Quando il calcio (e lo sport) sono socialmente utili: introdotto il daspo “urbano”, figlio del daspo sportivo

Pubblicato il autore: Fabio Sala Segui

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E poi ci vengono a dire che il calcio è solamente un gioco. Mai errore fu più grave. Il calcio non è soltanto un gioco. Un po’ per le emozioni, positive o negative, che sa regalare e che suscita in tifosi ed appassionati. Un po’ perchè, come in questo caso, si dimostra un esempio per far rispettare la legge anche in campo sociale e non solo sportivo.
Infatti, da pochi giorni a questa parte, è stato approvato il cosiddetto daspo urbano. Altro non è che l’applicazione in campo urbano appunto del ben più noto daspo sportivo, da cui è stato tratto poi quello urbano.

CHE COS’È IL DASPO URBANO – Prima di definire il daspo urbano è bene partire dal principio e dare una definizione del daspo sportivo, o semplicemente daspo. Il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive (D.A.SPO -> daspo) è una legge prevista per contrastare la violenza negli stadi e/o nei palazzetti sportivi di qualunque disciplina. Il daspo è stato introdotto prevalentemente per evitare atti di violenza durante le partite di calcio (in particolare per evitare altre stragi come l’Heysel). La legge, entrata in vigore il 13 dicembre 1989 (ma a cui si sono succedute numerose modifiche, l’ultima delle quali è stata varata nel febbraio 2007 con il decreto Amato), impone l’allontanamento ed il divieto di accedere a determinate discipline sportive ai soggetti ritenuti pericolosi. Esso può durare da uno a 5 anni e può essere disposto dal questore su persone denunciate o condannate, anche non definitivamente, per una serie di reati (ingresso di armi allo stadio, uso di caschi, lancio di razzi e/o petardi, introduzione di simboli razzisti ecc…).

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Ora il Daspo è stato esportato anche a livello urbano. Il 10 febbraio il Consiglio dei Ministri del governo italiano ha approvato il decreto legge che riguarda “Disposizioni urgenti per la tutela della sicurezza delle città”. Il decreto sulla sicurezza urbana presentato dal ministro dell’Interno, Marco Minniti (nella foto), ed approvato dal Consiglio dei ministri stabilisce multe tra 300 e 900 euro ma anche il daspo da determinate aree (non superiore a 48 ore ma può essere reiterato) per chi ha una condanna confermata in appello, ma anche per chi compie atti lesivi del decoro urbano, della libera accessibilità e fruizione a infrastrutture del trasporto pubblico, per chi violi i divieti di stazionamento o di occupazione di spazi o assuma alcol e droghe, eserciti la prostituzione con modalità ostentate. Allontanamento anche per chi svolge commercio abusivo e accattonaggio. I vandali che deturpano zone di pregio delle città non potranno più frequentarle per un periodo di 12 mesi e per loro scatterà l’obbligo di ripulitura e ripristino dei luoghi danneggiati, con obbligo di sostenere le spese o rimborsarle.
Un bell’esempio di come calcio e urbanistica possano essere giustapposti e complementari. Ora è importante però che l’urbanistica aiuti il calcio nella costruzione di stadi di proprietà. Queste “collaborazioni” dovrebbero essere all’ordine del giorno e non un caso isolato.

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