiglia.

Inoltre, suo fratello, che è attualmente il manager della GNK Dinamo, è stato accusato di aver prelevato oltre 3,1 milioni di euro in prestiti dalla GNK Dinamo su un periodo di due anni. Le accuse indicano che ha restituito tali prestiti appropriandosi del 50% delle quote di trasferimento dei giocatori e restituendo i soldi alla GNK Dinamo, tenendo il resto per sé. I dipartimenti di polizia impegnati nella lotta al crimine organizzato hanno trovato la testimonianza del difensore del Liverpool Dejan Lovren molto interessante. Come parte del sistema summenzionato, la GNK Dinamo ha fatto un pagamento di 3,4 milioni di euro a Dejan Lovren, come parte della sua quota per il trasferimento al Liverpool. Secondo le indagini, quello che è successo in realtà è che Dejan Lovren ha tenuto solo 200.000 euro per sé, mentre ha consegnato il resto dei soldi in contanti a Zdravko Mamić o ad alcuni suoi familiari. Inoltre, Zdravko Mamić è anche accusato per evasione fiscale fino a 1,6 milioni di euro, e contemporaneamente di aver corrotto un ufficiale delle tasse che non imputò alcun introito né altre tasse locali alla Dinamo Zagabria.

Zdravko Mamić è salito al potere e ha accumulato capitali durante il dopoguerra, un periodo in cui il capitalismo mafioso e la corruzione erano diffuse in tutta la Croazia. In quegli anni è divenuto amico e finanziatore di numerose personalità importanti in Croazia. È uno stretto amico e associato di Milan Bandić, il controverso sindaco di Zagabria. È inoltre uno stretto amico del capo del tribunale regionale di Zagabria Ivan Turudić e ha finanziato la campagna elettorale del partito politico di governo in Croazia. L’attuale presidente di Croazia (Kolinda Grabar-Kitarović ndt) ha ricevuto finanziamenti per la campagna elettorale da Zdravko Mamić. Ha persino organizzato una festa di compleanno privata per lei nella propria villa, con lei e diversi altri politici croati invitati. Ogni volta che Zdravko Mamić è accusato di qualcosa, chiede un favore e finisce in compagnia di alti ufficiali governativi come l’attuale vice-premier Tomislav Karamarko. Recentemente i due sono stati visti avere un incontro privato poco dopo il rilascio di Mamić dal carcere. Dopo questi incontri, in qualche modo ogni accusa tende a finire sul fondo del cassetto del sistema giudiziario.

Persino il direttore dei servizi segreti è stato sollevato dal suo incarico poco dopo la scoperta da parte del presidente della Croazia del fatto che Zdravko Mamić fosse sotto controllo in un’indagine in corso.

Anche se la GNK Dinamo è l’attuale campione di Croazia, il loro titolo è stato celebrato da meno di 500 persone sugli spalti. Mentre era direttore esecutivo della Dinamo, ha posto suo fratello come direttore sportivo e in seguito come manager del club. Tutta questa ovvia corruzione e nepotismo hanno allontanato tutti i tifosi della Dinamo che non erano soddisfatti con la gestione di questo club di proprietà pubblica. Quando l’allenatore della nazionale croata (Niko Kovač, ndt) non gli ha obbedito, Zdravko Mamić lo ha licenziato e ha posto due delle sue marionette come presidente federale (Davor Šuker) e commissario tecnico (Ante Čačić, che era al tempo allenatore della squadra B della GNK Dinamo, il Lokomotiva), allo stesso tempo nominandosi direttore esecutivo.

Attualmente, 16 giocatori della nazionale su 23 avrebbero contratti di usura con Zdravko Mamić, il che significa che lui ottiene una quota di ogni guadagno, salario, bonus e trasferimento che essi fanno.

Si stima che riceva 40.000 euro dai giocatori per ogni vittoria e 20.000 per ogni pareggio a Euro 2016 in Francia, tutti in contanti. L’ultimo esempio è quello del migliore centrocampista del mondo, Luka Modrić. Nel processo in corso contro Mamić, Luka Modrić ha testimoniato di fronte agli investigatori di polizia che secondo i termini del suo contratto civile, è obbligato a fare pagamenti in contanti (che ammontano a circa il 25-30% dei suoi guadagni complessivi) a Zdravko Mamić. Di solito questo viene nascosto all’occhio del pubblico, ma alcuni giocatori hanno deciso di resistere. Un buon esempio è l’ex attaccante dell’Arsenal Eduardo da Silva. Non era intenzionato a continuare a corrispondere a Zdravko Mamić i pagamenti in contanti e ha portato la questione di fronte a un tribunale. Secondo il suo contratto usuraio, doveva pagare il 40% dei suoi guadagni totali. Dal momento che Zdravko Mamić aveva pagato attraverso la federcalcio diverse quote per “consulenze finanziarie” ad almeno due giudici regionali (Jasna Smiljanić e Ivica Veselić), fin dal principio era ovvio che Eduardo non avesse una chance di fronte ai tribunali croati.

Zdravko Mamić è tuttora a capo della federcalcio croata e ha il potere di scegliere l’allenatore e i giocatori. Ricordatevi di Alen Halilović, il ventenne ragazzo prodigio del Barcellona, che ha avuto un’ottima stagione per il Real Sporting di Digione. Non fa parte della squadra a Euro 2016, avendo terminato il suo rapporto con Zdravko Mamić in modo non amichevole e non corrispondendo, a quanto pare, parte dei suoi guadagni (a Mamić, ndt). Un altro buon esempio è il già citato difensore ventiseienne del Liverpool Dejan Lovren. Un giocatore che era tra i titolari della finale di Europa League contro il Siviglia, non è stato convocato dalla squadra a Euro 2016 perché si è rifiutato di “essere obbediente” e ha parlato pubblicamente della questione. È chiaro a tutti in Croazia che i giocatori in rotazione sono chiamati solo dalla GNK Dinamo con lo scopo di far levitare il loro prezzo sul mercato internazionale. Ricordate Sammir, che ha giocato titolare contro il Camerun alla Coppa del Mondo Brasile 2014? Successivamente è stato venduto al Getafe e non è mai più stato convocato. Le persone in Croazia si sono stancate di queste scelte e sentono che potremmo giocare un ruolo molto più importante nel calcio internazionale, se solo la selezione della squadra fosse basata sulla qualità e non sugli interessi privati di Zdravko Mamić.

I tifosi croati hanno cercato ogni via democratica per riportare ordine nella federcalcio. Persino il parlamento croato, sotto la pressione del pubblico e dei tifosi, ha approvato una legge chiamata Sports Act, che avrebbe dovuto rendere trasparenti i finanziamenti e i bilanci di tutte le società sportive in Croazia. La federcalcio croata e la GNK Dinamo (entrambe governate da Zdravko Mamić), hanno rilasciato una dichiarazione sostenendo che la legge del governo non si applica a loro e che quindi non ottempereranno. Predrag Šustar, l’attuale ministro dello Sport (sotto la cui autorità questa legge dovrebbe essere applicata) non fa niente, essendo membro del partito finanziato da Zdravko Mamić. Anche il presidente della Repubblica di Croazia è membro dello stesso partito.

Riguardo Davor Šuker, l’attuale presidente della nostra federcalcio, siamo amareggiati nel dover dire che i suoi giorni di gloria sono ormai lontani nel passato. Un giocatore che era visto un tempo come eroe nazionale ora si è ridotto a nulla più che un criminale (accusato di aver rubato 25.000 euro in monete d’oro greche da un aereo) e una marionetta di Mamić, che cerca la bella vita alle spese della nostra federcalcio.

È triste sentire che la tua squadra nazionale ti sia stata rubata, e che ora sia nelle mani di criminali che non si interessano della nostra patria fintanto che le loro tasche sono piene. Questa e molte altre ragioni sono il motivo per cui temiamo che ignorare i sintomi abbia creato una patologia che sta per infiammare l’intero sistema e che terminerà con una catarsi. La federcalcio croata deve redimersi di fronte ai propri tifosi, e l’unica soluzione è che tutti gli esecutivi si dimettano, e che si ricominci da capo.

Aiutate i nostri tifosi a cacciare i criminali dal calcio e riprendersi la squadra nazionale!


P.S.

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Čačić nel 2012 allenò la Dinamo Zagabria per un anno scarso. Fu fatto fuori da Mamić in quanto non ritenuto un allenatore adatto per grandi palcoscenici.

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